Il tema del destino e della tristezza domina sul tema della vita come un costante sottofondo.

Il tema del destino e della tristezza domina sul tema della vita come un costante sottofondo.

L’uomo guarda con ironia e sarcasmo il niente, quello che dentro sembra tutto; guarda con cinismo e con raccapriccio questo destino delle cose. Da un sentimento simile nasce il secondo movimento, così apparentemente in contrasto con gli altri da fare paura, da fare stringere il cuore: cambia improvvisamente l’atmosfera. Un altro occhio, un altro cuore, un’altra sensibilità: è un’altra musica che interviene. E’ come se la musica dicesse la verità di quello che si è goduto prima. L’accordo di fondo è sostanzialmente sempre lo stesso, uno degli accordi più tristi che si siano ascoltati nella storia della musica: certamente c’è al suo interno una bellissima melodia tematica, ma il vero tema è quell’accordo, che con qualche leggera variazione dura quasi ininterrottamente dal principio alla fine e anche quando sembra scomparso, anche quando sembra travolto dalla spontanea e naturale melodia, dallo spontaneo e naturale desiderio di vita dell’uomo, quando meno uno se lo aspetto, ritorna e conclude il pezzo. E’ un accordo che riempie quasi tutto il brano e lo domina, mentre la melodia ha una tale suggestività e ricchezza di variazioni che uno dovrebbe esserne contento, ma non può più esserlo: il tema del destino e della tristezza domina sul tema della vita come un costante sottofondo. Quell’uomo è profeta di come la vicenda andrà a finire di lì a poco: ma, finito il secondo movimento, è come se si scrollasse di dosso la malinconia e rientrasse per riprendere a ballare.

Luigi Giussani, Spirto gentil, Bur Saggi 2011

Non puoi dire “Ho finito”.

Non puoi dire “Ho finito”.

Questa diversità è grazia nel senso che ciò che l’altro è – e che ti appare e che tu scopri diverso – è un segno dell’Essere, è una partecipazione al Mistero. Come il Mistero, così tutto ciò che partecipa, che è visto partecipare al Mistero, è inesauribile; non puoi dire: «Ho finito». L’amicizia serve a ridestare e alimentare questa scoperta e questa ricerca. Nell’amicizia questa scoperta è sempre fresca e – è paradossale! – la tensione a conoscere e ad abbracciare, cioè la tensione a possedere, è sempre più grande, ma è sempre diversa: non è più il possesso operato da te, ma – non so come dire – è come qualcosa che ti rende più grande.
Per esempio, uno la sera ha il desiderio di sentir musica. Se prende un bel pezzo di Beethoven o di Schubert, questo desiderio si ingrandisce enormemente, si precisa e si ingrandisce. Dovrebbe limitarsi e invece no: fa diventar più grande e l’attesa e il desiderio; precisando la risposta li fa diventare più grandi, perché non si esauriscono nella risposta. Ciò che si esaurisce nella risposta, ciò che si esaurisce come risposta, ciò che si pone come risposta e si esaurisce in ciò con cui si pone, è fraudolento, inganna, è un’illusione.

Luigi Giussani, “Tu” (o dell’amicizia), BUR

La virtù che chiede solo un sorriso, solo un tenero sospiro pretende (Womankind).

La virtù che chiede solo un sorriso, solo un tenero sospiro pretende (Womankind).


The hero may perish his country to save,

and he lives in the records of fame;

the sage may the dungeons of tyranny brave,

ever honour’d and blessed be his name!

But virtue that silently tolls and expires,

no wreath, no wreath for the brow to adorn,

that asks but a smile, but a fond sigh requires;

o woman, that virtue is thine.

William Smyth

Donne

L’eroe può morire per salvare la sua patria,

e vivrà negli annali della gloria;

il saggio può affrontare le prigioni del tiranno,

sempre onorato e benedetto sarà il suo nome!

ma la virtù che fatica e muore in silenzio,

senza corona d’alloro ad ornare la fronte,

che chiede solo un sorriso, solo un tenero sospiro pretende:

o donna, quella virtù è tua.