Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Via_Lattea

Ciò che si vede è l’inconcepibile: il colossale spettacolo della mancanza di antagonismo. Ciò che si vede con i propri occhi è il grande cervello del tempo, una galassia di fuoco non acceso da mano umana.

Le stelle sono indispensabili.

Philip Roth, Ho sposato un comunista, Einaudi

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La donna alla fermata indossava un vestito leggero ed era senza cappotto.

La donna alla fermata indossava un vestito leggero ed era senza cappotto.
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Fino a quel momento Epstein l’aveva appena notata, quella donna; bruna, belloccia, con un gran seno. Parlava poco con le altre casalinghe, ma fino al mese prima aveva passato ogni momento curando il marito divorato dal cancro. Epstein l’aveva salutata toccandosi l’ala del cappello, un volta o due, ma anche allora era più assorbito dalle sorti dell’Epstein Paper Bag che dall’ossequio che stava porgendo. Veramente anche allora, quel lunedì mattina, avrebbe trovato naturale tirare dritto davanti alla fermata dell’autobus. Era un tiepido giorno di aprile, sicuramente non un brutto giorno per aspettare un autobus. Gli uccelli svolazzavano e cantavano sugli olmi, e il sole brillava nel cielo come il trofeo di un giovane atleta. Ma la donna alla fermata indossava un vestito leggero ed era senza cappotto, ed Epstein la vide là…

Philip Roth, Epstein

Perché era stata un’estranea, non qualcuno che lui amasse, che aveva finalmente cambiato la sua vita?

Perché era stata un’estranea, non qualcuno che lui amasse, che aveva finalmente cambiato la sua vita?

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(..) O l’inizio non risaliva a nessuna di queste occasioni? Forse cercare un inizio era solo cercare una scusa. Il guaio, il grosso guaio, non era forse cominciato semplicemente quando sembrava che fosse cominciato, la mattina che aveva visto Ida Kaufman che aspettava l’autobus?

E a proposito di Ida Kaufman, perché in nome di Dio era stata un’estranea, non qualcuno che lui amasse o mai potesse amare, che aveva finalmente cambiato la sua vita?

Philip Roth, Epstein

L’amore ti spezza. Tu sei intero, poi ti apri in due.

L’amore ti spezza. Tu sei intero, poi ti apri in due.

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(..) Sono contrario perché questo vuol dire innamorarsi. L’unica ossessione che vogliono tutti: l’ “amore”. Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due.

Philip Roth, L’animale morente, Einaudi.

Come poteva una tale beatitudine essere anche un tale fardello?

Come poteva una tale beatitudine essere anche un tale fardello?

– Non mi ha detto niente. E’ solo una mia ipotesi. Lei l’ha fatto e basta. (..).

– Be’, sono molto contento per te, Marcus, ma adesso se non ti spiace devo studiare.

– Volevo ringraziarti per l’auto. Senza l’auto non sarebbe successo. (..)

– Deve averlo già fatto altre volte, – dissi a Elwyn. -Non credi?

– Può essere, – rispose Elwyn.

– Non so cosa pensare.

– Già.

– Non so se rivederla.

– Sta a te, – disse lui chiudendo il discorso, e così, in silenzio, restai disteso sul letto senza riuscire a dormire nel tentativo di capire da me cosa pensare di Olivia Hutton. Come poteva una tale beatitudine essere un tale fardello? Avrei dovuto essere l’uomo più soddisfatto di tutta Winesburg, invece ero il più perplesso.

Philip Roth, Indignazione, Einaudi

Cos’altro dovevo fare per dimostrare alla gente quanto valevo?

Cos’altro dovevo fare per dimostrare alla gente quanto valevo?

– Non mi pesa chiamarla signore, decano -. Invece mi pesava. Mi ripugnava. Ed era per questo che lo facevo! Volevo prendere la parola “signore” e ficcargliela su per il culo perché mi aveva preso di mira e convocato nel suo ufficio per farmi il terzo grado. Prendevo sempre il massimo dei voti. Perché questo non bastava? Durante i fine settimana lavoravo. Perché questo non bastava? Non ero neanche riuscito a godermi il mio primo pompino senza chiedermi per tutto il tempo qual’era l’inghippo grazie a cui l’avrei ottenuto. Perché questo non bastava? Cos’altro dovevo fare per dimostrare alla gente quanto valevo?

Philip Roth, Indignazione, Einaudi

L’arma invincibile, il desiderio.

L’arma invincibile, il desiderio.

(…) “Sorprendimi, non credermi, prendimi”, supplicano le isteriche, ma le bad vanno oltre; in loro si sente un dolore molto forte che le porta a farsi male, un male che soffochi quel dolore insopportabile. Tutte le volte che lo Svedese di Roth non riesce a intervenire con la figlia, si trova poi in gironi inferi sempre più profondi da cui non riesce a farla riemergere, e a sua volta affonda. Il tenero Ricardito della “Niña mala”, implacabile romanzo di Vargas Llosa, fa un giro ulteriore, perché l’uomo non solo lascia andare la sua amata, ma la spinge
ad andarsene per poi dire: “Ho commesso un errore”, salvo non voler sapere di
quale errore si tratti. E’ come se dovesse riazzerare ogni volta la storia, come se fosse sempre la stessa scena che si ripete. Manda la niña per il mondo a procacciargli uomini di cui essere geloso; si sente sempre più inetto quanto più costoro sono gangster, e la donna acquista sempre più valore quanto più ne è l’oggetto erotico. A forza di mentirsi, di non ascoltarsi, lui e lei diventano due cretini, la scena sempre più patetica man mano che aumenta la posta, e il destino preme che si arrivi a un finale, perché il romanzo sbuffa, la penna è stanca. Non è una guerra all’ultimo sangue come quella dei Roses, ma una guerriglia che si trascina all’infinito, senza un vinto e un vincitore; la guerriglia non la si fa per vincere ma per mantenere lo stallo, una relazione stabile e insieme spettrale e barcollante come une danse macabre. Lui non passa all’attacco, non estrae l’arma invincibile, il desiderio; lei capisce che lui è il peggiore di tutti e per questo le piace e sempre ritorna. Dannazione, donne, non c’è modo di togliervi di torno! E’ che quando c’è una sottrazione, c’è sempre un’attrazione. La bad girl fugge con altri, ma poi torna a lui. Deve mostrargli le proprie conquiste, dedicargliele. E’ quel che faceva una celebre primadonna, Don Giovanni,
che conquistava le ragazze solo per sacrificarle sull’altare del Padre, quel Convitato di pietra che alla fine si decide ad andare a trovarlo. E che abbraccio tra i due, che piacere, alfine!

Umberto Silva, Il Foglio, 3 marzo 2012