And I feel like going home (I’m alone).

And I feel like going home (I’m alone).

On the lonely road I’m travelling on
The road that leads nowhere
As the ground and the sky wondering why
I’m alone so alone

I kept rolling on from tears for years
Sun is my only friend
With the wind on the bend and my pack in my hand
I’m alone so alone

I’m alone so alone
I’m alone so alone
I’m alone so alone
And I feel like going home

With my money spent, my clothes all torn
My spirit can’t grow
I ain’t got no friend where the power ends
I’m alone so alone

I’m alone so alone
I’m alone so alone
I’m alone so alone
And I feel like going home.

Deep Purple

Santo Stefano, il più crudele dei giorni.

Una lacrima che si cerca di nascondere, è una vera lacrima. Quella lacrima era l’unica speranza, ci diceva che eravamo nati da un’anima e, quindi, forse, anche noi ne avevamo una. Forse esistevamo davvero, potevamo vivere, potevamo morire, perché le lacrime sgorgano e non si cancellano; esse ci parlano e un giorno testimonieranno. E la morte per alcuni di noi venne davvero, in forme misteriose che ancora c’interrogano, perché niente parla più di lei, la Morte, e a nessuno con più ardore si risponde. Ma questo sarebbe accaduto tanti anni più tardi, quando il Natale in famiglia era ormai lontano nel tempo ma vicinissimo nello spazio, conficcato in noi come una lama di ghiaccio, insieme all’inseparabile Santo Stefano, il più crudele dei giorni, quello in cui il Diavolo plana sulle tavole sfatte a spiluccare i resti dei tacchini e a scolare il fondo dei bicchieri. Curiosamente la fredda mattina di Stefano il nostro presepe era meno triste, forse a suo agio nella desolazione. Il muschio sembrava più verde e fresco, scintillava il lago di carta argentata, i volti dei pastori erano rassicuranti e simpatici. Anche i Re Magi avevano abbassato le ali e si guardavano attorno disorientati.

Umberto Silva, Il Foglio, 24 dicembre 2010

Nulla resta “giù” nel dolore.

Hyeronimus Bosch, Ars moriendi

Stanotte si sono riaperti gli abissi infernali del dolore, fresco come nei primi tempi: le parole folli, le proteste rabbiose, i sobbalzi dello stomaco, l’irrealtà da incubo, l’orgia di lacrime. Perché nulla resta “giù” nel dolore. Si è appena emersi da una fase, che ci si ritrova al punto di partenza. E poi ancora, e ancora. Tutto si ripete.

C.S.Lewis, Diario di un dolore, Adelphi

Perchè ogni uomo, senza battaglie, non può sentirsi un uomo, un uomo, un uomo, un uomo, un uomo.

Tripoli 69

In casa io e lui
io non mi accorgo che
che fuori è inverno ormai
la stanza è tanto calda
non penso mai
che oltre la finestra
per lui
in quella nebbia
c’è un’altra estate
che porta un caldo
un caldo un caldo un caldo
un caldo un caldo
lo vedo ma non c’è
è andato via da me
sta raggiungendo
Tripoli.
Ma Tripoli cos’è
è il primo nome che
mi viene in mente se
lo immagino lontano
dove non so
in cerca di battaglie
perchè
perchè ogni uomo
senza battaglie
non può sentirsi
un uomo un uomo
un uomo un uomo
un uomo
e quando un uomo va
a vivere di più
le donne
han solo lacrime.
Ma se ritornerà
ferito lui lo sa
che qui mi troverà
e io son già felice
se penso che
in questa storia
anch’io ci sarò
ma fuori è inverno
la nebbia è nebbia
in questa stanza
ritorna un caldo
un caldo un caldo
un caldo
in casa io e lui
e non si è accorto che
ho pianto tanto
Tripoli.

Patty Pravo, 1969