Oh sorriso, verso dove?

Oh sorriso, verso dove?

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(…) Perché noi, ove affetto ci prende, dileguiamo; ah, noi

espiriamo noi stessi, e via; di brace in brace

manda il legno di noi sempre più debole odore.

Uno potrebbe dirci: sì, tu mi vieni nel sangue

questa stanza, la primavera, si riempie di te…

Che serve, non ci può trattenere, noi scompariamo

in lui e attorno a lui. E loro, le belle, oh,

chi le trattiene? Senza cessare s’alza quella luce

sul loro volto e va via. Come rugiada

dall’erba di mattina si leva il Nostro da noi,

come il calore da un cibo bollente. Oh sorriso, verso dove?

 

 

 

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E piove in petto una dolcezza inquieta (I limoni).

E piove in petto una dolcezza inquieta (I limoni).
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Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Eugenio Montale

Siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose.

Siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose.
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Accidenti – disse – ce ne sono di cose belle al mondo. E quando dico belle intendo belle. Siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose. Sempre, sempre, sempre lì ad annotare tutti gli accidenti che capitano al nostro piccolo schifoso io.

J.D. Salinger, Il giovane Holden

¿adónde va la sorpresa, casi cotidiana del atardecer? (¿adónde van? )

¿adónde va la sorpresa, casi cotidiana del atardecer? (¿adónde van?)

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¿adónde van las palabras que no se quedaron?
¿adónde van las miradas que un día partieron?
¿acaso flotan eternas, como prisioneras de un ventarrón?
¿o se acurrucan, entre las rendijas, buscando calor?
¿acaso ruedan sobre los cristales, cual gotas de lluvia que quieren pasar?
¿acaso nunca vuelven a ser algo?
¿acaso se van?
¿y a dónde van?
¿adónde van?
¿en qué estarán convertidos mis viejos zapatos?
¿a dónde fueron a dar tantas hojas de un árbol?
¿por dónde están las angustias, que desde tus ojos saltaron por mí?
¿adónde fueron mis palabras sucias de sangre de abril?
¿adónde van ahora mismo estos cuerpos, que no puedo nunca dejar de alumbrar?
¿acaso nunca vuelven a ser algo?
¿acaso se van?
¿y a dónde van?
¿adónde van?
¿adónde va lo común, lo de todos los días?
¿el descalzarse en la puerta, la mano amiga?
¿adónde va la sorpresa, casi cotidiana del atardecer?
¿adónde va el mantel de la mesa, el café de ayer?
¿adónde van los pequeños terribles encantos que tiene el hogar?
¿acaso nunca vuelven a ser algo?
¿acaso se van?
¿y a dónde van?
¿adónde van?

Silvio Rodriguez

 

Non siamo neppure padroni di noi stessi.

Non siamo neppure padroni di noi stessi.

F.Hayez, Liegende Odaliske - F.Hayez / Reclining Odalisque / 1839 - F. Hayez, Odalisque allongee

Olivia
Non so neppur io quel che faccio. Temo che gli occhi siano stati cattivi consiglieri. Oh, fato, dispiega il tuo potere. Non siamo neppure padroni di noi stessi. Quel che è scritto si compia: così sia.

William Shakespeare, La dodicesima notte.

Un imprevisto è la sola speranza.

Un imprevisto è la sola speranza.

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Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni (di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano le guide Hachette e quelle dei musei,
si cambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;
prima del viaggio s’informa
qualche amico o parente, si controllano
valige e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima
del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è O.K. e tutto
è per il meglio e inutile.
……………………………………
E ora, che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.

 

Eugenio Montale

Qual’è la tua politica?

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Ma, domandi, quale finisce per essere la tua posizione politica? Qual è la tua politica? Credo che questa domanda si possa saltare, si disse. E’ una domanda errata, una domanda che implica che tu debba avere qualche specie di posizione politica, ed è quindi una domanda sleale perché restringe la tua risposta alle specie di politica esistenti. E’ il tipo di domanda che ti rivolgerebbero un repubblicano o un democratico o un comunista. (..) Sì, credo che la domanda possa essere respinta. Ma se dovessi rispondere, sinceramente, sotto giuramento, allora direi che tu sei (..) un cane arrabbiato che ama i cani bastonati. Ecco come ti definirei. (..)

Qui in America, pensò, ognuno lotta per diventare un capo, e poi rimanere tale. E forse, solo forse, è per questo che gli sfigati che arrivano al potere senza più niente per cui lottare si rinsecchiscono e muoiono, oppure ingrassano e diventano asmatici e muoiono.  Perché non hanno più uno scopo per cui lottare se non rimanere capi, tenersi quello che hanno.

James Jones, Di qui all’eternità.