Durai quanto sarei durata casta (amate la carne).

Durai quanto sarei durata casta (amate la carne).


Vivere senza mangiar carne è come vivere senza far l’amore come Dio comanda.
Dopo l’incontro ravvicinato con certe mucche schiacciate (vive) in un camion che saliva su un traghetto diretto in Grecia, sbarcata, per eccesso di compassione m’imposi il vegetarianesimo. Durai quanto sarei durata casta. Voi uccidete la vita degli animali!, dicono gli sbilenchi mistici della “naturalezza” di palline di soia disidratata, che invece è robaccia di produzione ben più industriale dei salamini di fegato, per esempio, che io a ragione adoro. In verità il vegetarianesimo è la pratica di un delirio di negazione della realtà: la stessa vita degli animali continua grazie al carnivorismo (se al mio cane do un cetriolo ci gioca a palla, i pesci grandi ingoiano i più piccoli, i dolci uccellini fan razzia di vermi e insetti…). Il carnivorismo è insito nella Natura e nella natura umana, perché l’uomo è, seppur pensante, un corpo animale(sco). Diffidate delle femmine che non
san cucinare carne. Non sono femmine nemmeno sotto le lenzuola. Insospettitevi dei maschi rimbavegani. Con quelle manocce inabili ad agguantare un cosciotto d’abbacchio o un gambero fritto sono pure incapaci d’impugnare come si deve le tonde chiappe d’una femmina. Amate la carne, mangiate carne: perché lo siete, vivaddio.
Gemma Gaetani (Il Foglio, 28 aprile 2012)

Vaccate sacre.

Vaccate sacre.

Quando mi chiedono con quali criteri ho scelto gli artisti da segnalare a Sgarbi per la Biennale rispondo: il piacere. Gli interlocutori fanno sempre delle facce contrariate: il piacere non sta bene, se un’opera d’arte non fa soffrire non è contemporanea, pare. Sono bigotti hegeliani convinti non solo che lo Spirito del Tempo esiste, e fin qui, ma che davanti a esso bisogna obbligatoriamente
prostrarsi. Inutile discutere: lo Zeitgeist è un dogma. Potrebbe almeno essere uno Spirito benigno? No, nemmeno la sua natura sadica e sgradevole può essere oggetto di contestazione. Scrive Jean Clair in un prezioso volumetto intitolato “Breve storia dell’arte moderna” (Skira) che l’estetica del disgusto ha preso il posto dell’estetica del gusto: “Nella misura in cui i pubblici poteri sembrano incoraggiare queste manifestazioni che d’acchito risultano scioccanti, e trovarle quasi necessarie, sarei tentato di credermi in presenza dell’espressione di una nuova sacralità, ma una sacralità al contrario, negativa”. Mi viene in mente l’atteggiamento reverenziale di Letizia Moratti verso i bambini impiccati e i medi alzati, le vaccate sacre di Maurizio Cattelan. La recente confessione di François Pinault, padrone di Gucci e di Palazzo Grassi, toglie spazio ai dubbi residui: “L’arte è diventata la mia religione. Altri vanno in chiesa a pregare”. Certo, lui preferisce inginocchiarsi davanti ai feticci in decomposizione di Damien Hirst.

Camillo Langone

Odio la moda maschile almeno quanto amo quella femminile.

Devo andare a teatro e non ho niente da mettermi. Allora è vero che sono un uomo noioso: apro il cassetto delle mutande e lo trovo pieno, rigurgitante, però uniforme. Una sola marca: Perofil. Un solo materiale: filo di Scozia. Un solo colore: bianco. Sì, i modelli sono due, slip alto con apertura e slip basso senza, ma risultano quasi uguali, la differenza è minima. Sono noioso e coerente: voglio al potere la realtà, non la fantasia, la parola creatività mi suona blasfema, ai romanzi preferisco diari e memorie, odio la moda maschile almeno quanto amo quella femminile. La mutanda è donna: culotte, brasiliana, tanga, perizoma, nero, turchese, carne, avorio, champagne, Blumarine, Chantelle, Erès, Etam, Intimissimi, La Perla, Lejaby, Philippe Matignon, Wolford, Sisi… Sono un uomo noioso che ammira chi non lo è, quindi ottimista: in città chiudono le librerie e aprono i negozi di intimo, segno che la virtù non prevarrà sulla vita, che ci sarà sempre qualcuno, la sera, capace di far tardi con Bacirubati.

Camillo Langone, Il Foglio, 12 febbraio 2011

Una donna come tante?

Cima da Conegliano, Madonna col Bambino

Cuore immacolato di Maria, sii la salvezza dell’anima mia e frena le mie parole, non farmi scrivere quello che penso di quei senesi che hanno scelto di farti dipingere da un maomettano. La tua immagine sul drappellone del prossimo palio sarà firmata da uno sciita libanese che ha impunemente dichiarato: “Non sarà una divinità ma una donna comune, una madre affettuosa come tante”. Ho capito bene? Una donna come tante? Perché, le altre madri sono forse immacolate? Fra pochi giorni il sindaco Cenni benedirà questa aggressione teologica in forma di pittura e sarà un’altra spina conficcata nel tuo cuore. Ma io che cosa posso farci, a parte non guardare il palio profanato? Tu invece, che hai già schiacciato la testa del serpente, potresti considerare le testoline di questi sacrileghi.

Camillo Langone, Il Foglio, 12 giugno 2010

La purezza nichilista.

Chiesa di Gibellina Nuova, di L.Quaroni

Prima edizione Premio Formaggera Volante (per gli architetti distintisi nel realizzare progetti contundenti verso il contesto e gli utilizzatori). Premio Formaggera Volante 2010 a Kazuyo Sejima per il suo New Museum di New York: la direttora della Biennale Architettura ha firmato una costruzione violentemente fuoriscala dalle superfici straordinariamente sorde e ostili. Targa speciale “ad memoriam” a Ludovico Quaroni per la chiesa di Gibellina Nuova appena inaugurata: non riconoscibile come chiesa cattolica né genericamente cristiana (non una croce contamina la purezza nichilista dell’edificio), anticipa l’intuizione fuksasiana secondo la quale il Verbo non si fece Carne bensì Cemento.

Camillo Langone, Il Foglio, 1 aprile 2010

Dark satanic mills.

Lo Stato italiano garantisce la libertà di culto? Un cazzo. Lo Stato italiano non garantisce un cazzo. Non esiste libertà di culto per chi è costretto a lavorare la domenica. Gli inglesi Verve in una loro canzone cantano “bright prosaic malls” facendolo scaturire da un magnifico verso di William Blake, “dark satanic mills“. I rocker e i poeti percepiscono perfettamente il potere maligno di mills e malls.

Camillo Langone, Manifesto della destra divina, Vallecchi.

Uniforme del nulla.

Se i jeans riempiono gli armadi del 90 per cento delle donne non sono più una frontiera ma una retroguardia dell’indifferentismo sessuale, che non è una moda innocua bensì una folle ribellione contro Dio che “maschio e femmina li creò”. (..) “Uniforme del nulla”, l’ha definita George Will sul Washington Post.

Camillo Langone, Manifesto della destra divina, Vallecchi