Come un bambino smarrito in una notte stellata.

Come un bambino smarrito in una notte stellata.

“A volte neri uccelli si alzano dai Kurgan. A volte selvagge canzoni scendono in quegli uomini bui per sparire nel loro profondo, mentre gli uccelli si perdono nel cielo. Qui tutto sembra, in ogni direzione, infinito. Persino le case non possono proteggere da questa immensità: le loro piccole finestre ne sono piene. Solo negli angoli oscuri delle stanze stanno le vecchie icone come pietre miliari di Dio, e lo splendore di un piccolo lume passa attraverso le loro cornici, come un bambino smarrito in una notte stellata.”

Rainer Maria Rilke, Storie del buon Dio, Assonanze

Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Via_Lattea

Ciò che si vede è l’inconcepibile: il colossale spettacolo della mancanza di antagonismo. Ciò che si vede con i propri occhi è il grande cervello del tempo, una galassia di fuoco non acceso da mano umana.

Le stelle sono indispensabili.

Philip Roth, Ho sposato un comunista, Einaudi

E tu ed io abbiamo chiamato a gran voce le valli dei mari infiniti (And you and I).

E tu ed io abbiamo chiamato a gran voce le valli dei mari infiniti (And you and I).

Ansel_Adams_images

E tu ed io scavalchiamo, attraversando le forme del mattino.
E tu ed io ci siamo stesi oltre il sole per il fiume.
E tu ed io scavalchiamo, più chiaramente, verso il movimento.
E tu ed io abbiamo chiamato a gran voce le valli dei mari infiniti.

Yes, testo e traduzione.

Un tentativo estenuante di afferrare l’oltre, l’irraggiungibile, l’infinito.

Un tentativo estenuante di afferrare l’oltre, l’irraggiungibile, l’infinito.

Lovers_and_Butt_Crack_by_jonnygoodboy

Il sesso e il mistero profondo. Il piacere della carne e ciò che sta nel suo fondo, il
trascendente, l’estasi dello spirito. La continua ricerca della soddisfazione del corpo, e anche della ostentazione del corpo e del sesso nella pornografia, come tentativo estenuante di afferrare l’oltre, l’irraggiungibile, l’infinito. In sostanza, di toccare l’eternità.

Paolo Rodari, Il Foglio 15 dicembre 2012.

La sua anima traboccante estasi anelava alla libertà, allo spazio, all’infinito.

La sua anima traboccante estasi anelava alla libertà, allo spazio, all’infinito.

Jean Frederic Bazille

Non si soffermò nemmeno sul terrazzino d’ingresso, ma scese rapidamente. La sua anima traboccante estasi anelava alla libertà, allo spazio, all’infinito. La volta celeste, punteggiata di placide stelle splendenti, si stendeva ampia e sconfinata sopra di lui. La Via Lattea si allungava in due pallide striature dallo zenit all’orizzonte. La notte fresca e tranquillo fino all’immobilità avvolgeva la terra. Le bianche torri e le cupole dorate della cattedrale rilucevano sullo sfondo di un cielo zaffiro. I lussureggianti fiori autunnali delle aiuole intorno alla casa si erano assopiti in attesa del giorno. Il silenzio della terra sembrava fondersi con quello del cielo, il segreto della terra era un tutt’uno con quello delle stelle… Alëša stava in piedi, osservava, e a un tratto si gettò di colpo per terra. Non sapeva perché stesse abbracciando la terra, non si spiegava perché desiderasse così irrefrenabilmente baciarla, eppure la baciava, piangendo, singhiozzando, la irrorava con le sue lacrime e giurava appassionatamente di amarla, nei secoli dei secoli.

Fëdor Dostoevskij, I Fratelli Karamazov

La natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito (#Meeting 2012).

La natura dell’uomo è rapporto con l’Infinito (#Meeting 2012).

Infatti, a mio avviso, solo due tipi di uomini salvano interamente la statura dell’es-sere umano: l’anarchico e l’autenticamente religioso. La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito: l’anarchico è l’affermazione di sé all’infinito e l’uomo autenticamente religioso è l’accettazione dell’infinito come significato di sé.

Luigi Giussani, Il senso religioso, BUR

Ma a chiunque dovrebbe rilucere il dubbio che l’io sia di natura abissale.

Ma a chiunque dovrebbe rilucere il dubbio che l’io sia di natura abissale.

E fu allora che avvenne l’episodio più dolente e però rivelatore del nostro argomento. Qegli uomini coraggiosi e di mestieri diversi, tra i quali persino un lottatore, per la maggior parte crollarono, come non avevano fatto nepure negli interrogatori. Così, svestiti di tutto quanto era consueto al loro io; privati persino del loro odore, questi uomini prima straordinari si guardarono. Alcuni piansero, altri scongiurarono le ottuse guardie baltiche di lasciargli almeno il pettine o la foto di una figlia o la penna, in cupa disperazione. Furono costoro, osserva Lusseyran, i primi a morire.”Devo aggiungere che le condizioni di vita a Buchenwald erano molto dure. Ma essere erano per quegli uomini non più dure che per gli altri. Essi erano – come non avrei questo potuto capirlo – morti per difetto di io.” Il loro io, insomma, per possedersi abbisognava delle cose e proprio la privazione di esse li aveva uccisi, abbrutiti fino alla morte. E certo: quello di Lusseyran è esempio estremo, distante dall’odierna esistenza sceneggiata in calcoli televisivi. Ma a chiunque dovrebbe rilucere il dubbio che l’io sia di natura abissale, quindi irriducibile alle cose, e però in allargamento di se stesso, dal vuoto a emanarle tutte.

Geminello Alvi, Il capitalismo. Verso l’ideale cinese Marsilio

Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime.

Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime.

L’assoluto stupore è per l’intelligenza della realtà di Dio ciò che la chiarezza e la distinzione sono per la comprensione delle idee matematiche. Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime.

A.J. Heschel, Dio alla ricerca dell’uomo, Boria, Torino 1969

A meno che Dio non mi visiti.

A meno che Dio non mi visiti.

William Congdon, Cementerio San Martino.

Fino a quando l’oggetto è oscuro ciascuno può immaginare quel che vuole e può determinarsi nel suo rapporto con quell’oggetto come gli pare e piace. Pensate all’esperienza amorosa: uno sta desiderando di amare ed essere amato, ma fin quando il volto è sconosciuto che cosa facciamo? Quello che ci pare e piace. È soltanto quando il volto compare che introduce realmente una possibilità di calamitare l’io. Perché io so che desidero l’infinito, che questo infinito c’è perchè ho sempre nostalgia di lui – come diceva Lagerkvist –, ma ogni giorno afferro il particolare, vado dietro a qualunque oggetto che poi mi lascia insoddisfatto. E questo è il destino dell’uomo, a meno che capiti quel che ipotizza Wittgenstein: «Hai bisogno di redenzione, altrimenti ti perdi […]. Occorre che entri una luce, per così dire, attraverso il soffitto, il tetto sotto cui lavoro e sopra cui non voglio salire. […] Questo tendere all’assoluto, che fa sembrare troppo meschina qualsiasi felicità terrena… mi sembra stupendo, sublime, ma io fisso il mio sguardo nelle cose terrene: a meno che “Dio” non mi visiti».

Julián Carrón, Rimini 2011

E’ la realtà che è un’immensa certezza (ti rimette all’infinito).

E’ la realtà che è un’immensa certezza (ti rimette all’infinito).

E’ una questione di realismo. Se sei realista devi riconoscere che c’è un punto chiaro che ti rimanda a tutto, ti rimette all’infinito. E questo infinito è ciò che sostiene tutto. Il cosmo, e l’autocoscienza del cosmo, che sono io. E’ la realtà che è un’immensa certezza. Bisogna essere ottusi per negarlo. Come diceva Althusser: puoi dire che il sole non esiste, ma sei matto.

Aldo Trento