Sembrava che di notte le sedie cavalcassero i tavoli.

Sembrava che di notte le sedie cavalcassero i tavoli.

 

Così terminò il suo discorso – e tutti risero. Perché pensavano che fosse alticcio, e infatti lo era. E inoltre sottrarsi alla verità è tipico degli uomini d’oggi i quali, anch’essi ebbri, dal fatto che tale verità sia stata detta da un ubriaco traggono la speranza che quello stia solo farneticando. I due poliziotti, ben compressi nelle loro uniformi, se ne andarono. L’orologio del Senato batté le due. E la padrona disse:”Ora tutti a dormire”. E incominciò a capovolgere i tavoli e le sedie. Sembrava che di notte le sedie cavalcassero i tavoli.

Joseph Roth, Al bistrot dopo mezzanotte, Adelphi

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La verità è bellezza (Ode sopra un’urna greca).

La verità è bellezza (Ode sopra un’urna greca).


I
Tu della quiete ancora inviolata sposa,
alunna del silenzio e del tempo tardivo,
narratrice silvestre che un racconto
fiorito puoi così più che la nostra
rima dolcemente dire,
quale leggenda adorna d’aeree fronde si posa
intorno alla tua forma?
Di deità, di mortali o pur d’entrambi,
in Tempe o nelle valli
d’Arcadia? Quali uomini
son questi o quali dei,
quali ritrose vergini,
qual folle inseguimento, qual paura,
quali zampogne e timpani,
quale selvaggia estasi?
II
Dolci le udite melodie: più dolci le non udite.
Dunque voi seguite, tenere cornamuse, il vostro canto, non al facile senso,ma, più cari, silenziosi concenti date all’intimo cuore.
Giovine bello, alla fresca ombra mai può il tuo canto languire, né a quei rami venir meno la fronda.
Audace amante e vittorioso, mai mai tu potrai baciare, pur prossimo alla meta, e tuttavia non darti affanno: ella non può sfiorire e, pur mai pago, quella per sempre tu amerai, bella per sempre.
III
O fortunate piante cui non tocca perder le belle foglie, né, meste, dire addio alla primavera;
te felice, cantore non mai stanco di sempre ritrovare canti per sempre nuovi;
ma, più felice Amore!
fervido e sempre da godere, e giovane e anelante sempre, tu che di tanto eccedi ogni vivente passione umana, che in cuore un solitario dolore lascia, e sdegno: amara febbre.
IV
Chi son questi venienti al sacrificio?
E, misterioso sacerdote, a quale verde altare conduci questa, che mugghia ai cieli, mite giovenca di ghirlande adorna i bei fianchi di seta?
Qual piccola città, presso del fiume o in riva al mare costruita, o sopra il monte, fra le sue placide mura, si è vuotata di questa folla festante, in questo pio mattino?
Tu, piccola città, quelle tue strade sempre saranno silenziose e mai non un’anima tornerà che dica perché sei desolata.
V
O pura attica forma! Leggiadro atteggiamento, cui d’uomini e fanciulle e rami ed erbe calpestate intorno fregio di marmo chiude,
invano invano il pensier nostro ardendo fino a te si consuma,
pari all’eternità, fredda, silente, imperturbabile effige.
Quando, dal tempo devastata e vinta, questa or viva progenie anche cadrà, fra diverso dolore, amica all’uomo,
rimarrai tu sola,
“Bellezza è Verità” dicendo ancora:
“Verità è Bellezza”. Questo a voi, sopra la terra, di sapere è dato:
questo, non altro, a voi, sopra la terra,
é bastante sapere.
John Keats, Poesie, traduzione di Augusto Frassinetti, Giulio Einaudi Editore, 1983

La mancanza di reale desiderio del vero.

La mancanza di reale desiderio del vero.

Bisogna invece guardare il fatto, l’avvenimento, con semplicità, vale a dire bisogna guardare l’avvenimento per quel che dice, per quello che comunica alla ragione, al cuore, senza introdurre per valutarlo fattori estranei, che non c’entrano con esso. Analogamente, lo sguardo al messaggio è «sincero» se guarda a esso per come è portato, per quel che riporta, senza introdurre dei «ma», dei «se»,
dei «forse», dei «però», che sono il fuoco di fila con cui l’impostura che è nell’uomo – la mancanza di reale desiderio del vero – ci distacca dalla realtà, disturba il nostro contatto con essa, ci fa fuggire, ci impedisce di conoscerla e di giudicarla. Il contrario di sincero, cioè impostore, menzognero, indica pertanto l’introduzione di qualcosa di estraneo nel rapporto con la realtà.
Luigi Giussani, Generare tracce nella storia del mondo, Rizzoli

Il desiderio, lui sì se la intende con la verità.

Il desiderio, lui sì se la intende con la verità.

Gustav Klimt, Danae


Il desiderio, lui sì se la intende con la verità. Nessuno può dirla, ma il pensiero di dire la verità, di poterla dire, di stare dicendola, è tra i più efficaci travestimenti della pulsione, l’esca per iniziare a dire… La verità? Ma no, qualcosa, qualcosina. La verità è imprendibile, sempre in atto, è il ritmo del sessuale, l’enigma dello sguardo, la danza delle parole, il tono di un incontro, l’eco di un gesto, il profumo
di un pensiero.
Umberto Silva, Il Foglio, 2 aprile 2011

L’irriducibilità del suo mistero.

L’irriducibilità del suo mistero.

Henri Rousseau, Jardin du Luxembourg, Monumento a Chopin


Si parla tanto di guerre, di economia, di teologia, ma cherchez toujours la
femme
se volete toccare un lembo di verità. E questo vale per gli iraniani come
per i cinesi, vale laddove il desiderio è accettato e là dove è negato, perfino in quella misoginia in cui più che altrove la donna in controluce si staglia. Vale anche per i gay, che si sostituiscono alla donna pur d’intendere l’irriducibilità del suo mistero. Cercate la donna, ma una volta che l’avete trovata non sforzatevi di credere che vi appartenga; vi accorgerete che voi non vi appartenete più, e se resistete a questo pensiero sarete costretti a passare il resto dei vostri giorni a travestirvi da voi stessi.
Il vero travestito è l’identitarista.
Umberto Silva, Il Foglio, 2 aprile 2011

Per rinunciare a Dio l’uomo rinuncia a se stesso.

«Un giorno il viandante chiuse la porta dietro di sé e pianse. Poi disse: questo ardente desiderio del vero, del reale, del non apparente, del certo, come lo odio…» (F.Nietzsche). Questa è la scelta che ha fatto l’uomo contemporaneo: chiudere la porta alla speranza, all’impeto ideale che gli alita alle spalle, acquattato in fondo al suo cuore, trasmessogli da sua madre e da tutto ciò che lo anticipa nella storia: questo evidente desiderio del vero, del reale, del certo. L’uomo moderno se ne sente perseguitato come da un aguzzino «tetro e appassionato», e ad un tempo ammette di essere costituito dal desiderio della verità, mentre si ribella alla natura del proprio cuore che è profezia di Dio. Solo qui si rivela la cattiveria dell’uomo. Dante, del resto, già aveva indiziato quest’ultimo problema umano con la figura di Capaneo. L’uomo cristiano conosce questa tentazione: Tu o Dio mi leghi qui e non posso sfuggire, ma non puoi impedirmi di bestemmiarti e io ti bestemmio. Ed è così che per rinunciare a Dio l’uomo rinuncia a se stesso. Quel desiderio del vero, quale aguzzino, non gli permette di riposare. Per sottrarsi alle esigenze del cuore, quanti strappi, quante amarezze! «Ma poiché l’uomo deve muovere oltre il piede stanco e ferito» – come continua Nietzsche – allora egli rivolge indietro, alle cose belle e adeguate alla sua esigenza che non hanno saputo trattenerlo, uno sguardo di odio feroce. In questa irosa volontà di strapparsi alle domande che lo rimanderebbero a Dio, egli è pieno di livore perché quelle esigenze del cuore non l’hanno costretto a rimanere. Egli così odia la propria libertà, la odia mentre la usa.

Luigi Giussani, Il senso di Dio e l’uomo moderno, BUR

Che cosa è la verità?

Woutersz Johannes detto Stap, Pilato si lava le mani

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: “Tu sei il re dei Giudei?”. Gesù rispose: “Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?”. Pilato rispose: “Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?”. Rispose Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù”. Allora Pilato gli disse: “Dunque tu sei re?”. Rispose Gesù: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”. Gli dice Pilato: “Che cos’è la verità?”.

Giovanni, 18, 33-38