(..) e svegliò Gelosia E Castità, che ciascuna dormia (Il Fiore XXI).

(..) e svegliò Gelosia E Castità, che ciascuna dormia (Il Fiore XXI).

Del molto olor ch’al cor m’entrò basciando
Quel prezioso fior, che tanto aulia,
Contar né dir per me non si poria;
Ma dirò come ‘l mar s’andò turbando
Per MalaBoc[c]a, quel ladro normando,
Che se n’avide e svegliò Gelosia
E Castità, che ciascuna dormia;
Per ch’i’ fu’ del giardin rimesso in bando.
E sì vi conterò de la fortez[z]a
Dove Bellacoglienza fu ‘n pregione,
Ch’Amor abatté poi per su’ prodez[z]a;
E come Schifo mi tornò fellone
E lungo tempo mi ten[n]e in distrez[z]a,
E come ritornò a me Ragione.

Annunci

Vien avanti e bascia ‘l fiore (Il Fiore XX).

Vien avanti e bascia ‘l fiore (Il Fiore XX).

Udendo quella nobile novella
Che que’ genti messag[g]i m’aportaro,
Sì fortemente il cuor mi confortaro
Che di gioia perdé’ quasi la favella.
Nel giardin me n’andà’ tutto ‘n gonella,
Sanz’armadura, com’e’ comandaro,
E sì trovai quella col viso chiaro,
Bellacoglienza; tosto a·ssé m’apella,
E disse: «Vien avanti e bascia ‘l fiore;
Ma guarda di far cosa che mi spiaccia,
Ché·ttu ne perderesti ogne mio amore».
Sì ch’i’ alor feci croce de le braccia,
E sì ‘l basciai con molto gran tremore,
Sì forte ridottava suo minaccia.

Dante Alighieri (?) Il Fiore

Mi mandò la piacente ch’i’ andasse Nel su’ giardin e ch’io il fior bascias[s]e (Il Fiore XIX).

Mi mandò la piacente ch’i’ andasse Nel su’ giardin e ch’io il fior bascias[s]e (Il Fiore XIX).

Per BelSembiante e per DolzeRiguardo
Mi mandò la piacente ch’i’ andasse
Nel su’ giardin e ch’io il fior bascias[s]e,
Né non portasse già lancia né dardo:
Ché lo Schifo era fatto sì codardo
Ch’e’ [no]·mi bisognava ch’i’ ‘l dottasse;
Ma tuttor non volea ched i’ v’entrasse,
Sed e’ non fosse notte ben a tardo.
«Perciò che Castità e Gelosia
Sì ànno messo Paura e Vergogna
In le’ guardar, che non faccia follia;
Ed un villan che truov’ogne menzogna
La guarda, il qual fu nato i·Normandia,
MalaBoc[c]a, que’ c[h]’ogne mal sampogna».

Dante Alighieri (?), Il Fiore.

I’ vo’ che vegna, E basci il fior che tanto gli è [‘n] piacere (Il Fiore XVIII).

I’ vo’ che vegna, E basci il fior che tanto gli è [‘n] piacere (Il Fiore XVIII).

«Tu falli trop[p]o verso quell’amante»,
Disse Venus[so], «che cotanto t’ama;
Néd i’ non so al mondo sì gran dama
Che di lui dovess’es[s]er rifusante,
Ch’egli è giovane, bello e avenante,
Cortese, franco e pro’, di buona fama.
Promettili un basciar, e a·tte ‘l chiama,
Ch’e’ non à uon nel mondo più celante».
Bellacoglienza disse: «I’ vo’ che vegna,
E basci il fior che tanto gli è [‘n] piacere,
Ma’ ched e’ sag[g]iamente si contegna;
Ché siate certa che no·m’è spiacere».
«Or gli ne manda alcuna buona ‘nsegna»,
Disse Venùs, «e fagliele a·sapere».

Dante Alighieri (?) Il Fiore.

Quando Bellacoglienza sentì ‘l caldo (Il Fiore XVII).

Quando Bellacoglienza sentì ‘l caldo (Il Fiore XVII).

Venusso, ch’è socorso degli amanti,
Ven[n]’a Bellacoglienza col brandone,
E sì·recava a guisa di penone
Per avampar chiunque l’è davanti.
A voler racontar de’ suo’ sembianti
E de la sua tranobile faz[z]one,
Sareb[b]e assai vie più lungo sermone
Ch’a sermonar la vita a tutti i santi.
Quando Bellacoglienza sentì ‘l caldo
Di quel brandon che così l’avampava,
Sì tosto fu ‘l su’ cuor col mio saldo;
E Venusso, ch’a·cciò la confortava,
Si trasse verso lei col viso baldo,
Dicendo che ve·me troppo fallava.

Dante Alighieri (?), Il Fiore.

Lungi dal fior le tue man tenghi (Il Fiore XVI).

Lungi dal fior le tue man tenghi (Il Fiore XVI).
Quand’i’ vidi lo Schifo sì adolzito,
Che solev’esser più amar che fele
Ed i’ ‘l trovà’ vie più dolce che mele,
Sap[p]iate ch’i’ mi tenni per guerito.
Nel giardin me n’andai molto gichito
Per dotta di misfar a quel crudele,
E gli giurai a le sante guagnele
Che per me non sareb[b]e mai marrito.
Allor mi disse: «I’ vo’ ben che·ttu venghi
Dentr’al giardin[o] sì com’e’ ti piace,
Ma’ che lungi dal fior le tue man tenghi.
Le buone donne fatt’ànno far pace
Tra me e te: or fa che·lla mantenghi,
Sì che verso di me no sie fallace».

Dante Alighieri (?), Il Fiore

E ragion lo comanda (Il Fiore XV).

E ragion lo comanda (Il Fiore XV).

Lo Schifo disse: «Gente messag[g]iere,
Egli è ben dritto ch’a vostra domanda
I’ faccia grazia, e ragion lo comanda:
Ché voi non siete orgogliose né fiere,
Ma siete molto nobili parliere.
Venga il valetto e vada a sua comanda,
Ma non ched egli al fior sua mano ispanda,
Ch’a·cciò no·gli varrian vostre preghiere;
Perciò che·lla figl[i]uola Cortesia,
Bellacoglienza, ch’è dama del fiore,
Sì ‘l mi por[r]eb[b]e a gran ricredentia.
Ma fate che·lla madre al Die d’Amore
Faccia a Bellacoglienza pregheria
Di lui, e che·lle scaldi un poco il core».

Dante Alighieri (?), Il Fiore