All’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

All’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

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E questo più umano amore (che si compirà infinitamente attento e sommesso, e buono e chiaro nel legare e nello sciogliere) somiglierà a quello che noi con lotta faticosa prepariamo, all’amore che in questo consiste, che due solitudini si custodiscano, delimitino e salutino a vicenda.

Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta, Adelphi

Il faut des mots de passe (Répondez-moi).

Il faut des mots de passe (Répondez-moi ).

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Je vis dans une maison sans balcon, sans toiture
Où y’a même pas d’abeilles sur les pots de confiture
Y’a même pas d’oiseaux, même pas la nature
C’est même pas une maison

J’ai laissé en passant quelques mots sur le mur
Du couloir qui descend au parking des voitures
Quelques mots pour les grands
Même pas des injures
Si quelqu’un les entend

Répondez-moi
Répondez-moi

Mon coeur a peur d’être emmuré entre vos tours de glace
Condamné au bruit des camions qui passent
Lui qui rêvait de champs d’étoiles, de colliers de jonquilles
Pour accrocher aux épaules des filles

Mais le matin vous entraîne en courant vers vos habitudes
Et le soir, votre forêt d’antennes est branchée sur la solitude
Et que brille la lune pleine
Que souffle le vent du sud
Vous, vous n’entendez pas

Et moi, je vois passer vos chiens superbes aux yeux de glace
Portés sur des coussins que les maîtres embrassent
Pour s’effleurer la main, il faut des mots de passe
Pour s’effleurer la main

Répondez-moi
Répondez-moi

Mon coeur a peur de s’enliser dans aussi peu d’espace
Condamné au bruit des camions qui passent
Lui qui rêvait de champs d’étoiles et de pluie de jonquilles
Pour s’abriter aux épaules des filles

Mais la dernière des fées cherche sa baguette magique
Mon ami, le ruisseau dort dans une bouteille en plastique
Les saisons se sont arrêtées aux pieds des arbres synthétiques
Il n’y a plus que moi

Et moi, je vis dans ma maison sans balcon, sans toiture
Où y’a même pas d’abeilles sur les pots de confiture
Y’a même pas d’oiseaux, même pas dans la nature
C’est même pas une maison.

Francis Cabrel

Non riuscivano a stargli lontano.

Non riuscivano a stargli lontano.

Chiedilo a Joaquìn, disse Billy.

Chiedermi cosa?

Se il cowboy conosce i cavalli.

Il cowboy dice che lui non conosce proprio niente.

Lo so.

A sentire lui il puledro gli piace e quindi ci lavora sopra, tutto qui.

Tu cosa ne pensi? disse Billy.

Joaquìn scosse la testa.

Joaquìn pensa che i suoi metodi non siano ortodossi.

Anche Mac.

Joaquìn non replicò finché non furono giunti al cancello. poi si fermò e si voltò a guardare il corral. Infine disse che non faceva una gran differenza che i cavalli ti piacessero o no, se eri tu a non piacere loro. Disse che i migliori domatori che aveva conosciuto, be’, i cavalli non riuscivano a stargli lontano. Disse che i cavalli avrebbero seguito Billy Sanchez fino al cesso in cortile, e sarebbero rimasti lì ad aspettarlo.

Cormac McCarthy, Città della pianura, Einaudi

Perché, ogni volta, quella che vivo è un’esperienza umana.

Perché, ogni volta, quella che vivo è un’esperienza umana.

“C’è una cosa” aveva detto Pardon “che non riesco a capire. Lei è l’esatto contrario di un giustiziere. Si direbbe perfino che quando arresta un colpevole lo faccia a malincuore”.

“Sì, a volte succede”.

“Eppure si prende a cuore le sue inchieste come se la toccassero personalmente…”.

Al che Maigret, con molta semplicità, aveva risposto:

“Perché, ogni volta, quella che vivo è un’esperienza umana. Quando la chiamano al capezzale di un malato che pure non conosce affatto, non ne fa anche lei una faccenda personale? Non lotta contro la morte come se il paziente fosse una persona cara?”.

Georges Simenon, Maigret e il signor Charles, Adelphi

Si ritrova come prima in mezzo alle necessità di una trama di rapporti.

Si ritrova come prima in mezzo alle necessità di una trama di rapporti.

Il Wanderer è l’uomo che se ne va, non il camminatore (il camminatore ha uno scopo davanti), ma l’uomo che cammina smarrito e se si può beare di qualche cosa, si bea del suo spontaneismo alla deriva, alla mercé di chissà che. Il vagabondo se ne va, continua la sua strada che non una strada perché è senza scopo e senza missione, non ha un fine e non ha una fine. Per questo è condannato a fuggire, innanzitutto da se stesso, spinto non da un desiderio, ma da una insoddisfazione che che diventa condanna. Fuggire, fuggire, fuggire, e dopo tre giorni di corsa, come il Wanderer di Schubert, dopo tre giorni di cammino alla cieca, si ritrova come prima in mezzo alle necessità di una trama di rapporti. Pensate se questo non descrive tante giornate e la vita di tanta gente che abbiamo intorno.

Luigi Giussani, Spirto gentil, Bur Saggi

Se non che lo sguardo straripa, sempre.

Se non che lo sguardo straripa, sempre.

Gregory, come tutti i vampiri, è un economo. Crede che lo sguardo possa essere amministrato, distribuito, indirizzato. Crede che con un’abile trasfusione potrà privarne a suo piacere Paula, e farla simile a sé, a quel che crede di essere. Il vampiro è l’incubo dell’omologazione nell’eternità, nell’avarizia.: una cartolina per Gregory, i diamanti; una per Paula, le sbarre del manicomio. Se non che lo sguardo straripa, sempre. La costruzione del delirio nel quale sono impegnati Gregory e Paula li travolge, facendo fallire ogni tentativo di gestione, di autoriduzione.

Umberto Silva, Demoni insonni, Spirali

Le uova sono “cose attestate dai sensi, che vengono da Dio”.

Le uova sono “cose attestate dai sensi, che vengono da Dio”.

“La filosofia di San Tommaso si basa sull’universale convinzione comune che le uova sono uova”, aveva scritto Chesterton. Se per l’hegeliano l’uovo è in realtà una gallina in quanto parte del processo continuo del divenire, se per il berkeleyano le uova in camicia esistono solo come esiste un sogno, se il pragmatico s’interessa solo di uova strapazzate, per il tomista le uova sono “cose attestate dai sensi, che vengono da Dio”. E McLuhan in tutta la sua opera non ha parlato d’altro che di sensi, di percezione e consapevolezza del mondo, del corpo umano e delle tecnologie che ne sono l’estensione: la clava estende il braccio, la ruota il piede, la parola il pensiero, gli abiti la pelle, fino alle tecnologie elettriche ed elettroniche che estendono il sistema nervoso centrale trasformando la terra in un cervello palpitante percorso da impulsi che guizzano in ogni direzione. Ogni nuova tecnologia cambia il nostro modo di essere al mondo e di percepirlo: “il medium è il messaggio”, recita la sua formula arcinota.

Guido Vitiello, Il Foglio