Il giorno della fine non ti servirà l’inglese (fa sempre spavento il destino).

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(..) Fa sempre spavento il destino. Viene da noi all’alba e viene da noi la notte come se fossimo sempre sotto il taglio della scure. A chi mi augura di morire, quanto prima, in un botto, dedico un sorriso. E all’amico che non mi ha più voluto come amico e che adesso – lo so – mi sta leggendo gli dico che, va bene, lui è nel giusto e io nell’errore. In questo preciso asse temporale lui è nel secolo americano mentre io, al contrario, sono nelle tenebre. Ma io ho un vantaggio. Io m’incammino a conoscere un mondo che lui si ostina a non voler riconoscere. E’ la sua stessa storia perché, infine, per dirla con Franco Battiato: “Il giorno della fine non ti servirà l’inglese”.

Pietrangelo Buttafuoco

 

Il Signore ha dato, il Signore ha tolto.

Il Signore ha dato, il Signore ha tolto.

Di fronte al fatto che l’attacco all’America dell’11 settembre sembri presagire la fine di una civiltà e lasci l’uomo nell’angoscia e nello sgomento per il male che può colpirlo in ogni momento e ovunque, il Papa non si arrende, ma ripropone con forza Cristo, come unica speranza, in forza della quale poter affrontare
positivamente il cammino della storia. La svolta che è contenuta nel tragico avvenimento dell’11 settembre non sta quindi solo nel fatto che la vita dei popoli sia apparsa improvvisamente indifesa e vulnerabile, facile vittima di una violenza terribile, ma nella certezza che l’uomo possa ritrovare in Cristo il fondamento vero della sua felicità e della pace. Jean Palombo, moglie di un pompiere morto sotto il crollo delle Torri Gemerle, ha offerto una significativa testimonianza di come la Presenza Buona di Dio, pur dentro il dramma, continui a condurre per mano l’uomo verso un destino misteriosamente positivo. «”Il Signore ha dato, il Signore ha tolto – ha affermato Jean in un’intervista – Benedetto sia il Signore. Credo che Dio lavora per il bene di coloro che lo amano. Questo evento è stato un grande male. Tuttavia l’amore di Dio ha sorpassato
questo male. Per i terroristi posso solo pensare: ‘Padre, perdonali, perché non hanno idea di quello che hanno fatto’ […]. Frank mi manca terribilmente e piango molto, ma so che continuerà ad aiutarci dal Cielo. Sto chiedendo una più profonda intimità con Cristo, che sono sicura porterà frutti così belli come quelli che sono venuti dall’intimità fra me e Frank. Frank ha trasmesso la fede ai bambini e loro spesso mi consolano con una parola. I bambini sono felici per il
loro papà, ma gli manca il giocare con lui, il pregare con lui, l’imparare con lui, lo stare con lui. Io ho paura, ma mi aggrappo al Signore. Adesso continueremo, nella Chiesa, a fare la volontà di Dio”».

Luigi Giussani, Scuola di religione, SEI

11 settembre.

“L’islam ha demograficamente in mano il futuro dell’Europa. Tutti gli anni gli italiani diminuiscono di 130 mila. Ma aumentiamo di 100 mila immigrati, che sono in gran parte musulmani. In Europa inoltre c’è un vuoto religioso enorme che viene riempito dall’islam. I musulmani hanno una forte fede religiosa e pregano addirittura in pubblico”.

Piero Gheddo, intervistato da Giulio Meotti, Il Foglio 10 settembre 2010

Una donna come tante?

Cima da Conegliano, Madonna col Bambino

Cuore immacolato di Maria, sii la salvezza dell’anima mia e frena le mie parole, non farmi scrivere quello che penso di quei senesi che hanno scelto di farti dipingere da un maomettano. La tua immagine sul drappellone del prossimo palio sarà firmata da uno sciita libanese che ha impunemente dichiarato: “Non sarà una divinità ma una donna comune, una madre affettuosa come tante”. Ho capito bene? Una donna come tante? Perché, le altre madri sono forse immacolate? Fra pochi giorni il sindaco Cenni benedirà questa aggressione teologica in forma di pittura e sarà un’altra spina conficcata nel tuo cuore. Ma io che cosa posso farci, a parte non guardare il palio profanato? Tu invece, che hai già schiacciato la testa del serpente, potresti considerare le testoline di questi sacrileghi.

Camillo Langone, Il Foglio, 12 giugno 2010

Minareti 5.

Londonistan

Paura chiama paura. Invece servirebbe l’opposto, e l’ha detto bene il ministro francese dell’immigrazione, Eric Besson: l’unica via percorribile è l’integrazione degli islamici nei valori repubblicani. Tiriamoli fuori dai garage, dal culto della diversità ostile che produce fondamentalismo, sciogliamo il multicomunitarismo nell’appartenenza alla nazione come presidio di libertà per l’individuo, offriamo legittimazione pubblica e pretendiamo lealtà pubblica. Il politicamente corretto non c’entra nulla. Chi entra in occidente deve siglare un patto che preveda il dovere di seguire le regole e rispettare la tradizione di chi ti ospita, e una cornice di diritti, tra cui sta la possibilità di praticare pubblicamente il proprio credo religioso. Il resto, l’ha detto anche Vittorio Messori, lo sta già facendo l’individualismo che scioglie i tribalismi e il potere seduttivo nei costumi e nei consumi della nostra società. Più delle crociate, per l’occidentalizzazione dell’Islam possono i supermercati e la paziente pedagogia alla res publica.

Angelo Mellone, Il Foglio, 2 dicembre 2009

Minareti 4.

East London, la moschea

Gli imam avrebbero usato (in Svizzera: ndr) microfoni e altoparlanti tenuti ben alti, superiori ai clacson delle macchine e al traffico. La prima chiamata alla preghiera sarebbe stata alle 4 del mattino. Non c’è bisogno di andare alla Mecca per averne conferma. Già avviene alla East London Mosque, dove la chiamata alla preghiera serale compete con il rumore del traffico in Whitechapel Road. (..) A Bruxelles la comunità turca sta trattando sul volume del muezzin, non certo sulla sua opportunità.

Giulio Meotti, Il Foglio, 2 dicembre 2009

Minareti 3 (un paese protestante).

Il successo di opinione della Lega si spiega con la sua capacità di conoscere la realtà del paese: un paese protestante, ma senza chiese protestanti, senza etica protestante, senza integralismo religioso protestante. E certamente non più cattolico, se non in una sua parte largamente minoritaria.

Marco Barbieri, Il Foglio, 2 dicembre 2009.