Le brave ragazze non leggono romanzi.

Le brave ragazze non leggono romanzi.

La prima cosa da fare, se si è donne, è bruciare tutti i romanzi. Non leggere mai più. Lavorare a maglia, piuttosto, andare a pilates o a farsi iniezioni di botox, ma non toccare un libro. “Mai nessuna vergine ha letto dei romanzi”, scrisse Jean-Jacques Rousseau nella prefazione di “Giulia o la Nuova Eloisa” (1761), il best seller che tutte le fanciulle in fiore di quegli anni leggevano di nascosto in camera da letto, dopo che era stato vietato loro di sfogliarlo. La donna che legge è destinata alla perdizione, alla dissolutezza, alla ninfomania. Le lettrici, con la mente piena di immagini pericolose, di troppo sottili confini fra il bene e il male, si affacciano sul baratro morale (e sessuale), si liberano dell’innocenza per sempre e vanno incontro a destini pericolosi (forse anche più divertenti del botulino). Secondo il saggio di Francesca Serra, “Le brave ragazze non leggono romanzi” (Bollati Boringhieri), il libro è, storicamente, la tentazione più erotica che esista: basta aprirlo per dire addio alla castità e trasformarsi in una nuova Madame Bovary (la più grande lettrice della letteratura ottocentesca), che da ingorda consumatrice di romanzi diventa una vorace adultera e non riesce più a fermarsi.

Annalena Benini

Nell’amplesso ci si gioca tutto, senza rete (sii all’altezza del tuo desiderio).

Nell’amplesso ci si gioca tutto, senza rete (sii all’altezza del tuo desiderio).

 

Perché Effi Briest, la leggiadra eroina del capolavoro di Theodor Fontane, per un bacio furtivo finisce i suoi giorni in un’aspra solitudine? Perché Anna Karenina, la tanto amata da Vronskij e soprattutto da Tolstoj, terminerà la sua fuga d’amore lanciandosi sotto un treno mentre Madame Bovary si avvelena con un topicida? Quale colpa scontano le donne che si sono abbandonate al desiderio infrangendo i canoni della religione e della società? Pagano per il tradimento… o per non averlo perpetrato con più audacia? Non sono castigate dai codici quanto dalla legge dell’inconscio che ammonisce: “Sii all’altezza del tuo desiderio”. L’unico clamoroso tradimento che va a buon fine è quello di Lady Chatterley: esaltandone la fiammeggiante nudità Lawrence mostra che i corpi sono l’anima e che dalla loro intima unione scaturisce la verità, al di là di ogni chiacchiera mondana, ideologica o religiosa. Nell’amplesso ci si gioca tutto, senza rete.

Umberto Silva, Il Foglio, 2 luglio 2011

L’ordine sensoriale risuona con il Logos Divino.

L’ordine sensoriale risuona con il Logos Divino.

Nel culto asettico dell’igiene è implicito un disgusto per il corpo e la materia: questo puritanesimo da toletta, insomma, ripudia l’incarnazione. E agli occhi di McLuhan, che si definiva “un tomista per il quale l’ordine sensoriale risuona con il Logos Divino”, questo era il supremo peccato contro lo spirito. Si fece cattolico, si può dire, per amore del mondo: “La mia sete di verità era sensuale in origine”, scrisse in una lettera alla madre Elsie nel 1935, all’alba della conversione, quando aveva poco più di vent’anni ed era uno studente balzato a Cambridge dal Canada, dove era nato nel 1911. Se aveva deciso di rinnegare il pur blando protestantesimo della sua educazione, è perché la religione cattolica è la sola che “scende a patti con i termini che le nostre sette hanno odiato e hanno designato con brutti appellativi – come ‘carnale’ che è squisitamente vicino a ‘carnaio’”.

Guido Vitiello, Il Foglio

Il mondo puritano non ha fatto altro che sostituire il sapone al confessionale.

Il mondo puritano non ha fatto altro che sostituire il sapone al confessionale.

Perché tutto questo isterismo da raduno religioso a proposito dell’igiene personale?”. La risposta, fulminante, cadeva due pagine dopo: “Il mondo puritano non ha fatto altro che sostituire il sapone al confessionale”.

Guido Vitiello, Il Foglio

 

Kamasutra intellettuale.

Kamasutra intellettuale.

Il caso vuole che quello stesso numero di Playboy ospitasse anche una sterminata intervista a Herbert Marshall McLuhan, l’uomo che più di ogni altro era riuscito a rendere intellettualmente sexy, se così si può dire, i prodotti dell’industria culturale – e che ne era stato ricambiato dal mensile per soli uomini con la consacrazione a “high priest of popcult”. Il Sessantotto, il conservatore McLuhan proprio non lo aveva fatto. E il Sessantanove? Qui dipende dai punti di vista e dalle cabale. Sappiamo che morì a 69 anni, nel dicembre del 1980, e il suo biografo Philip Marchand ci informa che per decidere se un libro meritasse o meno di esser letto aveva la curiosa abitudine di ispezionarne una sola pagina, la 69 appunto. Se però vogliamo considerare il sessantanove come una traduzione, in termini di ginnastica erotica, dell’antico principio ermetico secondo cui “ciò che sta in alto è come ciò che sta in basso, e ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto”, allora possiamo sostenere (con rispetto parlando) che l’impresa di McLuhan è stata una spettacolare e acrobatica mossa da Kamasutra intellettuale, un ricongiungimento tra l’alto e il basso della cultura, tra le strisce dei Peanuts e il “Finnegans Wake” di Joyce.

Guido Vitiello, Il Foglio

Il piacere occorre meritarselo mettendosi in gioco.

Il piacere occorre meritarselo mettendosi in gioco.

Il piacere occorre meritarselo mettendosi in gioco, abbandonandosi nel corpo e ancor di più nell’anima, con quell’amore per l’altro che tanto differisce dalla
brutalità ma anche dall’idealizzazione. Dal profondo sud, dalla maschilista Catania, Brancati ha avuto il coraggio di denunciare tutto ciò: per un eccesso d’idealizzazione il bell’Antonio non riesce a far l’amore con la bellissima Barbara. Il film di Bolognini fornirà un pertinente lieto fine: Mastroianni perde la Cardinale ma mette incinta una spaurita camerierina – sempre loro, le cameriere, il sale e il pepe della terra. Non c’è niente da ridere, così funzionano le cose dell’amore, e così è giusto che funzionino. Non la bellezza del partner provoca il piacere, ma la bellezza di quel desiderio che in ciascuno alberga e che spesso, per viltà o calcolo, viene preservato, nell’avaro timore di consumarlo, quando invece lo si perde proprio perché non lo si dona. Abbandonarsi all’altro per scoprirsi differente da quel che si è sempre pensato, pare un’impresa tropo arrischiata, addirittura imbarazzante o funesta.

Umberto Silva, Il Foglio, 17 maggio 2011.

Occorre audacia, sprezzo del pericolo e apprezzamento della donna, questa sconosciuta.

Occorre audacia, sprezzo del pericolo e apprezzamento della donna, questa sconosciuta.

Non solo post coitum animal triste, ma anche prima e durante, soprattutto quando pensa di sapere a cosa va incontro, di governare la riuscita. Ne ha scritto in modo memorabile un esperto come Gabriele D’Annunzio nel suo più istruttivo dei libri, “Il piacere”. Andrea Sperelli allestisce la stanza della seduzione ma il risultato è la malinconia, frutto del déjà vu. Andrea si riscatterà concedendosi un momento di verità con il famoso lapsus: possedendo Maria urlerà il nome di Elena. Per arrivare all’orgasmo occorre audacia, sprezzo del pericolo e apprezzamento della donna, questa sconosciuta, che se si pensa di conoscerla allora non è più coito ma masturbazione.

Umberto Silva, Il Foglio, 17 maggio 2011