Essendo stata creata per sentimenti quali l’amore e il dolore.

Essendo stata creata per sentimenti quali l’amore e il dolore.

Era come se si fosse finalmente resa conto, le fosse alfine balenato in mente, quello che ormai da due mesi tutto il paese nonché la contea andava rimuginando e ripetendo; a soli diciott’anni, e sua madre diceva che non li dimostrava nemmeno – una esile ragazza dai capelli e gli occhi scuri che non sembrava molo più grande di una bimba, appollaiata tutta sola nel cavernoso fondo del sedile posteriore munito di telone della carrozza, dove ce ne sarebbero entrate almeno cinque o sei come lei – che, a detta della madre non era mai stata molto brillante neanche a scuola, né aveva mai provato a essere diversa e che, a detta dello zio, forse non aveva alcun bisogno d’essere brillante,  essendo stata creata per sentimenti quali l’amore e il dolore; così doveva essere cioè, perché non era certo fatta per l’altezzosità e l’orgoglio se, per darsi un contegno (sempre che ci avesse provato sul serio) non era riuscita neanche a metter su delle arie.

W.Faulkner, Gambetto di cavallo, La nave di Teseo Oceani

La sua desolata solitudine.

La sua desolata solitudine.

big_PRAutunnoinMissouri

(…) Poi emergevano, ne uscivano fuori, e quella linea era netta come traversare una soglia in un muro. D’improvviso campi di cotone e di mais scheletrito su stendevano su entrambi i lati, spettrali e immoti sotto la pioggia grigia; qua e là una cosa, coi suoi fienili, i suoi steccati, dove la mano dell’uomo si era aggrappata per un istante, stringendosi forte, al muro delle selve dietro di loro, terribili nella loro immobilità e in apparenza impenetrabili, in quella luce grigia e calante, mentre il minuscolo orifizio attraverso cui erano emersi sembrava esser stato inghiottito. Il surrey era in attesa, il cugino McCaslin e il maggiore de Spain e il generale Compson e Walter e Boon smontavano lì accanto. Poi Sam scendeva dal carro e montava su un cavallo, e con gli altri legati dietro invertiva il cammino. Il ragazzo lo guardava per un po’ stagliarsi contro quella parete, tornando a ciò che il ragazzo considerava -e era convinto anche il cugino McCaslin la pensasse così- la sua desolata solitudine.

William Faulkner Go down, Moses Einaudi

poi non due teste (il buio sapeva di pioggia)

poi non due teste (il buio sapeva di pioggia)

le loro ombre un’ombra sola la testa di lei si erse era sopra la sua le due teste sullo sfondo del cielo

non sei mica obbligato se non vuoi

poi non due teste il buio sapeva di pioggia di erba di foglie bagnate la luce grigia stillante come pioggia il caprifoglio che saliva a molli ondate vedevo il suo viso simile a una macchia sulla spalla di lui che la reggeva con un braccio come se non fosse più grande di una bambina

William Faulkner, L’urlo e il furore, Einaudi

 

Sono sempre le abitudini oziose quelle che si rimpiangono.

Sono sempre le abitudini oziose quelle che si rimpiangono.

Ma l’ombra del telaio era sempre là e avevo imparato a dire l’ora precisa quasi al minuto e così mi toccò di voltargli le spalle, sentendomi prudere, mentre lui stava lassù, gli occhi che una volta gli animali avevano dietro la testa. Sono sempre le abitudini oziose quelle che si rimpiangono. Il babbo lo diceva. Che Cristo non era stato crocifisso, ma consumato da un impercettibile ticchettio di rotelline. Cristo, che non aveva sorelle.

W.Faulkner, L’urlo e il furore, Einaudi

Il lungo ed evanescente corteo del tempo che non hai sentito.

Il lungo ed evanescente corteo del tempo che non hai sentito.

Tiziano, Il tempo governato dalla prudenza.

Era appoggiato alla scatola dei colletti e io stavo disteso ad ascoltarlo. A sentirlo, cioè, perché non credo che si ascolti mai di proposito una pendola o un orologio. Non occorre. Si può dimenticare quel suono per un pezzo, poi nel tictac di un secondo esso riesce a creare nella mente, tutto intero, il lungo ed evanescente corteo del tempo che non hai sentito. Come diceva il babbo, nei lunghi e solitari raggi della luce potresti scorgere Gesù che cammina. E il buon san Francesco che diceva Sorella Morte, lui che non ebbe mai una sorella.

W.Faulkner, L’urlo e il furore, Einaudi

Non farmi aspettare. Sto bruciando.

Non farmi aspettare. Sto bruciando.

“Ti prego. Ti prego. Ti prego. Ti prego. Non farmi aspettare. Sto bruciando”.

“Va bene. Torna di là. Aspetta che ti dia il segnale. Torni di là, d’accordo?”

“Non ce la faccio ad aspettare. Devi… Sono tutta un fuoco, ti dico”.

Gli si aggrappò. Insieme attraversarono la stanza, incespicando, con lui che si teneva libero il fianco destro; lei in un deliquio voluttuoso, ignara dei loro movimenti, tesa contro di lui come se cercasse di toccarlo con tutta la superficie del corpo allo stesso tempo.

W.Faulkner, Santuario, Adelphi

Adesso posso sopportare qualsiasi cosa.

Adesso posso sopportare qualsiasi cosa.

“Gambe lunghe, braccia sottili, meline alte – una figurina infantile non più proprio bambina, non ancora donna, si muoveva rapida, stirandosi le calze, infilandosi sinuosa nell’abitino stretto. Adesso posso sopportare qualsiasi cosa, pensò calma, con una sorta di sordo, spento stupore; posso proprio sopportare qualsiasi cosa”.

W.Faulkner, Santuario, Adelphi