Il padre dov’è? Si è dileguato da tempo.

E così è: il maschietto italiano è tanto consapevole della sua inattitudine a uscire dall’oikos e fondare una famiglia in età sana che se ne fa vanto. Ma insomma, mettetevi un po’ nei panni di stellín: se a casa hai chi ti fa il letto e rimbocca le coperte pure alla fidanzatina, chi ti prepara la cena e ti lascia il pranzo nel forno, chi ti paga le bollette e ti passa la paghetta extra se quella ordinaria l’hai dilapidata anzitempo, chi ti mette le mutande in lavatrice e te le stira, se hai gratis un albergo a cinque stelle altrimenti definibile come un sistema personalizzato di welfare fondato su mammà (e il padre dov’è? Si sa, si è dileguato
da tempo), un dono unilaterale che il ventre infinito e tellurico della Grande Madre, dell’ape regina, concede all’oggetto delle sue coccole.
Cosicché, se a scuola marca male è responsabilità degli insegnanti che non capiscono, se il primo stipendio non arriva, è colpa della società che non capisce quant’è intelligente e creativo il ragazzo, e quando arriva è meglio spenderselo il sabato piuttosto che nell’affitto del primo appartamentino di periferia. Per cui, se a diciott’anni vuoi andar via, in te c’è qualcosa che non va, un’infezione di ribellismo di cui parlare con lo psicanalista.

Angelo Mellone, Il Foglio, 31 dicembre 2009

La decadenza di un popolo.

La decadenza di un popolo si misura anche dal momento in cui i figli cominciano a chiamare i genitori per nome, e quelli sono entusiasti della novità perché possono giocare a fare i migliori amici piuttosto che caricarsi sulle spalle il duro fardello della paideia. Figli smidollati e genitori sull’orlo eterno della crisi di nervi, e il Sessantotto c’entra poco, è piuttosto questione di pigrizia e cattivi modelli mediatizzati.
Ricordiamo tutti quel terribile programma televisivo – la verità si nasconde anche nel trash più fragoroso – giocato sul rapporto tra le nubende e le madri del promesso sposo che si trasformavano subito nelle migliori nemiche della futura nuora, non per cattiveria ma per quel devastante
istinto possessivo che ti fa dire: tu non cucinerai mai le polpette al sugo per il figlio mio come le cucino io. E quindi, più tempo resta a mangiar polpette a casa mia, che è anche casa sua, più sarà felice, stellín. L’uomo è ucciso in fasce.

Angelo Mellone, Il Foglio 31 dicembre 2009

Minareti 5.

Londonistan

Paura chiama paura. Invece servirebbe l’opposto, e l’ha detto bene il ministro francese dell’immigrazione, Eric Besson: l’unica via percorribile è l’integrazione degli islamici nei valori repubblicani. Tiriamoli fuori dai garage, dal culto della diversità ostile che produce fondamentalismo, sciogliamo il multicomunitarismo nell’appartenenza alla nazione come presidio di libertà per l’individuo, offriamo legittimazione pubblica e pretendiamo lealtà pubblica. Il politicamente corretto non c’entra nulla. Chi entra in occidente deve siglare un patto che preveda il dovere di seguire le regole e rispettare la tradizione di chi ti ospita, e una cornice di diritti, tra cui sta la possibilità di praticare pubblicamente il proprio credo religioso. Il resto, l’ha detto anche Vittorio Messori, lo sta già facendo l’individualismo che scioglie i tribalismi e il potere seduttivo nei costumi e nei consumi della nostra società. Più delle crociate, per l’occidentalizzazione dell’Islam possono i supermercati e la paziente pedagogia alla res publica.

Angelo Mellone, Il Foglio, 2 dicembre 2009