La sua desolata solitudine.

La sua desolata solitudine.

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(…) Poi emergevano, ne uscivano fuori, e quella linea era netta come traversare una soglia in un muro. D’improvviso campi di cotone e di mais scheletrito su stendevano su entrambi i lati, spettrali e immoti sotto la pioggia grigia; qua e là una cosa, coi suoi fienili, i suoi steccati, dove la mano dell’uomo si era aggrappata per un istante, stringendosi forte, al muro delle selve dietro di loro, terribili nella loro immobilità e in apparenza impenetrabili, in quella luce grigia e calante, mentre il minuscolo orifizio attraverso cui erano emersi sembrava esser stato inghiottito. Il surrey era in attesa, il cugino McCaslin e il maggiore de Spain e il generale Compson e Walter e Boon smontavano lì accanto. Poi Sam scendeva dal carro e montava su un cavallo, e con gli altri legati dietro invertiva il cammino. Il ragazzo lo guardava per un po’ stagliarsi contro quella parete, tornando a ciò che il ragazzo considerava -e era convinto anche il cugino McCaslin la pensasse così- la sua desolata solitudine.

William Faulkner Go down, Moses Einaudi

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Oh sorriso, verso dove?

Oh sorriso, verso dove?

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(…) Perché noi, ove affetto ci prende, dileguiamo; ah, noi

espiriamo noi stessi, e via; di brace in brace

manda il legno di noi sempre più debole odore.

Uno potrebbe dirci: sì, tu mi vieni nel sangue

questa stanza, la primavera, si riempie di te…

Che serve, non ci può trattenere, noi scompariamo

in lui e attorno a lui. E loro, le belle, oh,

chi le trattiene? Senza cessare s’alza quella luce

sul loro volto e va via. Come rugiada

dall’erba di mattina si leva il Nostro da noi,

come il calore da un cibo bollente. Oh sorriso, verso dove?

 

 

 

E piove in petto una dolcezza inquieta (I limoni).

E piove in petto una dolcezza inquieta (I limoni).
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Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Eugenio Montale

Siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose.

Siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose.
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Accidenti – disse – ce ne sono di cose belle al mondo. E quando dico belle intendo belle. Siamo degli idioti a svicolare sempre dalle cose. Sempre, sempre, sempre lì ad annotare tutti gli accidenti che capitano al nostro piccolo schifoso io.

J.D. Salinger, Il giovane Holden

Io non ho mai scritto e nessuno ha mai amato (Sonetto 116).

Io non ho mai scritto e nessuno ha mai amato (Sonetto 116).

Copyright Yasmine Chatila

Copyright Yasmine Chatila

Non sia mai ch’io ponga impedimenti all’unione di anime fedeli;

Amore non è Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a  svanire quando l’altro s’allontana.

Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;

è la stella-guida di ogni sperduta barca, il cui valore è sconosciuto, benché nota la  distanza.

Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama;

Amore non muta in poche ore o settimane, ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio:

se questo è errore  e mi sarà provato, io non ho mai scritto,  e nessuno ha mai amato.

 

William Shakespeare

Affrontatela, attaccatela, corteggiatela, assalitela.

Affrontatela, attaccatela, corteggiatela, assalitela.

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Sir Andrew
Dio ti benedica, topolina.

Maria
Altrettanto a voi, signore.

Sir Toby
Abbordate, Sir Andrew, abbordate!

Sir Andrew
Chi è costei?

Sir Toby
La dama di compagnia di mia nipote.

Sir Andrew
Buona Madama Abbordaggio, non mi dispiacerebbe conoscervi meglio.

Maria
Mi chiamo Maria, signore.

Sir Andrew
Buona Madama Maria Abbordaggio…

Sir Toby
Vi sbagliate di grosso, amico. «Abbordate» significa affrontatela, attaccatela, corteggiatela, assalitela.

Sir Andrew
In fede mia, non oserei mai intraprenderla in compagnia di tutta quella gente. È questo il senso di «abbordate»?

Maria
Arrivederci, signori.

William Shakespeare, La dodicesima notte.

Finisce come una nota melanconica (Ancora quell’accordo!).

Finisce come una nota melanconica (Ancora quell’accordo!).

Francesco-Hayez-Meditazione-sulla-storia-d-Italia

Duca d’Illiria
Se la musica è l’alimento dell’amore, seguitate a suonare, datemene senza risparmio, così che, ormai sazio, il mio appetito se ne ammali, e muoia. Ancora quell’accordo! Finisce su una nota melanconica. Giungeva alle mie orecchie come dolce brezza che alita su un banco di violette, carpendone il profumo e diffondendolo. Basta! Non più. Non è più così dolce. Oh, spirito d’amore, quanto sei vivo e fresco! Sebbene tu sia immenso, come il mare, niente può penetrare in te, neppure il sentimento più potente e sublime, senza svilirsi e deprezzarsi, in un istante. Così multiforme si presenta amore, da esser, lui solo, il trionfo della fantasia.

William Shakespeare, La dodicesima notte