E piove in petto una dolcezza inquieta (I limoni).

E piove in petto una dolcezza inquieta (I limoni).
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Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Eugenio Montale

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Siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose.

Siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose.
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Accidenti – disse – ce ne sono di cose belle al mondo. E quando dico belle intendo belle. Siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose. Sempre, sempre, sempre lì ad annotare tutti gli accidenti che capitano al nostro piccolo schifoso io.

J.D. Salinger, Il giovane Holden

Io non ho mai scritto e nessuno ha mai amato (Sonetto 116).

Io non ho mai scritto e nessuno ha mai amato (Sonetto 116).

Copyright Yasmine Chatila

Copyright Yasmine Chatila

Non sia mai ch’io ponga impedimenti all’unione di anime fedeli;

Amore non è Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a  svanire quando l’altro s’allontana.

Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;

è la stella-guida di ogni sperduta barca, il cui valore è sconosciuto, benché nota la  distanza.

Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama;

Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:

se questo è errore  e mi sarà provato, io non ho mai scritto,  e nessuno ha mai amato.

 

William Shakespeare

Affrontatela, attaccatela, corteggiatela, assalitela.

Affrontatela, attaccatela, corteggiatela, assalitela.

rinaldo-and-armida

Sir Andrew
Dio ti benedica, topolina.

Maria
Altrettanto a voi, signore.

Sir Toby
Abbordate, Sir Andrew, abbordate!

Sir Andrew
Chi è costei?

Sir Toby
La dama di compagnia di mia nipote.

Sir Andrew
Buona Madama Abbordaggio, non mi dispiacerebbe conoscervi meglio.

Maria
Mi chiamo Maria, signore.

Sir Andrew
Buona Madama Maria Abbordaggio…

Sir Toby
Vi sbagliate di grosso, amico. «Abbordate» significa affrontatela, attaccatela, corteggiatela, assalitela.

Sir Andrew
In fede mia, non oserei mai intraprenderla in compagnia di tutta quella gente. È questo il senso di «abbordate»?

Maria
Arrivederci, signori.

William Shakespeare, La dodicesima notte.

Finisce come una nota melanconica (Ancora quell’accordo!).

Finisce come una nota melanconica (Ancora quell’accordo!).

Francesco-Hayez-Meditazione-sulla-storia-d-Italia

Duca d’Illiria
Se la musica è l’alimento dell’amore, seguitate a suonare, datemene senza risparmio, così che, ormai sazio, il mio appetito se ne ammali, e muoia. Ancora quell’accordo! Finisce su una nota melanconica. Giungeva alle mie orecchie come dolce brezza che alita su un banco di violette, carpendone il profumo e diffondendolo. Basta! Non più. Non è più così dolce. Oh, spirito d’amore, quanto sei vivo e fresco! Sebbene tu sia immenso, come il mare, niente può penetrare in te, neppure il sentimento più potente e sublime, senza svilirsi e deprezzarsi, in un istante. Così multiforme si presenta amore, da esser, lui solo, il trionfo della fantasia.

William Shakespeare, La dodicesima notte

Il cielo è triste e bello come un grande altare (Armonia della sera).

Il cielo è triste e bello come un grande altare (Armonia della sera).

15072009(002)

Ecco venire il tempo in cui fremente sullo stelo
ogni fiore svapora come un incensiere,
i suoni e i profumi girano  nell’aria della sera,
valzer malinconico e languida vertigine!
Ogni fiore svapora come un incensiere;
il violino freme come un cuore straziato;
valzer malinconico e languida vertigine!
Il cielo è triste e bello come un grande altare.
Il violino freme come un cuore straziato,
un cuore tenero che odia il nulla vasto e nero!
Il cielo  è triste e bello come un grande altare
il sole è annegato nel suo sangue che coagula.
Un cuore tenero che odia il nulla vasto e nero,
raccoglie ogni vestigia del luminoso passato!
Il sole è annegato nel suo sangue che coagula..
Il tuo ricordo brilla in me come un ostensorio!

Charles Baudelaire, Les fleurs du mal

 

Né le bende, né il pane, né i razzi, ma questi rami di abete avvolti da un’inutile ragnatela…

Né le bende, né il pane, né i razzi, ma questi rami di abete avvolti da un’inutile ragnatela…

prigionieri-tedeschi-stalingrado

“Il generale sedette su una cassa, e la luce gialla della stufa balenò sulla nera croce di ferro che pendeva dal suo petto.
‘Vi auguro una buona vigilia di Natale’ disse.
I soldati che lo accompagnavano trascinarono verso la stufa una cassa e forzato il coperchio con delle scuri, cominciarono ad estrarre degli abetini natalizi, avvolti nel cellophane, della grandezza di un palmo. Ogni alberello era ornato con filamenti dorati, perline e caramelle. Il generale osservava come i soldati aprivano impazienti i pacchettini di cellophane; fece cenno al sottotenente di avvicinarsi e gli bisbigliò parole incomprensibili; poi Bach esclamò ad alta voce:
‘Il generale ha ordinato di comunicarvi che questo regalo natalizio, proveniente dalla Germania, è stato portato da un pilota, rimasto ferito a morte sopra Stalingrado’.
Gli uomini reggevano sul palmo gli alberelli, che nell’ambiente riscaldato si ricoprirono di un velo di vapore; e subito il sotterraneo fu invaso dal profumo di pino che coprì l’odore pesante di obitorio e di fucina, tipico della linea avanzata.
Il cuore sensibilie di Bach avvertì la tristezza e il fascino di quell’attimo. I soldati che sfidavano l’artiglieria pesante russa, incrudeliti, rozzi, estenuati dalla fame e dai pidocchi, snervati dall’insufficienza delle munizioni, senza parlare capirono di colpo ogni cosa: né le bende, né il pane, né i razzi, ma questi rami di abete avvolti da un’inutile ragnatela, … erano loro necessari”.

Vasilij Grossman, Vita e destino