Soffia, spegnimi, sono così triste, non so perchè (Country House).

Soffia, spegnimi, sono così triste, non so perchè (Country House).

Copyright Heath Smith

Copyright Heath Smith

(And so the story begins)
City dweller, successful fella
Thought to himself
Oops I’ve got a lot of money
I’m caught in a rat race terminally
I’m a professional cynic
But my heart’s not in it
I’m paying the price of living life at the limit
Caught up in the century’s anxiety
It preys on him, he’s getting thin

Now he lives in a house, a very big house in the country
Watching afternoon repeats
And the food he eats in the country
He takes all manner of pills
And piles up analyst bills in the country
It’s like an animal farm,
Lots of rural charm in the country

Now he’s got morning glory, and life’s a different story
Everything going Jackanory
In touch with his own mortality
He’s reading Balzac, knocking back Prozac,
It’s a helping hand
That makes you feel wonderfully bland
Oh, it’s the century’s remedy for the faint at heart,
A new start

He lives in a house, a very big house in the country
He’s got a fog in his chest
So he needs a lot of rest in the country
He doesn’t drink smoke laugh
He takes herbal baths in the country
Oh, it’s like an animal farm
But you’ll come to no harm in the country

Blow blow me out I am so sad I don’t know why.

Blur, Country House
Traduzione

 

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Né le bende, né il pane, né i razzi, ma questi rami di abete avvolti da un’inutile ragnatela…

Né le bende, né il pane, né i razzi, ma questi rami di abete avvolti da un’inutile ragnatela…

prigionieri-tedeschi-stalingrado

“Il generale sedette su una cassa, e la luce gialla della stufa balenò sulla nera croce di ferro che pendeva dal suo petto.
‘Vi auguro una buona vigilia di Natale’ disse.
I soldati che lo accompagnavano trascinarono verso la stufa una cassa e forzato il coperchio con delle scuri, cominciarono ad estrarre degli abetini natalizi, avvolti nel cellophane, della grandezza di un palmo. Ogni alberello era ornato con filamenti dorati, perline e caramelle. Il generale osservava come i soldati aprivano impazienti i pacchettini di cellophane; fece cenno al sottotenente di avvicinarsi e gli bisbigliò parole incomprensibili; poi Bach esclamò ad alta voce:
‘Il generale ha ordinato di comunicarvi che questo regalo natalizio, proveniente dalla Germania, è stato portato da un pilota, rimasto ferito a morte sopra Stalingrado’.
Gli uomini reggevano sul palmo gli alberelli, che nell’ambiente riscaldato si ricoprirono di un velo di vapore; e subito il sotterraneo fu invaso dal profumo di pino che coprì l’odore pesante di obitorio e di fucina, tipico della linea avanzata.
Il cuore sensibilie di Bach avvertì la tristezza e il fascino di quell’attimo. I soldati che sfidavano l’artiglieria pesante russa, incrudeliti, rozzi, estenuati dalla fame e dai pidocchi, snervati dall’insufficienza delle munizioni, senza parlare capirono di colpo ogni cosa: né le bende, né il pane, né i razzi, ma questi rami di abete avvolti da un’inutile ragnatela, … erano loro necessari”.

Vasilij Grossman, Vita e destino

Las cuatro de la madrugada (Y que lleguen las cinco).

Las cuatro de la madrugada

Milano_alba

Hora de la noche al día.
Hora de un costado al otro.
Hora para treintañeros.

Hora acicalada para el canto del gallo.
Hora en que la tierra niega nuestros nombres.
Hora en que el viento sopla desde los astros extintos.
Hora y-si-tras-de-nosotros-no-quedara-nada.

Hora vacía.
Sorda, estéril.
Fondo de todas las horas.

Nadie se siente bien a las cuatro de la madrugada.
Si las hormigas se sienten bien a las cuatro de la madrugada,
habrá que felicitarlas. Y que lleguen las cinco,
si es que tenemos que seguir viviendo.

De “Llamando al Yeti” 1957 Versión de      Gerardo Beltrán

Cosa sarà

Bici

Cosa sarà
Cosa sarà che fa crescere gli alberi
la felicità
che fa morire a vent’anni anche se vivi fino a cento
cosa sarà a far muovere il vento
a fermare il poeta ubriaco
a dare la morte per un pezzo di pane o un bacio non dato
Cosa sarà
che ti svegli al mattino e sei serio
che ti fa morire ridendo di notte all’ombra di un desiderio
Cosa sarà
che ti spinge ad amare una donna bassina e perduta
la bottiglia che ti ubriaca anche se non l’hai bevuta
Cosa sarà
che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c’è
Cosa sarà
che ti fa comprare di tutto anche se è di niente che hai bisogno
Cosa sarà
che ti strappa dal sogno
Cosa sarà
che ti fa uscire di tasca dei no non ci sto
ti getta nel mare e ti viene a salvare
Cosa sarà
che dobbiamo cercare
che dobbiamo cercare
Cosa sarà
che ci fa lasciare la bicicletta sul muro
e camminare a sera con un amico a parlare del futuro
Cosa sarà
questo strano coraggio o paura che ci prende
e ci porta ad ascoltare la notte che scende
Cosa sarà
quell’uomo e il suo cuore benedetto
che sceso dalle scarpe e dal letto si è sentito solo
e come un uccello che in volo si ferma
e guarda giù.

Lucio Dalla, Francesco De Gregori

Neanche davanti alla morte dobbiamo essere rassegnati!

Neanche davanti alla morte dobbiamo essere rassegnati!

Arnold Bocklin, L'isola dei morti

(…) uno deve cercare di diventare responsabile, deve tendere a diventare responsabile. Tendere a diventare responsabile vuol dire tendere a essere capaci di rispondere a ciò che ci è chiesto nella vita: responsabile, rispondere. Tendere a rispondere a ciò che ci è chiesto nella vita significa tendere a diventare protagonisti. Ciò che ci è chiesto è per essere protagonisti nella vita, cioè per essere generatori: «protagonista» vuol dire letteralmente in greco
«generatore», il «primo agente», ciò che fa scaturire le cose. Se uno non tende a questo, la sua vita è come se fosse prevista o destinata a essere piatta o, nel miglior dei casi, a essere rassegnata. Ora, neanche le cose più gravi possono
diventare motivo per vivere rassegnati, neanche la morte deve farci vivere rassegnati; neanche davanti alla morte dobbiamo essere rassegnati!

Luigi Giussani, Affezione e dimora, BUR

Pensa a quelle da fare.

Pensa a quelle da fare.

Toby Burrows

(…) E’ che a una certa età…

Le palpebre si coricano sulle pupille

proteggendole dal fulgore delle cose

impossibili, che numerose si accalcano.

Ma più la fessura è stretta,

più ardente seatta il desiderio.

Detto con giovanile disinvoltura:

Vecchio, non ti crucciare.

Invece di pensare

alle sciocchezze

fatte,

pensa

a quelle da fare.

Umberto Silva, La figlia unica, il notes magico

Se avessi un’altra volta la vita davanti (Istanti).

Se avessi un’altra volta la vita davanti (Istanti).

Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l’oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un’altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges