Qual’è la tua politica?

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Ma, domandi, quale finisce per essere la tua posizione politica? Qual è la tua politica? Credo che questa domanda si possa saltare, si disse. E’ una domanda errata, una domanda che implica che tu debba avere qualche specie di posizione politica, ed è quindi una domanda sleale perché restringe la tua risposta alle specie di politica esistenti. E’ il tipo di domanda che ti rivolgerebbero un repubblicano o un democratico o un comunista. (..) Sì, credo che la domanda possa essere respinta. Ma se dovessi rispondere, sinceramente, sotto giuramento, allora direi che tu sei (..) un cane arrabbiato che ama i cani bastonati. Ecco come ti definirei. (..)

Qui in America, pensò, ognuno lotta per diventare un capo, e poi rimanere tale. E forse, solo forse, è per questo che gli sfigati che arrivano al potere senza più niente per cui lottare si rinsecchiscono e muoiono, oppure ingrassano e diventano asmatici e muoiono.  Perché non hanno più uno scopo per cui lottare se non rimanere capi, tenersi quello che hanno.

James Jones, Di qui all’eternità.

Come si riconosce ciò che è giusto?

Come si riconosce ciò che è giusto?

Come si riconosce ciò che è giusto? Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. Con ciò i teologi cristiani si sono associati ad un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a. Cr. Nella prima metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano. In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cultura giuridica dell’umanità. Da questo legame precristiano tra diritto e filosofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano, allo sviluppo giuridico dell’Illuminismo fino alla Dichiarazione dei Diritti umani e fino alla nostra Legge Fondamentale tedesca, con cui il nostro popolo, nel 1949, ha riconosciuto “gli inviolabili e inalienabili diritti dell’uomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo”.
Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione. Questa scelta l’aveva già compiuta san Paolo, quando, nella sua Lettera ai Romani, afferma: “Quando i pagani, che non hanno la Legge [la Torà di Israele], per natura agiscono secondo la Legge, essi … sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza…” (Rm 2,14s).

Bendetto XVI, discorso al Bundestag.

Concedi al tuo servo un cuore docile.

Concedi al tuo servo un cuore docile.

Mi si consenta di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura. Nel Primo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento importante? Successo, ricchezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male” (1Re 3,9). Con questo racconto la Bibbia vuole indicarci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia. “Togli il diritto – e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?” ha sentenziato una volta sant’Agostino. Noi tedeschi sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto – era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio. Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico. In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo. Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini. Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente? La richiesta salomonica resta la questione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trovano anche oggi.

Bendetto XVI, Discorso al Bundestag

Scaltri come serpenti (Mt.10, 16).

Emma Bonino

“(..) tanta leggerezza sarebbe stata impensabile. Leggerezza non solo nella presentazione concreta delle liste, ma soprattutto – come in questo caso – nella lettura politica di queste regionali, e cioè nel non essersi resi conto che i radicali questa volta hanno scelto di giocare un ruolo decisivo: per la prima volta hanno giocato un loro pezzo da novanta come la Bonino sulla leadership di un grande partito, il secondo partito italiano.

La candidatura di Emma Bonino sta segnando indelebilmente queste elezioni: il Pd ha subìto la sua candidatura, ma da un pezzo mostra derive radicali che non hanno niente a che spartire con la sua storia, e ci si è schiacciato, non solo nel Lazio. Ce ne siamo accorti, nel nostro piccolo, a Perugia, quando il consiglio comunale ha approvato supinamente la proposta dei radicali (qualche centinaio di firme!) di istituzione del registro dei testamenti biologici, senza mostrare alcuna resistenza, prono a un manipolo di persone che rappresenta una piccolissima parte della cittadinanza.”

Assuntina Morresi, http://www.stranocristiano.it

Un’idea della mente umana che abbia la capacità di trascendere i dati immediati dell’esperienza.

Valerio Adami

Perché disturba, perché “non frutta” Simone Weil? La risposta è che non viene da Hegel né rimanda a Nietzsche (dichiarò di non sopportarlo); fa totalmente a meno di Freud anche quando parla di psicologia, di passioni e di desideri; non tiene conto né del “Tractatus” di Wittgenstein né di “Essere e tempo” di Heidegger; non ha niente a che fare né con il Surrealismo né con altre avanguardie. Le sue riflessioni politiche non escludono l’esperienza religiosa, il suo impegno politico non esclude, anzi implica, un’idea della mente umana che abbia la capacità di trascendere i dati immediati dell’esperienza. Il suo ateismo intellettuale non nega la possibilità di concepire Dio, se davvero se ne è capaci, cioè se si è in grado di vivere, di convivere con una certezza religiosa in un mondo costruito sull’assenza di Dio e la cancellazione del sacro.

Alfonso Berardinelli, Il Foglio, 10 dicembre 2009