La ragione adeguata e la teoria della libertà.

Alexander Calder, Spirals and petals


La “morale prima della morale” o per meglio dire l’esperienza morale elementare può ben poggiare su credenze che hanno base neuronale empiricamente documentabili dalle neuroscienze (emozioni, valori, pensiero), ma essa, ad una ragione adeguata, rivela di articolarsi anche attraverso un altro polo che, in senso lato, possiamo chiamare spirituale.
Nel rispetto dell’unità-duale (neuronale e spirituale) dell’esperienza morale fondamentale un discorso scientifico rigoroso non può escludere la necessità di una compiuta elaborazione di una teoria della libertà.
Sorge a questo punto una domanda.
E’ possibile superare i due poli costitutivi dell’unità di questa esperienza morale elementare che inevitabilmente apre al senso religioso, in una sintesi che chiuda, una volta per tutte, in un sapere oggettivo, questa stessa polarità?
Un’analisi rigorosa ci costringe a dire di no.
Dal punto di vista delle neuroscienze è impossibile un sapere compiutamente oggettivante del cervello capace di spiegare tutto l’uomo. Anche nel caso, del tutto ipotetico e almeno oggi non ancora dimostrabile, che la mente possa essere ridotta a cervello.
Così pure la dimensione spirituale cui abbiamo fatto riferimento non è in grado, da sola, di afferrare la profondità ultima dell’uomo. Il paradosso dell’uomo consiste nella sua ec-centricità.
Egli è capace di infinito ma essendo irrimediabilmente finito, non può com-prendere il mistero.

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II
nel XXIX anniversario di fondazione.

Annunci

Cosa produce la coscienza?


Cercherò di prendere sul serio, dal mio punto di vista, che è quello della fede e della teologia, la questione che attraversa le ricerche delle neuroscienze e che investe frontalmente la neuroetica (e la neuroantropologia):

Come è possibile che parti di materia priva di coscienza producano coscienza?
Questa che è la questione basilare può essere scomposta a sua volta in tre domande:

è il cervello a produrre la mente?

Se sì, dal funzionamento del cervello si induce una spiegazione esauriente della natura dell’uomo?

In tal caso che ne è di ciò che la tradizione, ma anche, in buona misura, il senso comune, chiama anima (spirito)?

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II
nel XXIX anniversario di fondazione.

Imprese neuroscientifiche.

esterne121846101202185644_big

In (Helen Fisher) notiamo subito un fattore determinante delle ricerche in analisi: la sottolineatura della “funzionalità adattativa” di ogni
stadio considerato. L’attrazione sessuale serve per dare la caccia a un partner a scopo riproduttivo; l’amore romantico serve per focalizzarsi su un
solo specifico partner; l’attaccamento favorisce la formazione di una coppia monogama (monogamia seriale) con lo scopo di allevare la prole.
La questione dell’amore umano diventa così un contenuto dell’impresa neuroscientifica contemporanea.

 

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II
nel XXIX anniversario di fondazione.

Studiare l’amore umano.

DISEGNO_7

Il complesso fenomeno dell’affettività umana non poteva dunque sfuggire e non è sfuggito a questo approccio di lavoro.

Con risultati solo in parte degni di nota.
E così è avvenuto che le neuroscienze contemporanee e la psicologia cognitiva abbiano cominciato, oggigiorno, a studiare in sinergia anche l’amore umano.

Lo fanno con strumenti di lavoro ormai consolidati, strumenti con cui sono stati indagati molti comportamenti umani caratteristici e alcune “peculiarità” di Homo sapiens (freewill, senso morale, giudizio etico, estetico ecc.). Si parte con un’indagine psicologica, effettuata solitamente tramite quiz a risposta multipla; si passa poi all’analisi statistica intra e inter-culturale dei dati raccolti in questo modo, per cercare di individuare dei trend cui fornire successivamente un’interpretazione scientifica, e da associare all’eventuale scoperta di un nuovo “universale biologico”. Il passaggio ormai quasi obbligato è la ricerca di un ancoraggio al substrato neuronale. Si cerca cioè di trovare il “correlato neuronale di…” questo o quel fenomeno di interesse. Partendo dalle neuroimmagini ottenute (tramite fMRI – Risonanza magnetica funzionale per immagini), si fornisce infine una spiegazione per lo più di tipo adattativo-evolutivo: qualcosa che sia in grado di ricollegare un accadimento biologico presente al nostro passato
evolutivo di cacciatori-raccoglitori pleistocenici.

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II nel XXIX anniversario di fondazione.

Cosa significa realmente esistere come esseri pensanti?

La neuroetica non si limita quindi a pronunciarsi sui problemi etici che sorgono dall’applicazione delle neurotecnologie, ma alimentandosi, di fatto o esplicitamente, a un confronto sempre più serrato con l’etica, la filosofia, la teologia morale, la psicologia,
la pedagogia, l’arte, il diritto e l’economia vuole rispondere, partendo rigorosamente da sofisticate indagini scientifico-sperimentali, all’interrogativo: cosa significa realmente esistere come esseri pensanti (N. Levy)?
E’ possibile ri-significare in termini puramente neuronali un simile interrogativo per cercare di rispondervi?
La posta in gioco è molto importante se Adina Roskies, considerata l’iniziatrice delle neuroscienze dell’etica, giunge ad affermare: “Man mano che procederemo nella comprensione di comportamenti complessi la concezione del cervello come macchina deterministica andrà a minare la nozione stessa di libero arbitrio e di responsabilità morale”.

Card.Angelo Scola, prolusione per l’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 del Pontificio istituto Giovanni Paolo II
nel XXIX anniversario di fondazione.

Scienza, fede e ragione

lunas-galileo

Nel cristianesimo c’è una peculiare concezione cosmologica, che ha trovato nella filosofia e nella teologia medievali delle altissime espressioni. Essa, anche nella nostra epoca, dà segni interessanti di una nuova fioritura, grazie alla passione e alla fede di non pochi scienziati, i quali – sulle orme di Galileo – non rinunciano né alla ragione né alla fede, anzi, le valorizzano entrambe fino in fondo, nella loro reciproca fecondità.

Benedetto XVI