La vita, con l’andar del tempo, deflora qualsiasi verginità, anche solo disseccandola; non importa che il proprietario voglia tenersela.

La vita, con l’andar del tempo, deflora qualsiasi verginità, anche solo disseccandola; non importa che il proprietario voglia tenersela.

ArtemisiaGentileschi-Cleopatra

Fino ad allora si era trattato soltanto di lui. Fino ad allora era stata una lotta privata tra lui e se stesso. Nessun altro ci aveva avuto a che fare. Era come uno scrittore che, scoperta la coincidenza tra il proprio talento e i propri desideri, rinchiude il talento per lavorare duro e perfezionarlo, ritenendolo l’unica cosa necessaria, senza rendersi conto che poi entrano in gioco editori, agenti letterari e direttori di riviste. Quando ci ci intromise la gente, divenne naturalmente un uomo diverso. Tutto cambiò e non fu più il verginello, col diritto del verginello di insistere sull’amore platonico. La vita, con l’andar del tempo, deflora qualsiasi verginità, anche solo disseccandola; non importa che il proprietario voglia tenersela.

James Jones, Di qui all’eternità.

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Cosa sarà

Bici

Cosa sarà
Cosa sarà che fa crescere gli alberi
la felicità
che fa morire a vent’anni anche se vivi fino a cento
cosa sarà a far muovere il vento
a fermare il poeta ubriaco
a dare la morte per un pezzo di pane o un bacio non dato
Cosa sarà
che ti svegli al mattino e sei serio
che ti fa morire ridendo di notte all’ombra di un desiderio
Cosa sarà
che ti spinge ad amare una donna bassina e perduta
la bottiglia che ti ubriaca anche se non l’hai bevuta
Cosa sarà
che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c’è
Cosa sarà
che ti fa comprare di tutto anche se è di niente che hai bisogno
Cosa sarà
che ti strappa dal sogno
Cosa sarà
che ti fa uscire di tasca dei no non ci sto
ti getta nel mare e ti viene a salvare
Cosa sarà
che dobbiamo cercare
che dobbiamo cercare
Cosa sarà
che ci fa lasciare la bicicletta sul muro
e camminare a sera con un amico a parlare del futuro
Cosa sarà
questo strano coraggio o paura che ci prende
e ci porta ad ascoltare la notte che scende
Cosa sarà
quell’uomo e il suo cuore benedetto
che sceso dalle scarpe e dal letto si è sentito solo
e come un uccello che in volo si ferma
e guarda giù.

Lucio Dalla, Francesco De Gregori

Nulla di serio si rivesta, riposi, faccia un viaggio (Vestiario).

Nulla di serio si rivesta, riposi, faccia un viaggio (Vestiario).

Copyright Raffaello Pacini

Ti togli, ci togliamo, vi togliete
cappotti, giacche, gilè, camicette
di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biamcheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.

Wislawa Szymborska, Gente sul ponte.

Se avessi un’altra volta la vita davanti (Istanti).

Se avessi un’altra volta la vita davanti (Istanti).

Se io potessi vivere un’altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto,
mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato,
difatti prenderei pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi,
farei più viaggi,
guarderei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei più fiumi,
andrei in posti dove mai sono andato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente
e precisamente ogni minuto della sua vita;
certo che ho avuto momenti di gioia
ma se potessi tornare indietro cercherei di avere soltanto buoni momenti.
Nel caso non lo sappiate, di quello è fatta la vita,
solo di momenti, non ti perdere l’oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza un termometro,
una borsa d’acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi vivere di nuovo comincerei ad andare scalzo all’inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell’autunno.
Farei più giri nella carrozzella,
guarderei più albe e giocherei di più con i bambini,
se avessi un’altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.

Jorge Luis Borges

Quello era un sabato.

Quello era un sabato.

L’aria assolata era piena di radio e grammofoni in competizione fra loro sulla soglia di empori e di negozi di musica. Per tutto il giorno, davanti a quelle entrate c’era una folla in ascolto. I pezzi che li toccavano erano ballate dalla melodia e dall’argomento semplice, che dicevano di lutti castighi e pentimenti cantati con voce metallica, confuse, sottolineate da interferenze o dal grattar di puntine – voci disincarnate che uscivano a tutto volume da mobiletti di finto legno o da trombe che raschiavano come ghiaia sulle facce rapite, le lente mani nodose da tempo modellate sulla terra impervia, lugubri, dure e tristi.

Quello era un sabato (..).

W.Faulkner, Santuario, Adelphi

Shikataganai (non ci si può fare nulla).

Shikataganai (non ci si può fare nulla).

E se non è la sola terra a misurarsi tanto spesso con il volto meno benevolo della natura, l’arcipelago nipponico è probabilmente quello che ne ha realizzata la più profonda trascrizione all’interno del proprio sistema culturale.
Nell’individuo e nella società giapponese vivono fianco a fianco un partecipe culto della natura e un freddo fenomenismo naturalistico. Com’è noto, ogni manifestazione della cultura nipponica presenta, anche in epoca postmoderna, incessanti rimandi alla realtà naturale, e in particolare alla vicenda delle stagioni, cioè al divenire della natura. L’atteggiamento con cui la mente giapponese si relaziona a tale divenire è improntato a un operoso fatalismo; in un orizzonte concettuale privo di particolari sporgenze metafisiche, essa si muove su un doppio binario: da un lato un pragmatismo a forte connotazione sociale, dall’altro una sommessa rassegnazione al corso degli eventi naturali. Così accanto all’intervento operativo, pianificato, meticoloso e disciplinato e rivolto pressoché esclusivamente al ripristino dei meccanismi produttivi, ha luogo un processo di razionalizzazione dell’ineluttabile, che immancabilmente approda al capolinea dello “shikataganai”, “non ci si può fare nulla”, la frase/pensiero con cui ogni giapponese riesce a disarmare qualsiasi situazione di scacco.
Il Foglio, 12 marzo 2011.