Per qualche tempo, perfino, ci si provò. Ma c’era il viso.

Per qualche tempo, perfino, ci si provò. Ma c’era il viso.

©pb

Per qualche tempo, perfino, ci si provò. Ma c’era il viso. Capiva che non l’avrebbe mai superato: non che quello l’avrebbe impedito, ma avrebbe dovuto lui portarselo dietro a sua volta. (…) Fuggiva, non dal suo passato, ma per salvarsi dal futuro. Gli ci vollero dodici anni per imparare che non si sfugge a nessuno dei due.

W.Faulkner, Il borgo, Adelphi

Se polve ed ombra sei, tant’alto senti?

Se polve ed ombra sei, tant’alto senti?

 

XXXI – SOPRA IL RITRATTO Dl UNA BELLA DONNA SCOLPITO NEL MONUMENTO SEPOLCRALE DELLA MEDESIMA

 

Tal fosti: or qui sotterra
Polve e scheletro sei. Su l’ossa e il fango
Immobilmente collocato invano,
Muto, mirando dell’etadi il volo,
Sta, di memoria solo
E di dolor custode, il simulacro
Della scorsa beltà. Quel dolce sguardo,
Che tremar fe, se, come or sembra, immoto
In altrui s’affisò; quel labbro, ond’alto
Par, come d’urna piena,
Traboccare il piacer; quel collo, cinto
Già di desio; quell’amorosa mano,
Che spesso, ove fu porta,
Sentì gelida far la man che strinse;
E il seno, onde la gente
Visibilmente di pallor si tinse,
Furo alcun tempo: or fango
Ed ossa sei: la vista
Vituperosa e trista un sasso asconde.
Così riduce il fato
Qual sembianza fra noi parve più viva
Immagine del ciel. Misterio eterno
Dell’esser nostro. Oggi d’eccelsi, immensi
Pensieri e sensi inenarrabil fonte,
Beltà grandeggia, e pare,
Quale splendor vibrato
Da natura immortal su queste arene,
Di sovrumani fati,
Di fortunati regni e d’aurei mondi
Segno e sicura spene
Dare al mortale stato:
Diman, per lieve forza,
Sozzo a vedere, abominoso, abbietto
Divien quel che fu dianzi
Quasi angelico aspetto,
E dalle menti insieme
Quel che da lui moveva
Ammirabil concetto, si dilegua.

Desiderii infiniti
E visioni altere
Crea nel vago pensiere,
Per natural virtù, dotto concento;
Onde per mar delizioso, arcano
Erra lo spirto umano,
Quasi come a diporto
Ardito notator per l’Oceano:
Ma se un discorde accento
Fere l’orecchio, in nulla
Torna quel paradiso in un momento.

Natura umana, or come,
Se frale in tutto e vile,
Se polve ed ombra sei, tant’alto senti?
Se in parte anco gentile,
Come i più degni tuoi moti e pensieri
Son così di leggeri
Da sì basse cagioni e desti e spenti?

Giacomo Leopardi

Il dolore ti fa spaventare di te stessa (è così umiliante).

Il dolore ti fa spaventare di te stessa (è così umiliante).

 

E’ che i dolori ti fanno sentire così sola-, e qui la forza d’animo tornò ad abbandonarla e la lasciò a singhiozzare nelle mani giunte- -e’ così umiliante.

-Non c’è nulla di umiliante.

-C’è, c’è, – pianse lei. – Non essere capaci di badare a se stessi, questo patetico bisogno di farsi consolare…

-Date le circostanze, non c’è proprio nulla di umiliante.

-Ti sbagli, tu non sai. La schiavitù, l’impotenza, l’isolamento, la paura…E’ tutto così orribile e vergognoso. Il dolore ti fa spaventare di te stessa. E’ orribile questa sua assoluta alterità.

Philip Roth, Everyman, Einaudi.

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera (era destinato a morire).

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera (era destinato a morire).

©P.B.

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera, quando passeggiavano insieme sulla spiaggia. La nera marea che saliva con il suo rombo solenne e il cielo ricolmo di stelle mandavano in estasi Phoebe, ma spaventavano lui. La profusione di stelle gli diceva senza ambiguità ch era destinato a morire, e il rombo del mare ad appena qualche metro di distanza – e l’incubo del buio più buio che esista sotto la turbolenza dell’acqua, – gli faceva venir voglia di sottrarsi alla minaccia dell’oblio con la figa nella loro casa semivuota, accogliente e illuminata.

Philip Roth, Everyman, Einaudi

E lei avrebbe diviso con lui il carico.

E lei avrebbe diviso con lui il carico.

©P.B.

Ci pensava sforzandosi di capire la verità della vita russa, di trovare un nesso fra il passato e il presente. Sperava che Anna Sergeevna sarebbe tornata dall’ospedale, e lui le avrebbe detto tutto ciò che aveva pensato, di cui si era rammentato. E lei avrebbe diviso con lui il carico, e insieme la serenità dell’aver compreso. Ciò dava pace alla sua afflizione, al suo amore.

Vasilij Grossman, Tutto scorre, Adelphi.

Vide quel che non aveva mai visto negli occhi della gente.

Vide quel che non aveva mai visto negli occhi della gente.

 

Disperato, spalancò gli occhi: china su di lui stava una donna semivestita – nel sonno egli aveva chiamato la madre, e la donna gli si era avvicinata.

Gli stava accanto. Subito, con tutto il suo essere, egli percepì che era bellissima. Sentendolo gridare nel sonno gli si era avvicinata, provando per lui tenerezza e pietà. Gli occhi della donna non piangevano, ma egli vide in essi qualcosa di più che lacrime di compassione – vide quel che non aveva mai visto negli occhi della gente.

Vasilij Grossman, Tutto scorre, Adelphi

Noi siamo ritornati dalla guerra per sbaglio (che non moriamo di nostra spontanea volontà è la sola cosa).

Noi siamo ritornati dalla guerra per sbaglio (che non moriamo di nostra spontanea volontà è la sola cosa).

Lo sbarco in Normandia (Robert Capa)

“(…) Non eravamo solo stanchi e mezzi morti quando siamo ritornati (dalla guerra: n.d.a.), eravamo anche indifferenti. Lo siamo ancora. Non abbiamo perdonato ai nostri padri, così come non perdoniamo alle generazioni più giovani, che ci spingono via prima ancora che noi abbiamo ottenuto il nostro posto. Noi non perdoniamo: dimentichiamo. O meglio ancora: noi non dimentichiamo: non vediamo affatto. Non facciamo caso. Ci è indifferente. Il destino degli uomini, del paese, del mondo, che cosa ce ne importa? Noi non facciamo rivoluzioni, opponiamo resistenza passiva. Non ci indigniamo, non accusiamo, non difendiamo, non aspettiamo proprio nulla, non temiamo proprio nulla – che non moriamo di nostra spontanea volontà è la sola cosa.

Sappiamo che verrà ancora una volta una generazione che sarà come quella dei nostri padri. Ci sarà ancora una volta la guerra. Noi stiamo a guardare il ridicolo atteggiamento di quelli che – come lei – soffrono dello squallore del mondo, di quelli che non sono stati in guerra e dei giovani che soffrono la volontà di migliorare le cose, di cambiarle. Se lo scetticismo non presupponesse anch’esso una partecipazione avrei detto: siamo degli scettici. Ma noi non partecipiamo affatto. Lei deride il pathos. Ma noi non crediamo neppure nella battuta spiritosa. Lei odia la reazione. Noi dubitiamo anche dei risultati della rivoluzione. Che cosa vuol farci? – Noi siamo ritornati per sbaglio.”

 

Joseph Roth, Zipper e suo padre, Adelphi

Essendo stata creata per sentimenti quali l’amore e il dolore.

Essendo stata creata per sentimenti quali l’amore e il dolore.

Era come se si fosse finalmente resa conto, le fosse alfine balenato in mente, quello che ormai da due mesi tutto il paese nonché la contea andava rimuginando e ripetendo; a soli diciott’anni, e sua madre diceva che non li dimostrava nemmeno – una esile ragazza dai capelli e gli occhi scuri che non sembrava molo più grande di una bimba, appollaiata tutta sola nel cavernoso fondo del sedile posteriore munito di telone della carrozza, dove ce ne sarebbero entrate almeno cinque o sei come lei – che, a detta della madre non era mai stata molto brillante neanche a scuola, né aveva mai provato a essere diversa e che, a detta dello zio, forse non aveva alcun bisogno d’essere brillante,  essendo stata creata per sentimenti quali l’amore e il dolore; così doveva essere cioè, perché non era certo fatta per l’altezzosità e l’orgoglio se, per darsi un contegno (sempre che ci avesse provato sul serio) non era riuscita neanche a metter su delle arie.

W.Faulkner, Gambetto di cavallo, La nave di Teseo Oceani

Quegli uomini amano senza riserve (mi fai tremare il cuore, mi fai smettere di respirare)

Quegli uomini amano senza riserve (mi fai tremare il cuore, mi fai smettere di respirare).

Quegli uomini (…) amano senza riserve, non si risparmiano, vanno a tutte le partite, fanno il giro d’onore quando la squadra vince, e quelle vittorie rappresentano i giorni più belli della loro vita. Ne ho vista parecchia di gente così. E ho visto lo stesso genere di personaggi nel campo della letteratura: quelli che amano leggere. Anch’io amo leggere, ma a paragone con loro mi sento volgare e miscredente. Loro amano la lettura senza riserve. Ricevono dalla lettura ciò che essa deve dare, la sua essenza, l’interesse e il complemento della vita.

Vladimir Dimitrijević, La vita è un pallone rotondo, Adelphi, 2000.

Le donne vibrano come corde.

Le donne vibrano come corde.

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“Arriverà tempestiva la pioggia, speriamo, a impastare bene il seme nelle zolle. A Reggio Emilia lo scorso martedì di mercato ho visto degli erpici in vetrina come gioielli. Non sono mai stato tanto a lungo da queste parti, tre mesi di seguito, e ogni contatto mi sembra emblematico. Cerco d’inserirmi negli usi e costumi più comuni, volgari, col rimpianto di aver tardato ad avere difetti e pregi locali, perciò precipito volentieri nel baratro dei canti e delle bestemmie battendo il tempo sui tavoli delle osterie che hanno alle pareti i calendari dei concimi chimici e il manifesto della chiamata alle armi del 1953. Le donne vibrano come corde alle esclamazioni maschili.”

Cesare Zavattini, Straparole, Bompiani.