Io appartengo all’essere e non lo so dire.

Io appartengo all’essere e non lo so dire.

 

Copyright by Hans Pollner

Copyright by Hans Pollner

Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo, io sono sempre cinque minuti fa, il mio dire è fallimentare, io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo all’essere e non lo so dire, non lo so dire,

io appartengo e non lo so dire io sono senza aggettivi, io sono senza predicati, io indebolisco la sintassi, io consumo le parole, io non ho parole pregnanti, io non ho parole cangianti, io non ho parole mutevoli, non ho parole perturbanti,

io non ho abbastanza parole, le parole mi si consumano, io non ho parole che svelino, io non ho parole che puliscano, io non ho parole che riposino, io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza parole, mai abbastanza parole

ho solo parole correnti, ho solo parole di serie, ho solo parole fallimentari, ho solo parole deludenti, ho solo parole che mi deludono, le mie parole mi deludono, sempre mi deludono, sempre mi deludono, sempre mi mancano io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo all’essere e non lo so dire, non lo so dire, io appartengo e non lo so dire, non lo so dire, io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire.
Mariangela Gualtieri
(da Fuoco centrale e altre poesie per il teatro, Einaudi, 2003)

Thanks to R.L.

Perché senza di te non mi ci faranno mai entrare (Why don’t you and I).

Perché senza di te non mi ci faranno mai entrare (Why don’t you and I).

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Fin dal primo momento che ti ho vista
È stato come se stessi gironzolando con delle piccole ali ai piedi
Il mio stomaco si è riempito di farfalle…e va tutto bene
Rimbalzando attorno di nuvola in nuvola
Mi son sentito come se non fossi mai sceso
Come se dicessi che non mi piaceva e tu avresti saputo che mentivo

Ogni volta che provo a parlarti
Mi sembra di avere la lingua legata
Sembra che tutto ciò che ti dico
Venga sempre male e non venga mai bene

Così dirò, perché io e te non ci uniamo e prendiamo il mondo e stiamo assieme per sempre?
Proveremo ancora dall’inizio alla fine
Così ti chiedo perché non ci abbracciamo e voliamo sulla luna e dritto verso il paradiso
Perché senza di te non mi ci faranno mai entrare
E lentamente comincia a capire che questo non finirà mai
Proprio in quel momento mi pianti in asso
E dirò “oh veniamo ancora qui’’

Quando mai si spezzerà tutto questo?
Penso che ho sopportato più di quanto un altro uomo possa fare
Sono come un malato d’amore che ti rincorre dappertutto
E va tutto bene
Rimbalzando attorno di nuvola in nuvola
Mi son sentito come se non sarei mai sceso
Come se dicessi che non mi piaceva e tu avresti saputo che mentivo.

Santana, testo e traduzione

Come svaniscono i sogni quando scopriamo di sognare (Afterglow).

Come svaniscono i sogni quando scopriamo di sognare (Afterglow).

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E’ sempre emozionante il tramonto,

indigente o sgargiante che sia,

ma ancora più emoziona

quel bagliore finale e disperato

che arrugginisce la pianura

quando l’estremo sole si inabissa.

Fa male sostenere quella luce tesa e diversa,

quell’illusione che impone allo spazio

l’unanime timore della tenebra

e che a un tratto svanisce

quando ne percepiamo la fallacia,

quando svaniscono i sogni

quando scopriamo di sognare.

Jorge Luis Borges

M’hai guardato e allora tutto è cambiato per me (Mi sei scoppiato dentro al cuore all’improvviso).

M’hai guardato e allora tutto è cambiato per me (Mi sei scoppiato dentro al cuore all’improvviso).

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Era
solamente ieri sera
io parlavo con gli amici
scherzavamo fra di noi
e tu
e tu
e tu
tu sei arrivato
mi hai guardato
e allora tutto è
cambiato per me.
Mi sei scoppiato dentro il cuore
all’improvviso
all’improvviso
non so
perchè
non lo so perchè
all’improvviso
all’improvviso
sarà
perchè mi hai guardato
come nessuno
mi ha guardato mai
mi sento viva
all’improvviso per te.
Ora
io non ho capito ancora
non so come può finire
quello che succederà
ma tu
ma tu
ma tu
tu l’hai capito
l’hai capito
visto che eri cambiato
anche tu.
Mi sei scoppiato dentro il cuore
all’improvviso
all’improvviso
non so
perchè
non lo so perchè
all’improvviso
all’improvviso
sarà
perchè mi hai guardato
come nessuno
mi ha guardato mai
mi sento viva
all’improvviso per te.
Mi sei scoppiato dentro il cuore
all’improvviso
all’improvviso
non so
perchè
non lo so perchè
all’improvviso
all’improvviso
sarà
perchè mi hai guardato
come nessuno
mi ha guardato mai
mi sento viva
all’improvviso per te

Mina

Il faut des mots de passe (Répondez-moi).

Il faut des mots de passe (Répondez-moi ).

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Je vis dans une maison sans balcon, sans toiture
Où y’a même pas d’abeilles sur les pots de confiture
Y’a même pas d’oiseaux, même pas la nature
C’est même pas une maison

J’ai laissé en passant quelques mots sur le mur
Du couloir qui descend au parking des voitures
Quelques mots pour les grands
Même pas des injures
Si quelqu’un les entend

Répondez-moi
Répondez-moi

Mon coeur a peur d’être emmuré entre vos tours de glace
Condamné au bruit des camions qui passent
Lui qui rêvait de champs d’étoiles, de colliers de jonquilles
Pour accrocher aux épaules des filles

Mais le matin vous entraîne en courant vers vos habitudes
Et le soir, votre forêt d’antennes est branchée sur la solitude
Et que brille la lune pleine
Que souffle le vent du sud
Vous, vous n’entendez pas

Et moi, je vois passer vos chiens superbes aux yeux de glace
Portés sur des coussins que les maîtres embrassent
Pour s’effleurer la main, il faut des mots de passe
Pour s’effleurer la main

Répondez-moi
Répondez-moi

Mon coeur a peur de s’enliser dans aussi peu d’espace
Condamné au bruit des camions qui passent
Lui qui rêvait de champs d’étoiles et de pluie de jonquilles
Pour s’abriter aux épaules des filles

Mais la dernière des fées cherche sa baguette magique
Mon ami, le ruisseau dort dans une bouteille en plastique
Les saisons se sont arrêtées aux pieds des arbres synthétiques
Il n’y a plus que moi

Et moi, je vis dans ma maison sans balcon, sans toiture
Où y’a même pas d’abeilles sur les pots de confiture
Y’a même pas d’oiseaux, même pas dans la nature
C’est même pas une maison.

Francis Cabrel

È la lotta che ci tiene svegli.

È la lotta che ci tiene svegli.

In che cosa consiste, dunque, la nostra maturazione? È la maturazione della nostra autocoscienza, è la generazione di un soggetto in grado di avere consistenza in mezzo a tutte le vicende della vita. Perché le circostanze introducono una lotta: «Allora, è la lotta che ci tiene svegli, e questa
lotta è la trama normale della vita: ci tiene svegli, cioè ci matura la consapevolezza di ciò che è la nostra consistenza o la nostra dignità, che
è un Altro» (L. Giussani, Certi di alcune grandi cose. 1979-1981, op. cit., p. 389). Le circostanze, perciò, ci sono date perché maturi in noi la consapevolezza
di ciò che è la nostra consistenza, affinché noi prendiamo veramente coscienza che la nostra consistenza è un Altro.

Julián Carrón, La vita come vocazione.

Ne approfitto per fare un po’ di musica nell’ipotesi che mi ascolterai (Spicchio di luna).

Ne approfitto per fare un po’ di musica nell’ipotesi che mi ascolterai (Spicchio di luna).

Piccoli sogni in abito blu
ammiccano discreti
dall’insegna di un locale mentre tu
mi proponi discoteche inquietanti
e amici naïf…
Io speravo in un incontro galante
cheek to cheek.

Spicchio di luna, ormai,
non navigo più da molto tempo
in quelle stesse acque tempestose dove tu
mi trovasti tanto male in arnese
da scappare via ,
no non voglio abbandonarmi ai ricordi tuttavia…

Ne approfitto per fare un po’ di musica
tra mezz’ora domenica sarà,
tra juke-box, marciapiedi e varietà
spicchio di luna questa notte come va?

Ne approfitto per fare un po’ di musica,
nell’ipotesi che mi ascolterai
tra le stelle e i lampioni, non saprei,
spicchio di luna questa notte dove sei?

Cantami o Diva
di quello che vuoi…
magari non gridarmi nelle orecchie
mentre suono Jumpin’Jive.
Ti ho cercata in tutti quanti gli alberghi
di questa città.
Ora fa che sia bello ritrovarti
proprio qua…

Ne approfitto per fare un po’ di musica,
Tra mezz’ora domenica sarà…

Sergio Caputo

Non avrebbe potuto sopportare tutte le ingiurie della sorte che le affollavano la mente.

Non avrebbe potuto sopportare tutte le ingiurie della sorte che le affollavano la mente.

Joseph Breitenbach

 

Quando il suo bicchiere fu quasi vuoto, la mamma tenne lo sguardo rabbioso fisso nel buio, muovendo leggermente la testa, come un pugilatore. Io sapevo che, a quel punto, non avrebbe potuto sopportare tutte le ingiurie della sorte che le affollavano la mente. I suoi figli erano stupidi, suo marito era annegato, i domestici erano ladri, e la poltrona su cui sedeva era scomoda. D’improvviso, posò il bicchiere e interruppe Chaddy, che stava parlando di baseball. “Io so una cosa sola,” disse con voce rauca. “So che se ci sarà una vita dopo di questa, voglio avere una famiglia molto diversa. Non voglio avere altro che figli favolosamente ricchi, spiritosi e incantevoli.” Poi si alzò, e avviandosi verso la porta, per poco non cadde.
John Cheever, I Racconti, Feltrinelli

A morire d’amore per lui (quello che il coltello anatomico non ci ha potuto trovare nelle fibre del cuore umano).

A morire d’amore per lui (quello che il coltello anatomico non ci ha potuto trovare nelle fibre del cuore umano).

Domandammo chi era morto ad un domestico in lutto che seguiva, anchegli a piedi, il convoglio, e ci fu risposto:
«La contessa di Prato».
«Ella!», esclamammo tutti ad una voce, come se fosse stato impossibile che la morte avesse potuto colpire quella fata, che aveva fatto il fascino di tutti.
Non sapevamo spiegarci per quali circostanze la contessa fosse morta in quel luogo e Angiolini ne accompagnasse il feretro; per un movimento istintivo ed unanime scendemmo da carrozza, e, a capo scoperto, seguimmo il mortorio sino alla chiesetta. Raimondo Angiolini entrando in chiesa venne a stringerci la mano; i nostri occhi soltanto l’interrogavano, poiché egli rispose tristemente le stesse parole che ci erano state dette:
«La contessa di Prato».
«Ella!», fu ripetuto di nuovo. Raimondo abbassò il capo tristemente.
«Morta… la contessa!… morta qui!», esclamò Abate.
«Sì, ieri l’altro, alle due del mattino… una morte orribile.» Rimanemmo un pezzo in silenzio: giammai questo spaventoso mistero del nulla avea colpito siffattamente le noncuranti immaginazioni dei nostri 23 anni.
«Sembra un sogno!», mormorò Consoli, «saranno appena due mesi ch’io la vidi al teatro.» «La sua malattia fu brevissima»; rispose Raimondo, «è morta per Pietro Brusio.»

«Per Brusio! ella!… la contessa!…» Anche Brusio era uno dei nostri compagni d’Università, buon giovanotto, alquanto discolo; ma, per quanto ci torturassimo il cervello, non arrivammo a comprendere come la Prato, questa Margherita dell’aristocrazia, fosse giunta ad amarlo, e, quel che è più, a morire d’amore per lui. Siccome i nostri volti al certo esprimevano tal dubbio, Angiolini riprese:
«Nessuno, fuori di me e dell’amico mio Brusio, e forse egli meno di me, potrà mai arrivare a conoscere per qual concorso straordinario di circostanze questi due esseri» (Angiolini nella sua qualità di medico dicevaesseri) «si sono incontrati ed hanno finito per assorbire l’uno la vitalità dell’altro. Sono di quei misteri, che sembrano troppo reconditi ma troppo ben tracciati nel loro sviluppo per essere casuali, e che fanno supporre quello che il coltello anatomico non ci ha potuto far trovare nelle fibre del cuore umano».

Giovanni Verga, Una peccatrice

Nel sussurro di una piccola morte.

Nel sussurro di una piccola morte.

Mettere le finestre a vanedduzza, ovvero, accostate affinché ogni refolo
possa potenziarsi di alito e respiro. Tutto scivola nella lentezza e nello sparagno
delle forze. I battiti si spengono nel sussurro di una piccola morte ma è
l’equivoco torpore della pennica a invadere le carni, non le dolci Urì del Paradiso.
Anche la ricotta va a male e beate allora le serpi che se la godono l’arsura.
E beati i santi che sono fatti di marmo e mai sudano.

Pietrangelo Buttafuoco