La fede è un giudizio che riconosce il valore e le implicazioni del Fatto accaduto fra gli uomini.

La fede è un giudizio che riconosce il valore e le implicazioni del Fatto accaduto fra gli uomini.

Nel periodo di Natale il richiamo sta nella Parola che ci si è
comunicata, la Parola che ricostruisce il mondo, che edifica.
Bisognerebbe che la nostra persona desiderasse Cristo come il
«Tutto» della vita propria e del mondo.
L’identificazione è possibile nella fede e la fede è un giudizio
che riconosce il valore e le implicazioni del Fatto accaduto fra
gli uomini.

Luigi Giussani, Dalla liturgia vissuta: una testimonianza, Jaca Book

Quel cieco guardava l’avvenimento che l’aveva toccato con semplicità e con sincerità.

Quel cieco guardava l’avvenimento che l’aveva toccato con semplicità e con sincerità.

El Greco, La guarigione del cieco nato.


Essere semplici o sinceri vuol dire escludere i «ma», i «se», i «forse», i «però», e dire pane al pane e vino al vino. «Ha dato la vista a un cieco» narra il Vangelo di san Giovanni: tutto quello che hanno detto e obiettato i Farisei non c’entrava con l’accaduto, nasceva da qualcosa di estraneo, da un preconcetto che era già prima in loro. Il cieco nato invece ha detto: «Io non ci vedevo, ci vedo, dunque questo è un profeta, perché Dio non fa queste cose senza un significato». Quel cieco guardava l’avvenimento che l’aveva toccato con semplicità e con sincerità. Il danno nella considerazione di un oggetto, tanto più grave quanto più quest’ultimo c’entra con la vita, è lasciare subentrare questioni o fattori estranei all’oggetto stesso, che alterano il rapporto con esso e, soprattutto, ci impediscono l’affezione ad esso.
Luigi Giussani, Generare tracce nella storia del mondo, Rizzoli

La mancanza di reale desiderio del vero.

La mancanza di reale desiderio del vero.

Bisogna invece guardare il fatto, l’avvenimento, con semplicità, vale a dire bisogna guardare l’avvenimento per quel che dice, per quello che comunica alla ragione, al cuore, senza introdurre per valutarlo fattori estranei, che non c’entrano con esso. Analogamente, lo sguardo al messaggio è «sincero» se guarda a esso per come è portato, per quel che riporta, senza introdurre dei «ma», dei «se»,
dei «forse», dei «però», che sono il fuoco di fila con cui l’impostura che è nell’uomo – la mancanza di reale desiderio del vero – ci distacca dalla realtà, disturba il nostro contatto con essa, ci fa fuggire, ci impedisce di conoscerla e di giudicarla. Il contrario di sincero, cioè impostore, menzognero, indica pertanto l’introduzione di qualcosa di estraneo nel rapporto con la realtà.
Luigi Giussani, Generare tracce nella storia del mondo, Rizzoli

Un fatto che mi ha investito, non una coerenza.

William Congdon, Campo di orzo

Perché quando diciamo che il cristianesimo è un avvenimento stiamo parlando di questo, di un fatto che ci rende diversi, non necessariamente più coerenti; non che necessariamente il giorno dopo riesco a non sgridare i figli o a essere più gentile con i colleghi, ma, anche se non riesco, questo non mi toglie di dosso la diversità che vedo. Un fatto che mi ha investito: il cristianesimo è questo avvenimento e non una coerenza, non è un moralismo per cui magicamente dopodomani io riesco a fare qualcosa, ma è una diversità che si introduce, come si è introdotta in Zaccheo prima che scendesse dalla pianta. E vedi piccoli segni: meno ansia, meno lamento. Sembrano niente, ma è il segno del cambiamento che accade, non perché io sia più bravo, ma per quello che è successo. E questo è ciò che volevamo dirci del valore del fatto. Malgrado questo, ci possono essere persone, gli amici, che non hanno capito, ma questo non toglie niente; a ciascuno il Signore dà la grazia come vuole e quando vuole, anche secondo la nostra disponibilità. Ma quello che dice tutta la potenza del fatto è questa cosa: che mi investe così potentemente che al di là della constatazione che io sia più bravo o meno, non per questo lo posso far fuori.

Julian Carròn, 17 novembre 2010

L’etica è anzitutto un avvenimento.

Georges Braque, Le jour

L’etica, secondo Lévinas, non è un bene sovrano né un dato immediato della coscienza, non è la legge imposta agli uomini da Dio né la manifestazione in ciascun uomo della sua autonomia:  Bisogna che qualcosa avvenga all’io, perché questo cessi di essere una “forza che va” e si desti allo scrupolo. Questo colpo di scena è l’incontro con l’altro uomo o, più precisamente, la rivelazione del volto.

Alain Finkielkraut, L’umanità perduta, Lindau