Sicuramente esiste un uomo migliore (Renoir).

Sicuramente esiste un uomo migliore (Renoir).


Gli aerei stanno al cielo come le navi al mare
Come il sole all’orizzonte la sera
Come è vero che non voglio tornare
A una stanza vuota e tranquilla
Dove aspetto un amore lontano
E mi pettino I pensieri
Col bicchiere nella mano.
Chi di voi l’ha vista partire
Dica pure che stracciona era
Quanto vento aveva nei capelli
Se rideva o se piangeva
La mattina che prese il treno
E seduta accanto al finestrino
Vide passare l’Italia ai suoi piedi
Giocando a carte col suo destino.
Ora I tempi si sa che cambiano
Passano e tornano tristezza e amore
Da qualche parte c’è una stanza più calda
Sicuramente esiste un uomo migliore
Io nel frattempo ho scritto altre canzoni
Di lei parlano raramente
Ma non è vero che io l’abbia perduta
Dimenticata come dice la gente.

Francesco De Gregori

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Quegli uomini amano senza riserve.

Quegli uomini amano senza riserve.

Quegli uomini (…) amano senza riserve, non si risparmiano, vanno a tutte le partite, fanno il giro d’onore quando la squadra vince, e quelle vittorie rappresentano i giorni più belli della loro vita. Ne ho vista parecchia di gente così. E ho visto lo stesso genere di personaggi nel campo della letteratura: quelli che amano leggere. Anch’io amo leggere, ma a paragone con loro mi sento volgare e miscredente. Loro amano la lettura senza riserve. Ricevono dalla lettura ciò che essa deve dare, la sua essenza, l’interesse e il complemento della vita.

Vladimir Dimitrijević, La vita è un pallone rotondo, Adelphi, 2000.

Vivrem la tua felicità (d’amor pane dolcissimo).

Vivrem la tua felicità (d’amor pane dolcissimo).

D’amor pane dolcissimo,
Del cielo eterno gaudio,
Vero sollievo agli umili
Che in Te soltanto sperano.

Immenso cuore amabile,
Tu sai guarire i nostri cuor;
Tutte le nostre lacrime
Tu le trasforma in vero amor.

Quel cuore che per noi si aprì
Ci accolga nel pericolo
Finché un bel giorno, insieme a Te,
Vivrem la Tua felicità.

 

In morte di Claudio Lolli (lui credeva nelle ferite)

In morte di Claudio Lolli (lui credeva nelle ferite)

Con gesti da gatto infilava sui tetti le antenne,
in alto d’ estate sui grattacieli della periferia
come un angelo libero, in bilico sulla città.
“Non c’è solo il vento”, diceva, “anche la luce può portarti via,
se hai tempo da perdere e dentro la giusta elettricità,
e se da sempre ti aspetti un miracolo.”

Captare è un mestiere difficile in questa città,
nel cielo ricevere, trasmettere e poi immaginarsi qualunque cosa,
per ferire il silenzio che tutti hanno dentro di sé.
Ma lui credeva nelle ferite e si sfiorava, si toccava nel cuore con la mano nervosa,
guardando le nuvole correre via impazienti da lì,
da quel tetto sospeso sugli uomini…

Finchè un giorno un’ antenna ribelle ai programmi di quiz
fece sparire le strisce e nel cielo, trasmise l’immagine della Madonna,
una donna normale, non male, che disse così:
“Io spengo la luce, se vuole io posso fare una musica più forte del vento,
posso anche uscire dal monitor, dalla gravità,
potremmo ballare anche subito se lei non ha fretta e non vuole tornare laggiù.”

E noi siamo sempre veloci a cambiare canale,
ma coi piedi piantati per terra, guardando la vita con aria distratta,
senza entrare nel campo magnetico della felicità,
felicità che sappiamo soltanto guardare, aspettare, cercare già fatta,
quasi fosse anagramma perfetto di facilità,
barando su un’ unica lettera…

Conoscevo quell’ uomo e per questo racconto di lui,
è sparito da allora e nessuno ha scoperto dov’è,
ma un dubbio, un sospetto od un sogno io almeno ce l’ ho:
provate a passare in una sera d’ estate vicino ai grattacieli di periferia,
provate a sentire, captare, trasmettere e poi raccontare qualcosa:
se allora sentite una musica son loro che ballano in bilico sulla città…

Claudio Lolli

Voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupido per amore (voglio sapere se puoi sederti con il dolore, il mio…O il tuo.)

Voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupido per amore (voglio sapere se puoi sederti con il dolore, il mio…O il tuo.)

Non mi interessa cosa fai per vivere.
Voglio sapere per cosa sospiri.
E se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore.
Non mi interessa quanti anni hai.
Voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupido
per l’amore… Per i sogni… Per l’avventura di essere vivo.
Non voglio sapere che pianeti minacciano la tua luna.
Voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore.
Se sei rimasto aperto dopo i tradimenti della vita,
o se ti sei rinchiuso per paura del dolore futuro.
Voglio sapere se puoi sederti con il dolore,
il mio… O il tuo.
Non mi interessa sapere dove abiti o quanti soldi hai,
mi interessa se ti puoi alzare dopo una notte di dolore… Triste o spaccato in due.
Non mi interessa chi sei… O come hai fatto per arrivare qui.
Voglio sapere se sapresti restare in mezzo al fuoco con me,
e non retrocedere.
Non voglio sapere cosa hai studiato… O con chi o dove.
Voglio sapere cosa ti sostiene dentro.
Quando tutto il resto non l’ha fatto.
Voglio sapere se sai stare da solo con te stesso,
e se veramente ti piace la compagnia che hai nei momenti vuoti. “ –
•Scritto da un’indiana della tribù degli Oriah (1890).

Thanks to R.S.