Esiste sulamente stu mumento (E allora bevo).

Esiste sulamente stu mumento (E allora bevo).


Dint’ a butteglia

n’atu rito ‘e vino

è rimasto…

Embè

che fa

m’ ‘o guardo?

M’ ‘o tengo mente

e dico:

“Me l’astipo

e dimane m’ ‘o bevo?”

Dimane nun esiste.

E ‘o juorno primma,

siccome se n ‘è gghiuto,

manco esiste.

Esiste sulamente

stu mumento

‘e chistu rito ‘e vino int’ ‘a butteglia.

E che ffaccio,

m’ ‘o perdo?

Che ne parlammo a ffà!

Si m’ ‘o perdesse

manc’ ‘a butteglia me perdunarria.

E allora bevo…

E chistu surz’ ‘e vino

vence ‘a partita cu l’eternità!

Eduardo De Filippo

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Tu non lo sai, ma dentro a me ridevo.

Alfred Sisley, Effetti di neve a Marly

Canzone delle situazioni differenti.

Andammo i pomeriggi cercando affiatamento,
scoprivo gli USA e rari giornaletti.
Ridesti nel vedermi grande e grosso coi fumetti,
anch’ io sorrisi sempre più scontento.

Poi scrissi il nome tuo versando piano sulla neve
la strana cosa che sembrava vino,
mi aveva affascinato il suo colore di rubino:
perchè lo cancellasti con il piede?

La scatola meccanica per musica è esaurita,
rimane solo l’ eco in lontananza,
ma dimmi cosa fai lontana via nell’ altra stanza,
ma dimmi cosa fai della tua vita.
O sera, scendi presto! O mondo nuovo, arriva!
Rivoluzione, cambia qualche cosa!
Cancella il ghigno solito di questa ormai corrosa
mia stanca civiltà che si trascina.

Poi piovve all’ improvviso sull’ Amstel, ti ricordi?
Dicesti qualche cosa sorridendo;
risposi, credo, anch’ io qualche banalità scoprendo
il fascino di un dialogo tra i sordi.

Tuo nonno era un grand’ uomo, famoso chissà cosa,
di loro si usa dire “è ancora in gamba”.
Mi espose a gesti e a sputi quella “weltanshauung” sua stramba
puntando come un indice una rosa.

Malinconie discrete che non sanno star segrete,
le piccole modeste storie mie,
che non si son mai messe addosso il nome di poesie,
amiche mie di sempre, voi sapete!
Ebbrezze conosciute già forse troppe volte:
di giorno bevo l’ acqua e faccio il saggio.
Per questo solo a notte ho quattro soldi di messaggio
da urlare in faccia a chi non lo raccoglie.

Il tuo patrigno era un noto musicista,
tuo padre lo incontravi a qualche mostra.
Bevemmo il tè per terra e mi piaceva quella giostra
di gente nelle storie tue d’ artista.

Mi confidasti trepida non so quale segreto
dicendo “donna” e non “la cameriera”.
Tua madre aveva un forte mal di testa quella sera:
fui premuroso, timido, discreto.

E tu nell’ altra stanza che insegui i tuoi pensieri,
non creder che ci sia di meglio attorno:
noi siamo come tutti e un poco giorno dopo giorno
sciupiamo i nostri oggi come ieri.
Ma poi che cosa importa? Bisogna stare ai patti:
non voglio il paradiso né l’inferno.
Se a volte urlo la rabbia, poi dimentico e mi perdo
nei mondi dentro agli occhi dei miei gatti.

Uscimmo un po’ accaldati per il troppo vino nero,
danzammo sulla strada, già albeggiava.
Sembrava una commedia musicale americana,
tu non lo sai, ma dentro me ridevo…

Francesco Guccini

La brenda II (la merenda, II).

C.Monet, Le déjeuner sur l'herbe

LA BRENDA II

E andessom a Santerna in tanti avtur

Ch’us aveva invidé Pino Pulett

-Bravo! E’ fiol d’Cecco- par magnè i caplett

Ch’ e’ guideva Archimede, imbariegh dur

Al credat? A paremia un branch d’ sgadur

E Tugnazz un magnè zent trentasett,

Una mezza tachena, du gallett

E un pastezz d’ macaron cun e’ brod scur.

E i brindisi? “Un eviva a quel bodino!”

-“Io bevo a la salute nostra d’ no!”-

“Burdelli! abbasso l’acqua e viva il vino!”

E dop a la grustè, dop ai maron,

La sgnora Imelde, ch’ l’è la mama d’ Pino,

L’ as mandé una barila d’ zabaion.

Olindo Guerrini, Sonetti romagnoli, Zanichelli

Traduzione

Siamo andati a Santerno con tante vetture,

ci aveva invitato Pino Poletti

Bravo! Il figlio di Cecco, per mangiare i cappelletti

E guidava Archimede, ubriaco fradicio.

Lo credi? Sembravamo un branco di mietitori,

Tugnazz ne mangiò 137,

Un mezzo tacchino, due galletti

E un pasticcio di maccheroni con il sugo scuro

E i brindisi? Un evviva a quel budino!

Io bevo alla salute nostra di noi!

Ragazzi, abbasso l’acqua e viva il vino!

E dopo la crostata, dopo le castagne,

La signora Imelde, che è la mamma di Pino,

Ci mandò un barile di zabaione.

Letteratura ed alcol

IN VINO ARS_Renoir

Mulled Wine. Versate in una pentola una bottiglia di vino rosso decente, aggiungete un bicchiere di brandy francese da cucina e qualsiasi spezia o frutto che vi venga in mente. Fate scaldare la mistura lentamente, aggiungendo zucchero a piacere. Quando ha raggiunto un’alta temperatura ma non bolle ancora, mettetelo in bicchieri a prova di calore, riempiendoli per metà. Aggiungete acqua calda e servite.

Amis Kingsley Taccuino di un vecchio bevitore, Baldini Castoldi Dalai