Un po’ come si tace una speranza ineffabile.

Un po’ come si tace una speranza ineffabile.


«E tutto cospira a tacere di noi, un po’ come si tace / un’onta, forse, un po’ come si tace una speranza ineffabile».

Alla radice di quella insicurezza e di quella paura ansiosa, che ci fa fare tanta resistenza a riconoscere l’annuncio più evidente che esista nella storia dell’uomo, per lo sguardo dell’uomo, alla radice di quella inconsistenza sta questa vergogna di sé: «E tutto cospira a tacere di noi, un po’ come si tace / un’onta
[questa vergogna di noi], forse, un po’ come si tace R.M. Rilke, «Seconda Elegia», in Elegie duinesi, Einaudi, Torino 1978.

Luigi Giussani, Uomini senza patria (1982-1983)

Non c’è bellezza da vedere.

Georges de la Tour

ACENDER AS VELAS

Acender as velas

Já é profissão

Quando não tem samba

Tem desilusão

É mais um coração

Que deixa de bater

Um anjo vai pro céu

Deus me perdoe

Mas vou dizer

O doutor chegou tarde demais

Porque no morro

Não tem automóvel pra subir

Não tem telefone pra chamar

E não tem beleza pra se ver

E a gente morre sem querer morrer

(Zé Kéti)

Uno non può vivere in una situazione senza esserne influenzato.

Winslow Homer, Coming storm

Come ci ha insegnato sempre don Giussani, uno non può vivere in una situazione senza esserne influenzato. Per questo tante volte sorprendiamo
noi stessi a reagire come tutti. Da che cosa si vede? La realtà è il luogo della verifica della fede. Perciò, nelle vicende che ci siamo trovati ad affrontare quest’anno, il punto cruciale e drammatico continuamente emerso è la questione della fede e il nesso tra la fede e la speranza.

Julian Carròn, Rimini, aprile 2009

Quella finalità irrinunciabile.

Francisco De Zurbaran

Francisco De Zurbaran


L’attenzione, dunque, si dà in circoli che descrivono una differente ampiezza. Se l’attenzione potesse materializzarsi, si potrebbe vedere come in alcuni casi esplora un ampio orizzonte, come in altri si avvicina fino al confine stesso dell’orizzonte, nel momento in cui sembra ormai non averlo più, e ci si perde. In altri casi circonda un brandello, un punto della realtà come se si trattasse di farsi spazio in una piazzaforte. E, in verità, è proprio così.
Giacchè l’essenza dell’attenzione è captare, assorbire, prendere possesso avvicinandosi a questo immenso, illimitato continente che è la realtà. Dal momento che la realtà è una -non possiamo smettere di crederlo- e multipla, l’attenzione, per essere seguita da vicino, deve farsi multipla. L’attenzione dalle molteplici forme si fa irriconoscibile e può persino passare per la disattenzione più totale.
Ma l’attenzione, circondando la realtà, va a conquistarla per questa strana creatura che è l’essere umano da cui è comandata e da cui nasce. Così ci saranno tante forme essenziali di attenzione quanti sono i piani che che formano la psiche e la persona. Studiare l’attenzione nelle sue diverse forme porta contemporaneamente a studiare la struttura dell’essere umano e la struttura di come, davanti a lui, appare la realtà (..).
La presunta unità di tutte queste diverse forme di attenzione è la stessa cosa, naturalmente, della supposta intimità sostanziale di tutti i piani che compongono la struttura dell’essere umano: la necessità di avere un tema che avvolge la finalità.
Quella finalità irrinunciabile che richiede una volta e un’altra ancora e sempre l’invincibile speranza.

Maria Zambrano, Per l’amore e per la libertà, Marietti 1820