Gli unici momenti sconcertanti erano la sera (era destinato a morire).

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera (era destinato a morire).

©P.B.

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera, quando passeggiavano insieme sulla spiaggia. La nera marea che saliva con il suo rombo solenne e il cielo ricolmo di stelle mandavano in estasi Phoebe, ma spaventavano lui. La profusione di stelle gli diceva senza ambiguità ch era destinato a morire, e il rombo del mare ad appena qualche metro di distanza – e l’incubo del buio più buio che esista sotto la turbolenza dell’acqua, – gli faceva venir voglia di sottrarsi alla minaccia dell’oblio con la figa nella loro casa semivuota, accogliente e illuminata.

Philip Roth, Everyman, Einaudi

Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni (la speranza non delude).

Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni (la speranza non delude).

E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

San Paolo, Lettera ai Romani, 5.

Il mondo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione.

Marc Chagall, Les amants au ciel rouge

Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani… Ricordatevi che siete i custodi della bellezza nel mondo.

(Paolo VI, Enchiridion Vaticanum, 1, p. 305).

 

 

Fare i conti con la realtà significa accettare di non sapere, di non capire, di aver bisogno di imparare da quello che accade.

Fare i conti con la realtà significa accettare di non sapere, di non capire, di aver bisogno di imparare da quello che accade.

©P.B.

(…) Nessuno ha idea di cosa ci aspetta nel futuro anche prossimo. Fare i conti con la realtà, come don Julián Carrón ha detto e ripetuto, per me adesso significa accettare di non sapere, di non capire, di aver bisogno di imparare da quello che accade.

Anch’io, come molti hanno iniziato a fare in questi giorni, sto cercando di fissare ciò che imparo. Ad esempio, è cambiato il suono delle parole. Di quelle che già conoscevo e di quelle che sto sentendo in questi giorni.

Parole che mi ritrovo a scrivere spesso, come “persona unica e irripetibile”, oggi mi muovono dentro e mi fanno supplicare che nessun malato venga lasciato senza respiratore. E se, come mi è capitato poche sere fa, sento un medico impegnato in trincea non limitarsi a dire: “è il mio dovere”, ma anche aggiungere: “ho fatto questo lavoro perché voglio bene alle persone, i miei pazienti sono come miei fratelli”, allora capisco quanta strada ho ancora da fare.

A proposito di parole, quante polemiche appaiono pretestuose. Non perché non si debbano muovere critiche, ma perché non è più possibile fare sconti alla superficialità, alla mancanza di argomentazione, alla slealtà, allo stare senza serietà “sul pezzo”. E infatti il tono di quelli che la sanno lunga sono più fastidiosi del solito. Parole come “senso civico”, “rispetto”, “istituzioni”, in questo momento hanno improvvisamente perso il loro accento retorico. E non me lo sarei aspettato.

Come non mi sarei mai aspettato che l’isolamento potesse diventare una forma particolare di socialità; che così in tanti, obbligati a guardare in faccia se stessi, avrebbero potuto scoprire gli altri; che in molti potessero sperimentare una forma di libertà diversa da quella che conoscevano e che non è limitata dalla responsabilità. Soprattutto non mi aspettavo che così tanti oggi fossero disponibili a dare la vita, il tempo, i soldi per altri.

Tutti ci stiamo chiedendo se questa situazione ci renderà delle persone migliori. Io non so rispondere. So solo che per risollevarci dal disastro, il nostro cambiamento personale e quello nei rapporti umani è una strada obbligata.

Giorgio Vittadini, http://www.ilsussidiario.net

All’ultimo tumulto dei binari (3 dicembre).

All’ultimo tumulto dei binari (3 dicembre).

©A.B.

3 dicembre

All’ultimo tumulto dei binari
hai la tua pace, dove la città
in un volo di ponti e di viali
si getta alla campagna
e chi passa non sa
di te come tu non sai
degli echi delle cacce che ti sfiorano.

Pace forse è davvero la tua
e gli occhi che noi richiudemmo
per sempre ora riaperti
stupiscono
che ancora per noi
tu muoia un poco ogni anno
in questo giorno.

Vittorio Sereni, Poesie, Meridiani

Come lacrime nella pioggia (io ne ho viste cose).

Come lacrime nella pioggia (io ne ho viste cose).

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire.”

Solo due sfumature, dettagli di un monologo che non saprei dire essere più bello in italiano o in inglese.

In italiano, peraltro, la traduzione ben diversa dalla vulgata.

Ma, soprattutto, in inglese, quello stacco tra l’incipit, il soggetto, verbo e il resto della frase, che si capisce solo ascoltando.

«I’ve seen things you people wouldn’t believe,
attack ships on fire off the shoulder of Orion,
I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate.
All those moments will be lost in time,
like tears in rain.
Time to die.»

Aiutami a trovare le parole, Signore, suggeriscimi tu cosa dire.

Aiutami a trovare le parole, Signore, suggeriscimi tu cosa dire.

<<Cercavo qualcosa che non esiste>> attaccò un po’ troppo in fretta, come un attore mediocre che teme di sbagliare la battuta. Poi all’improvviso, alzando una mano: <<No, aspettate! Ancora un istante. Non mi vengono le parole, ma adesso lo so. Quello che io…>>. Era incredibile quanto tutto fosse chiaro, esaltante. I sogni a occhi aperti, diamine, i famosi sogni a occhi aperti in cui si perdeva guardando il cielo mentre sua nonna sbucciava i piselli, poi a scuola, davanti alla finestra aperta sulla palude…

<<Aiutami a trovare le parole, Signore, suggeriscimi tu cosa dire. Lo sai che devo fare presto, presto …>>.

Georges Simenon, Le persiane verdi, Adelphi.