La brenda III (la merenda III).

Paul Cézanne, Le déjeuner sur l'herbe

LA BRENDA III

E’ sarà stè parchè a magnessom trop,

E’ sarà stè i caplett e e’ zabajon,

Mo e’ fatto stà che tott e’ gioran dop

Avessom una bela indigestion!

Mè a dseva gumitend: “Oh Dio ch’ a sciopp!”

E iquè so l’urineri e zo i bragon

E via ch’andeva par di drì d’ galop

Cun una sciolta ch’ la pareva e’ fion!

I Pulett, caro te, i’ è bona zent

e Pino, nenca lò, l’ è un bon burdell,

Mo i tira a fev la pell, un azident!

Fatto sta ch’ a caghessum al budel

Mo st’ etra dmanga ai turnaren tott quent

Par fe una gran magneda d’parpadell.

Olindo Guerrini, Sonetti romagnoli, Zanichelli

Traduzione

Sarà stato perché abbiamo mangiato troppo,

Saranno stati i cappelletti e lo zabaglione,

Sta di fatto che tutto il giorno dopo

Avemmo una bella indigestione!

Io dicevo vomitando:”Oh Signore, muoio!”

E qui sul pitale e giù le braghe

E via che andavo al galoppo

Con una diarrea che pareva un fiume

I Poletti, caro te, sono gente buona,

E Pino, anche lui, è un bravo ragazzo,

Ma tirano ad ammazzarti, un accidenti!

Fatto sta che abbiamo cagato le budella

Ma la prossima domenica torneremo tutti quanti

Per fare una gran mangiata di tagliatelle.

La brenda II (la merenda, II).

C.Monet, Le déjeuner sur l'herbe

LA BRENDA II

E andessom a Santerna in tanti avtur

Ch’us aveva invidé Pino Pulett

-Bravo! E’ fiol d’Cecco- par magnè i caplett

Ch’ e’ guideva Archimede, imbariegh dur

Al credat? A paremia un branch d’ sgadur

E Tugnazz un magnè zent trentasett,

Una mezza tachena, du gallett

E un pastezz d’ macaron cun e’ brod scur.

E i brindisi? “Un eviva a quel bodino!”

-“Io bevo a la salute nostra d’ no!”-

“Burdelli! abbasso l’acqua e viva il vino!”

E dop a la grustè, dop ai maron,

La sgnora Imelde, ch’ l’è la mama d’ Pino,

L’ as mandé una barila d’ zabaion.

Olindo Guerrini, Sonetti romagnoli, Zanichelli

Traduzione

Siamo andati a Santerno con tante vetture,

ci aveva invitato Pino Poletti

Bravo! Il figlio di Cecco, per mangiare i cappelletti

E guidava Archimede, ubriaco fradicio.

Lo credi? Sembravamo un branco di mietitori,

Tugnazz ne mangiò 137,

Un mezzo tacchino, due galletti

E un pasticcio di maccheroni con il sugo scuro

E i brindisi? Un evviva a quel budino!

Io bevo alla salute nostra di noi!

Ragazzi, abbasso l’acqua e viva il vino!

E dopo la crostata, dopo le castagne,

La signora Imelde, che è la mamma di Pino,

Ci mandò un barile di zabaione.

La brenda (la merenda)

E.Manet, Le déjeuner sur l'herbe

LA BRENDA I

Me, Temistocle, Opimio, Clodoveo,

Egisto, Aristodemo, Geremia,

Epaminonda, Palamede, Feo,

Telemaco, Tancredi e e’ zop Elia,

Orlando, Pirro, Pericle, Pompeo,

Teodorico, Amilcare, Tobia,

Nullo, Menotti, Aristide, Aristeo,

Cariulano, Scipion, Febo, Isaia,

I vens cun al su donn*: l’Ifigenia,

L’Isolina, l’Elettra, la Dircea,

La Zenobia, la Merope, l’Argia,

L’Andromaca, la Saffo, la Medea,

La Mirra, la Penelope, la Pia,

E l’Irma con su medar Galatea.**

* vennero con le loro donne.

** e l’Irma con sua madre Galatea.

Olindo Guerrini, Sonetti romagnoli, Zanichelli

Downshifting

CambioNissan
Letteralmente “scalare le marce”. In senso sociologico, è un concetto quanto mai in voga negli ultimi tempi, richiamando l’attenzione di servizi giornalistici, sulla carta stampata e sulla televisione. Significa cambiare ritmo di vita, dedicarsi a qualcosa di completamente diverso da quanto fatto finora -normalmente: una carriera da manager, dirigente, grande industriale- per avere più tempo da dedicare a se stessi, più tempo libero in generale.

Colpiscono, quasi un denominatore comune di tutti i servizi e gli articoli che ho avuto modo di leggere, le annotazioni in chiusura dei pezzi: per fare il downshifting ci vogliono soldi, e non pochi. E non si capisce bene il perché, dal momento che si dovrebbe mettere in conto una maggiore frugalità, uno stile di vita più spartano, meno shopping, consumismo, etc…viene il dubbio che scalare le marce sia qualcosa che serve a lavorare di meno per continuare a fare la vita di prima. Ovvero una vita che ruota intorno al lavoro come ad un male necessario, un obbligo sociale, un passaggio che solo rende possibile il vero tempo, quello libero e liberato. Come è diverso il significato che del lavoro dava don Giussani, percependo che la vita è unica ed indivisibile, che non può essere divisa o parcellizzata!

Il conforto della bolgia in Riviera?

Discoteca riminese

Uno sconcertante articolo di Marina Corradi su Tempi in edicola questa settimana descrive con toni di umana simpatia l’esperienza, a fine agosto, in una pizzeria di viale Vespucci, dunque in pieno centro turistico, sul lungomare o quasi. L’aver incrociato lo sguardo di due turisti nordici spinge la Corradi a chiedersi cosa li spinge a fare migliaia di km “per arrivare in questa bolgia?”

La risposta è nell’essere protetti e confortati dal casino: “come avendo paura di andarsene e trovarsi soli là fuori, con i loro pensieri.”

Marina Corradi non vive a Rimini tutto l’anno e, forse, come mi capita spesso, se mi incontrasse e ci presentassimo mi direbbe “beato te che vivi sempre in vacanza”. Non vedo conforti nella bolgia, non vedo conforti di sorta: e non sono bacchettone, non vado a letto dopo Carosello, non conduco vita solitaria davanti alla televisione, come l’articolo ipotizza che facciano i turisti nordici nelle loro linde città. E basta andare 30 km più a nord, nella “normale” provincia romagnola, Cesena o Forlì che sia, per trovare strade deserte e locali chiusi.

Peraltro mi piacerebbe avere una città più linda ed un mare meno schifoso, ma tant’è.

Marina Corradi farebbe bene ad osservare, invece, i volti devastati, nel senso antropologico ed interiore, ovvero di anima, di coloro che passeggiano sul lungomare o nel pazzesco centro commerciale Le Befane, coppie dallo sguardo triste e stanco, aggrappati l’uno all’altra, tesi ad apparire ciò che non sono, branchi di ragazzi e ragazze impegnati a comprare per non pensare, ad urlare e mangiare gelati per non avere problemi. Forse Marina Corradi non ha mai sentito le tristi interviste di Gianluigi Armaroli, sul Tg5, o i servizi per adolescenti con ormoni a mille sul Tg di Italia 1: non ha mai ascoltato perchè si viene in vacanza a Rimini, o forse, siccome lei non ci viene per questo (sospetto che ci sia venuta solo per il Meeting, ed ha fatto bene: ma venisse, più a lungo, anche prima, così, per provare) ignora ciò che non vede.

Non basta Don Oreste Benzi, al quale come è noto la bolgia non dava fastidio, perchè ci vedeva occasione di missione: “Contemplo il volto di Cristo in tutti quelli che incontro”. La contemplazione è possibile ovunque, ma la cultura del vivere civile, non nel senso di buona educazione e di bon ton, ma di educazione vera e propria allo stare insieme, non è nella bolgia. Mi spiace, proprio no.