Sicuramente esiste un uomo migliore (Renoir).

Sicuramente esiste un uomo migliore (Renoir).


Gli aerei stanno al cielo come le navi al mare
Come il sole all’orizzonte la sera
Come è vero che non voglio tornare
A una stanza vuota e tranquilla
Dove aspetto un amore lontano
E mi pettino I pensieri
Col bicchiere nella mano.
Chi di voi l’ha vista partire
Dica pure che stracciona era
Quanto vento aveva nei capelli
Se rideva o se piangeva
La mattina che prese il treno
E seduta accanto al finestrino
Vide passare l’Italia ai suoi piedi
Giocando a carte col suo destino.
Ora I tempi si sa che cambiano
Passano e tornano tristezza e amore
Da qualche parte c’è una stanza più calda
Sicuramente esiste un uomo migliore
Io nel frattempo ho scritto altre canzoni
Di lei parlano raramente
Ma non è vero che io l’abbia perduta
Dimenticata come dice la gente.

Francesco De Gregori

Come lacrime nella pioggia (io ne ho viste cose).

Come lacrime nella pioggia (io ne ho viste cose).

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire.”

Solo due sfumature, dettagli di un monologo che non saprei dire essere più bello in italiano o in inglese.

In italiano, peraltro, la traduzione ben diversa dalla vulgata.

Ma, soprattutto, in inglese, quello stacco tra l’incipit, il soggetto, verbo e il resto della frase, che si capisce solo ascoltando.

«I’ve seen things you people wouldn’t believe,
attack ships on fire off the shoulder of Orion,
I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate.
All those moments will be lost in time,
like tears in rain.
Time to die.»

Con la stessa speranza, disincanto e senso dei paragoni.

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(..) Prati verdi in cui tenersi per mano, tramonti, poesie, sguardi, affinità elettive, senso dell’umorismo, il desiderio femminile non può spingersi oltre, se si vogliono poi scrivere le memorie di una ragazza perbene, e la femminista Naomi Wolf in “Vagina”, che dovrebbe essere un saggio liberatorio, scrive che un modo invincibile per suscitare il desiderio in una donna è guardarla negli occhi al mattino, raccogliere il bucato la sera, avviare la lavatrice, portarle dei fiori. Non fa accenno all’attrazione fisica, alla possibilità che Samantha di “Sex and the City” avesse qualche motivo per essere felice guardando il vicino di casa italiano sotto la doccia. La camicia aperta sul petto, insomma, è puro oggetto di scherno e, a meno di essere lettrici di Playgirl, inconfessabile motivo di attrazione. L’uomo-oggetto va circondato di premure, va giustificato con l’intelligenza, l’ironia, il romanticismo. Per non metterlo in difficoltà, meglio che non sappia mai che le donne lo guardano con la stessa speranza, disincanto e senso dei paragoni con cui lui guarda Jennifer Lawrence.
Annalena Benini

Qualcosa che le donne naturalmente sanno.

Qualcosa che le donne naturalmente sanno.

The legs

(..) quelle gambe piegate di lato su un letto (che starà facendo la loro proprietaria? Dorme? Legge?), ferme e dritte sul tacco comodo con la valigia accanto (imbarco all’aeroporto? Viaggio di lavoro, fuga passionale?),
accavallate su una poltrona, interrogative, impegnate in un colloquio forse
solitario, oppure appoggiate a una parete, alte sopra la gonna e offerte, più ancora che esibite, squarciano infatti un velo, mostrano qualcosa che le donne naturalmente sanno e gli uomini quasi mai e che di rado intuiscono.

Fabiana Giacomotti, Il Foglio, 5 gennaio 2013.

Una scelta eccentrica.

Una scelta eccentrica.

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La predilezione per le gambe femminili è una scelta eccentrica, una di quelle
prese di posizione per così dire mature che lasciano le donne interdette, abituate
come sono a osservare con una sorta di divertito, condiscendente disprezzo lo sguardo maschile, goloso e bamboccione, appuntato sul seno o sul culo.

Fabiana Giacomotti, Il Foglio, 5 gennaio.

La natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito (#Meeting 2012).

La natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito (#Meeting 2012).

Infatti, a mio avviso, solo due tipi di uomini salvano interamente la statura dell’es-sere umano: l’anarchico e l’autenticamente religioso. La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito: l’anarchico è l’affermazione di sé all’infinito e l’uomo autenticamente religioso è l’accettazione dell’infinito come significato di sé.

Luigi Giussani, Il senso religioso, BUR

Caldo di un’umanità ironica.

Caldo di un’umanità ironica.

Copyright Lorenzo Cavalieri

(..) Oberdan gongolava, e subito si creò un rapporto scapigliato tra il giovanotto e il bambino.

Tanto che quest’ultimo, quasi presago che da quell’adorabile e lucidissimo “pazzo” tra poco avrebbe recepito rivelazioni fondamentali; quasi geloso dello spazio circostante che avrebbe potuto carpire segreti di cui pretendeva l’esclusiva, avanzò una proposta logistica: suggerì cioè a fausto di raccattare uno sgabellino di quelli situati sotto la quercia (secolare), di attraversare la bianca striscia carrozzabile -“terra nullius”- e di appostarsi, a cavallo dello sgabellino, davanti al cancelletto inchiavardato della casetta rosa.

Da parte sua, Oberdan afferrò una seggiolina impagliata della cucina e – scese le scale a precipizio – si piazzò, cavalcando la seggiolina alla rovescia, di qua dalle sbarre.

Tutt’intorno il silenzio della notte, di una tiepida notte d’estate, odorosa di Carso. La faccia di Fausto, nel taglio di luce creato dal lampione stradale, simpatica. Lo sguardo acuto ma mai insinuante, anzi dignitosamente distaccato. Ma anche caldo di un’umanità ironica.

Lelio Luttazzi, L’erotismo di Oberdan Baciro, Einaudi