Le altre possibilità con cui la vita sorprende la vita.

Un tentativo estenuante di afferrare l’oltre, l’irraggiungibile, l’infinito.

Un tentativo estenuante di afferrare l’oltre, l’irraggiungibile, l’infinito.

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Il sesso e il mistero profondo. Il piacere della carne e ciò che sta nel suo fondo, il
trascendente, l’estasi dello spirito. La continua ricerca della soddisfazione del corpo, e anche della ostentazione del corpo e del sesso nella pornografia, come tentativo estenuante di afferrare l’oltre, l’irraggiungibile, l’infinito. In sostanza, di toccare l’eternità.

Paolo Rodari, Il Foglio 15 dicembre 2012.

All’ascolto del mistero profondo.

All’ascolto del mistero profondo.

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Ma anche una certezza.
Una certezza che (..) non lo aveva mai abbandonato. Che il corpo martoriato
dal piacere non può essere mai il Fine, ma semmai lo strumento di una ricerca
estenuante. La molla per tendersi e flettersi, per inarcarsi, potremmo qui dire,
all’ascolto del mistero profondo.

Andrea Minuz

Il racconto di un desiderio.

Il racconto di un desiderio.

Ma questi sono dettagli. Se un maschio proverà istintivamente timore e sgomento di fronte ai ragionamenti della Marzano è soprattutto perché la filosofa non prende affatto in considerazione l’ipotesi che la pornografia possa comunque essere il racconto di un desiderio – per quanto estremo, barocco e controfattuale – né ritiene minimamente che il desiderio del possesso o del cedimento assoluto possa costituire uno stadio necessario da attraversare per poter giungere a un più auspicabile desiderio maturo e consapevolmente selettivo. Alla fine è esattamente quello che avviene a Tom Cruise il quale, dopo aver cercato lungo tutto “Eyes Wide Shut” di scoprire cosa si nasconda in fondo all’arcobaleno, ci arriva, lo vede, ne trae soltanto disperazione e torna dalla moglie. Lei, che è Nicole Kidman, lo accoglie con le parole che ogni uomo
sogna di sentirsi dire dopo avere faticato invano dietro alla soddisfazione del
desiderio assoluto: “E sai, c’è una cosa molto importante che noi dobbiamo fare prima possibile”. “Cosa?”. “Scopare”.

Antonio Gurrado, Il Foglio, 9 giugno 2012

Durai quanto sarei durata casta (amate la carne).

Durai quanto sarei durata casta (amate la carne).


Vivere senza mangiar carne è come vivere senza far l’amore come Dio comanda.
Dopo l’incontro ravvicinato con certe mucche schiacciate (vive) in un camion che saliva su un traghetto diretto in Grecia, sbarcata, per eccesso di compassione m’imposi il vegetarianesimo. Durai quanto sarei durata casta. Voi uccidete la vita degli animali!, dicono gli sbilenchi mistici della “naturalezza” di palline di soia disidratata, che invece è robaccia di produzione ben più industriale dei salamini di fegato, per esempio, che io a ragione adoro. In verità il vegetarianesimo è la pratica di un delirio di negazione della realtà: la stessa vita degli animali continua grazie al carnivorismo (se al mio cane do un cetriolo ci gioca a palla, i pesci grandi ingoiano i più piccoli, i dolci uccellini fan razzia di vermi e insetti…). Il carnivorismo è insito nella Natura e nella natura umana, perché l’uomo è, seppur pensante, un corpo animale(sco). Diffidate delle femmine che non
san cucinare carne. Non sono femmine nemmeno sotto le lenzuola. Insospettitevi dei maschi rimbavegani. Con quelle manocce inabili ad agguantare un cosciotto d’abbacchio o un gambero fritto sono pure incapaci d’impugnare come si deve le tonde chiappe d’una femmina. Amate la carne, mangiate carne: perché lo siete, vivaddio.
Gemma Gaetani (Il Foglio, 28 aprile 2012)

“Scusa, non adesso, sto leggendo”.

“Scusa, non adesso, sto leggendo”.

E causa del declassamento del romanzo, anche, di quella femminilizzazione della letteratura, che non ha mai più riacquistato la sua purezza (quindi le donne non soltanto sono perdute, ma la potenza di quel baratro ha provocato la perdizione e l’harmonyzzazione della letteratura mondiale) “Pornolettrici”, le chiama con ironia Francesca Serra, come Marilyn Monroe che, seminuda e con i capelli al vento, viene fotografata con l’“Ulisse” di Joyce sulla spiaggia di Long Island (le ultime pagine, quindi lo scandaloso monologo di Molly Bloom). Un’idea peccaminosa di libertà, curiosità, salto nel buio, viaggio di Alice nel paese delle meraviglie, da cui non si tornerà mai come prima.

E adesso, come ha scritto Mario Vargas Llosa disperandosi, il lettore è tremendamente femmina. Pare che sia un male. Significa che gli uomini hanno cose più importanti da fare, e che la lettura è paragonabile al bridge. Secondo Vargas Llosa la letteratura “è stata relegata, come certi vizi incoffessabili, ai margini della vita sociale”. Cioè alle donne, colpevoli anche dell’imbarbarimento. Se i buoni romanzi scarseggiano, è colpa delle pornolettrici. Avide, insaziabili, dipendenti. Talmente perdute in questa folle ninfomania da avere sostituito il mal di testa con il libro.

Annalena Benini

Le brave ragazze non leggono romanzi.

Le brave ragazze non leggono romanzi.

La prima cosa da fare, se si è donne, è bruciare tutti i romanzi. Non leggere mai più. Lavorare a maglia, piuttosto, andare a pilates o a farsi iniezioni di botox, ma non toccare un libro. “Mai nessuna vergine ha letto dei romanzi”, scrisse Jean-Jacques Rousseau nella prefazione di “Giulia o la Nuova Eloisa” (1761), il best seller che tutte le fanciulle in fiore di quegli anni leggevano di nascosto in camera da letto, dopo che era stato vietato loro di sfogliarlo. La donna che legge è destinata alla perdizione, alla dissolutezza, alla ninfomania. Le lettrici, con la mente piena di immagini pericolose, di troppo sottili confini fra il bene e il male, si affacciano sul baratro morale (e sessuale), si liberano dell’innocenza per sempre e vanno incontro a destini pericolosi (forse anche più divertenti del botulino). Secondo il saggio di Francesca Serra, “Le brave ragazze non leggono romanzi” (Bollati Boringhieri), il libro è, storicamente, la tentazione più erotica che esista: basta aprirlo per dire addio alla castità e trasformarsi in una nuova Madame Bovary (la più grande lettrice della letteratura ottocentesca), che da ingorda consumatrice di romanzi diventa una vorace adultera e non riesce più a fermarsi.

Annalena Benini

Nell’amplesso ci si gioca tutto, senza rete (sii all’altezza del tuo desiderio).

Nell’amplesso ci si gioca tutto, senza rete (sii all’altezza del tuo desiderio).

 

Perché Effi Briest, la leggiadra eroina del capolavoro di Theodor Fontane, per un bacio furtivo finisce i suoi giorni in un’aspra solitudine? Perché Anna Karenina, la tanto amata da Vronskij e soprattutto da Tolstoj, terminerà la sua fuga d’amore lanciandosi sotto un treno mentre Madame Bovary si avvelena con un topicida? Quale colpa scontano le donne che si sono abbandonate al desiderio infrangendo i canoni della religione e della società? Pagano per il tradimento… o per non averlo perpetrato con più audacia? Non sono castigate dai codici quanto dalla legge dell’inconscio che ammonisce: “Sii all’altezza del tuo desiderio”. L’unico clamoroso tradimento che va a buon fine è quello di Lady Chatterley: esaltandone la fiammeggiante nudità Lawrence mostra che i corpi sono l’anima e che dalla loro intima unione scaturisce la verità, al di là di ogni chiacchiera mondana, ideologica o religiosa. Nell’amplesso ci si gioca tutto, senza rete.

Umberto Silva, Il Foglio, 2 luglio 2011

L’ordine sensoriale risuona con il Logos Divino.

L’ordine sensoriale risuona con il Logos Divino.

Nel culto asettico dell’igiene è implicito un disgusto per il corpo e la materia: questo puritanesimo da toletta, insomma, ripudia l’incarnazione. E agli occhi di McLuhan, che si definiva “un tomista per il quale l’ordine sensoriale risuona con il Logos Divino”, questo era il supremo peccato contro lo spirito. Si fece cattolico, si può dire, per amore del mondo: “La mia sete di verità era sensuale in origine”, scrisse in una lettera alla madre Elsie nel 1935, all’alba della conversione, quando aveva poco più di vent’anni ed era uno studente balzato a Cambridge dal Canada, dove era nato nel 1911. Se aveva deciso di rinnegare il pur blando protestantesimo della sua educazione, è perché la religione cattolica è la sola che “scende a patti con i termini che le nostre sette hanno odiato e hanno designato con brutti appellativi – come ‘carnale’ che è squisitamente vicino a ‘carnaio’”.

Guido Vitiello, Il Foglio