Dalla fatica al riposo, dall’umiliazione alla gloria e dall’esilio alla patria (San Rocco).

Dalla fatica al riposo, dall’umiliazione alla gloria e dall’esilio alla patria (San Rocco).

©A.B.

 

San Rocco, ottenete a noi tutti la grazia che, vivendo sempre nascosti agli occhi degli uomini, cresciamo ogni giorno nei meriti davanti a Dio, finché a lui piaccia di trarci dalla fatica al riposo, dalla umiliazione alla gloria, e dall’esilio alla patria, onde beatificarci coi suoi eletti per tutto il giro dei secoli.

Novena di San Rocco, IV giorno.

Proteggi il nostro Paese, perché rimanga un Paese credente.

Proteggi il nostro Paese, perché rimanga un Paese credente.

Santa Maria, Madre di Dio, ti salutiamo nella tua casa. Qui l’arcangelo Gabriele ti ha annunciato che dovevi diventare la Madre del Redentore; che in te il Figlio eterno del Padre, per la potenza dello Spirito Santo, voleva farsi uomo. Qui dal profondo del tuo cuore hai detto: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.Così in te il Verbo si è fatto carne. Proteggi il nostro Paese, perché rimanga un Paese credente; perché la fede ci doni l’amore e la speranza che ci indica la strada dall’oggi verso il domani. Tu, Madre buona, soccorrici nella vita e nell’ora della morte. Amen.

Benedetto XVI, preghiera per l’Italia.

Sono certo che da qualche parte qualcuno sta pregando.

Sono certo che da qualche parte qualcuno sta pregando.

Fare finta che una diga di 10 metri che cede allo tsunami più devastante che si ricordi o che una centrale nucleare che fa le bizze per le bordate di un terremoto che colpisce a botte di 8 gradi Richter nel paese più tecnologicamente avanzato del pianeta siano eventi da ricondurre, immancabilmente, alla colpa o alle scelte di qualcuno piuttosto che all’insopportabile soggezione a limiti esterni alla propria autonomia: se questo è un modo per scaricare il senso di impotenza e di limitatezza dell’uomo di fronte agli eventi che non può controllare, non pare affatto consolatorio. Almeno non più di quanto non lo sia la illusione di governare la natura quando, per esempio, piuttosto che arrendersi all’ineluttabilità della morte, se se ne rivendica il dominio con ciò che viene definito eutanasia. In ogni caso, invece, proprio quando sembra che niente si possa fare (shikataganai?) sono certo che da qualche parte, qualcuno, stia pregando.

Gaetano Tursi, Portici (Na), Il Foglio, Hyde Park Corner, 15 marzo 2011

Piegato alla domanda e disponibile all’esser fatto.

L’uomo di lamenta. Si lamenta l’uomo? Sì! Allora Dio mette sulla bocca dell’uomo una preghiera in cui si lamenta. Cioè, Dio non teme nessun contenuto, purché tu sia -alla fine- piegato alla domanda e disponibile all’esser fatto.

Luigi Giussani, Si può (veramente?!) vivere così? BUR

Pregare per grandi cose: chiedere di cambiare l’Inghilterra.

St.Aloysius, Oxford

St.Aloysius, Oxford

Consapevole forse che sui resti di santa Teresina si combatteva ben altra battaglia, nel suo sermone il priore di St Aloysius ha esortato i fedeli a non chiedere a Dio piccoli favori privati ma ad avere il coraggio di pregarlo per grandi cose, per cambiare l’Inghilterra.
Avrebbe potuto dare l’esempio chiedendogli che il suo sottoposto usasse meglio il megafono di cui era dotato. “Thank you so much for waiting” è la frase perfettamente inutile che ci si sente rivolgere anche quando si aspetta per ore una capricciosa da Pizza Express; dà l’idea che per gli inglesi l’importante sia stare in fila, senza considerare se dietro gli ombrelli si intraveda la monumentale chiesa dal cui pulpito tuonava il cardinale Newman oppure il capolinea del 15.
In Inghilterra un prete col megafono dovrebbe dire ben altro: dovrebbe far lanciare la teiera gigante contro le pubblicità dei pub che per Natale organizzano generici “party di stagione”, aizzare la folla a usare i preservativi come fionde, far prendere a ombrellate Simon Jenkins finché non ricorda che l’università di Oxford, la sua alma mater, ha per motto “Dominus illuminatio mea”.

Antonio Gurrado, Il Foglio, 13 ottobre 2009