È la lotta che ci tiene svegli.

È la lotta che ci tiene svegli.

In che cosa consiste, dunque, la nostra maturazione? È la maturazione della nostra autocoscienza, è la generazione di un soggetto in grado di avere consistenza in mezzo a tutte le vicende della vita. Perché le circostanze introducono una lotta: «Allora, è la lotta che ci tiene svegli, e questa
lotta è la trama normale della vita: ci tiene svegli, cioè ci matura la consapevolezza di ciò che è la nostra consistenza o la nostra dignità, che
è un Altro» (L. Giussani, Certi di alcune grandi cose. 1979-1981, op. cit., p. 389). Le circostanze, perciò, ci sono date perché maturi in noi la consapevolezza
di ciò che è la nostra consistenza, affinché noi prendiamo veramente coscienza che la nostra consistenza è un Altro.

Julián Carrón, La vita come vocazione.

Nulla di serio si rivesta, riposi, faccia un viaggio (Vestiario).

Nulla di serio si rivesta, riposi, faccia un viaggio (Vestiario).

Copyright Raffaello Pacini

Ti togli, ci togliamo, vi togliete
cappotti, giacche, gilè, camicette
di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biamcheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.

Wislawa Szymborska, Gente sul ponte.

Quello che desideriamo come libertà è per sempre.

Quello che desideriamo come libertà è per sempre.

(..) Questo è molto interessante, di nuovo, perché è vero che è un giudizio; ma il problema è: quando diciamo: «Libertà», che cosa stiamo dicendo? Se Giussani dice che soltanto in un caso l’uomo è libero, se è diretto rapporto con l’infinito, che cosa vuol dire? Se l’uomo è soltanto un pezzo del meccanismo delle circostanze, noi dipendiamo da come vanno le cose; quando qualcuno ci loda ci
rallegriamo, e quando non lo fa affondiamo, come tutti. Che novità c’è in questo? Nessuna. Questo è la libertà? No, questa sarebbe una libertà a tempo: quando si compiono più o meno i nostri sogni, allora siamo liberi; e quando no, ci arrabbiamo. Ma – dice Giussani – quello che desideriamo come libertà, cioè come soddisfazione, non è soltanto per un momento, ma per sempre. Questo si vede quando ci troviamo davanti a uno da cui ci difendiamo, o quando qualcuno ci ferisce. La libertà è un bene molto scarso se dipendiamo, come tutti, dal flusso delle circostanze: quando le cose vanno bene, siamo contenti; quando le cose vanno male, affondiamo. Logico. Ma qui dice un’altra cosa, qui dice che la libertà è rapporto diretto con il Mistero! Allora quale errore occorre capire? Che non
soltanto io guardo l’altro in modo parziale, ma io guardo prima di tutto me stesso in modo parziale! Perché se io mi rendo conto che sono rapporto con il Mistero, e che è questo che mi rende libero e che mi soddisfa, allora siccome ho già in anticipo questa soddisfazione, posso essere libero dal fatto che qualcuno mi conceda le briciole che cadono dal suo tavolo. Se io non sono a questo livello di
libertà come esperienza, dipendo come tutti dalle briciole; e allora parlare di libertà diventa patetico. Per questo, o noi dipendiamo da Dio e allora siamo liberi da qualsiasi circostanza, o non dipendiamo da Dio e allora siamo schiavi di qualsiasi circostanza.

Julián Carrón

 

Per avere una consistenza noi disobbediamo alla circostanza.

Per avere una consistenza noi disobbediamo alla circostanza.

Il valore dell’istante ci fa emergere un altro pensiero: proprio qui è l’origine del nostro peccato: noi ci ribelliamo al Dio che emerge nelle circostanze. Noi non ci ribelliamo a Dio, anzi; ma – più o meno coscientemente – ci ribelliamo al suo emergere, al suo manifestarsi, al comunicarsi della sua volontà che è la circostanza; ci ribelliamo alla circostanza, vorremmo che fosse diversa la circostanza. Non diciamo “Fiat”, “Si” come la Madonna e la mamma di Pinuccio.
La resistenza si mostra soprattutto nella incapacità di stare nell’istante.
Stare nell’istante: tu, madre che sei a casa; tu, operaio che sei in…; tu, imprenditore che sei in…; tu, marito che sei…; tu, moglie, con quel marito, adesso, che ti percuote col suo modo di fare. La resistenza si mostra soprattutto nella incapacità di stare nell’istante. L’immaginazione nostra fugge o nel futuro o nel passato e lascia inquieta, timorosa o rabbiosa l’ora. Per avere una consistenza noi disobbediamo alla circostanza; cerchiamo la nostra consistenza nel fare quello che pensiamo o vogliamo, poniamo la nostra consistenza nella reazione alla circostanza invece che nella obbedienza alla circostanza. E così incorriamo
in quello che dice il libro dei Proverbi: “Chi pecca contro di me danneggia se stesso, quanti mi odiano amano la morte”.

Luigi Giussani, Guardare Cristo

Quello era un sabato.

Quello era un sabato.

L’aria assolata era piena di radio e grammofoni in competizione fra loro sulla soglia di empori e di negozi di musica. Per tutto il giorno, davanti a quelle entrate c’era una folla in ascolto. I pezzi che li toccavano erano ballate dalla melodia e dall’argomento semplice, che dicevano di lutti castighi e pentimenti cantati con voce metallica, confuse, sottolineate da interferenze o dal grattar di puntine – voci disincarnate che uscivano a tutto volume da mobiletti di finto legno o da trombe che raschiavano come ghiaia sulle facce rapite, le lente mani nodose da tempo modellate sulla terra impervia, lugubri, dure e tristi.

Quello era un sabato (..).

W.Faulkner, Santuario, Adelphi

E’ ciò di cui sei fatto che ti chiama (le circostanze ti destano).

Norman Rockwell, Discovery

(..) insomma tutte le circostanze: non è vero che ti freghino…

Ti destano.

Ti destano. Diceva san Paolo: Omnis creatura bona, ripetendo quello che diceva Dio in principio alla Genesi:”Vide che era una cosa buona”.

Perciò non dobbiamo aver paura di niente. La paura è di un bambino che è provato, che è stato ferito, non del bambino in senso naturale. In senso naturale il bambino corre e corre, o va dentro l’acqua del lago senza distinguerla dalla terra! Perciò il Movimento ha sempre sottolineato questa partenza positiva: in qualsiasi cosa ti imbatti, qualsiasi cosa incontri è un invito.

Si chiama vocazione: ti chiama, è ciò di cui sei fatto che ti chiama, tant’è vero che ti corrisponde. quanto più ti corrisponde, tanto più diventa preferenza.

Luigi Giussani, Affezione e dimora, BUR