E’ un Altro che salva la nostra vita (Buon Natale).

E’ un Altro che salva la nostra vita (Buon Natale).

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«La fede, per me, è nata dall’incontro con Gesù. Un incontro personale, che ha toccato il mio cuore e ha dato un indirizzo e un senso nuovo alla mia esistenza. Non si tratta di qualcosa di esteriore o di forzato, dunque,
ma di qualcosa che emana da dentro e che si impone da sé. Gesù in effetti colpisce, spiazza, innova».
(Papa Francesco)

«È un Altro che prende iniziativa verso la nostra vita, così è un Altro che salva la nostra vita, la porta alla conoscenza del vero, la porta all’adesione alla realtà, la porta all’affezione per il vero, la porta all’amore alla realtà. Se si accetta quest’annuncio come un’ipotesi di lavoro, allora il respiro ritorna, tutto diventa più semplice, si dice pane al pane e vino al vino, vita alla vita e morte alla morte, amico all’amico, si diventa più contenti e tutto diventa ancor di più origine di stupore. E quanto più uno cerca di vivere questo tanto più capisce la sproporzione, e cammina umilmente, perché questo Altro che interviene mi prende ogni momento, mi prende e mi riprende, mi rilancia, e compirà l’opera che ha iniziato: ci fa giungere al destino».
(Luigi Giussani)

La fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo.

La fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo.
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«Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti». Quando diciamo che questo annuncio è «il primo», ciò non significa che sta all’inizio e dopo si dimentica o si sostituisce con altri contenuti che lo superano. È il primo in senso qualitativo, perché è l’annuncio principale, quello che si deve sempre tornare ad ascoltare. È l’annuncio che risponde all’anelito d’infinito che c’è in ogni cuore umano. Tale convinzione, tuttavia, si sostiene con l’esperienza personale, costantemente rinnovata, di gustare la sua amicizia e il suo messaggio, convinti, in virtù della propria esperienza, che non è la stessa cosa aver conosciuto Gesù o non conoscerlo, non è la stessa cosa camminare con Lui o camminare a tentoni. Sappiamo bene che la vita con Gesù diventa molto più piena e che con Lui è più facile trovare il senso di ogni cosa.
(Papa Francesco)

Per la mia formazione in famiglia e in seminario prima, per la mia meditazione dopo, mi ero profondamente persuaso che una fede che non potesse essere reperta e trovata nell’esperienza presente, confermata da essa, utile a rispondere alle sue esigenze, non sarebbe stata una fede in grado di resistere in un mondo dove tutto, tutto, diceva e dice l’opposto. Mostrare la pertinenza della fede alle esigenze della vita e, quindi – questo «quindi» è importante per me -, dimostrare la razionalità della fede, implica un concetto preciso di razionalità. Dire che la fede esalta la razionalità, vuol dire che la fede corrisponde alle esigenze fondamentali e originali del cuore di ogni uomo. Per questo dare ragione della fede significa descrivere sempre di più, sempre più ampiamente, sempre più densamente, gli effetti della presenza di Cristo nella vita della Chiesa nella sua autenticità, quella la cui «sentinella» è il Papa di Roma.
(Luigi Giussani)

Quel soprassalto amaro che si ha.

Quel soprassalto amaro che si ha.

Che questa domanda della fede e dell’affezione a Cristo, che questa domanda,
dunque, dell’amore nuovo all’uomo, sia sempre più, col tempo che passa, coincidente col nostro respiro, anche quando siamo imbronciati, anche quando siamo avviliti, anche quando abbiamo sbagliato. Quando abbiamo sbagliato, l’accorgersi di avere sbagliato non deve bloccarci. Quel soprassalto amaro che si ha, non perché l’errore non sia stato consapevole prima, era consapevole
prima, eccome, è responsabilità nostra, ma quel soprassalto che si ha dal momento in cui il rimorso prende, in cui uno s’accorge amaramente della cosa, non deve fermarci, non dobbiamo “restarci”, ma – come il bambino
che ha rotto qualche cosa e che, terrorizzato, alza gli occhi, vede la mamma che gli sorride e lo abbraccia, e allora tra le lacrime gli trapela già la letizia e la tenerezza – dobbiamo domandare. L’uomo è il pellegrino dell’eterno.
Homo viator era l’espressione con cui i medioevali definivano l’uomo: homo viator, l’uomo viandante, il viandante dell’eterno. E allora non esiste nessun gesto che esprima di più la nostra umanità, che la plachi di più e che la aumenti di più, la maturi di più e la renda più facile, che il chiedere. Mendicare la fede e l’affezione a Cristo: è questo la Confessione (..).

Luigi Giussani, Certi di alcune grandi cose, BUR

La fede è un giudizio che riconosce il valore e le implicazioni del Fatto accaduto fra gli uomini.

La fede è un giudizio che riconosce il valore e le implicazioni del Fatto accaduto fra gli uomini.

Nel periodo di Natale il richiamo sta nella Parola che ci si è
comunicata, la Parola che ricostruisce il mondo, che edifica.
Bisognerebbe che la nostra persona desiderasse Cristo come il
«Tutto» della vita propria e del mondo.
L’identificazione è possibile nella fede e la fede è un giudizio
che riconosce il valore e le implicazioni del Fatto accaduto fra
gli uomini.

Luigi Giussani, Dalla liturgia vissuta: una testimonianza, Jaca Book

Grazie ad azioni belle e dunque “memorabili” (bisogna avere un’attrezzatura spirituale).

Grazie ad azioni belle e dunque “memorabili” (bisogna avere un’attrezzatura spirituale).

“Si può essere atei, si può non sapere se Dio esista e per che cosa, e nello stesso tempo sapere che l’uomo non vive nella natura ma nella storia, e che, nella concezione che oggi se ne ha, essa è stata fondata da Cristo e il Vangelo ne è il fondamento. Ma che cosa è la Storia? E’ un dar principio a lavori secolari per riuscire a poco a poco a risolvere il mistero della morte e vincerla un giorno. Per questo si scoprono l’infinito matematico e le onde elettromagnetiche, per questo si scrivono sinfonie ma non si può progredire in tale direzione senza una certa spinta. Per scoperte del genere bisogna avere un’attrezzattura spirituale, e in questo senso i dati sono già tutti nel Vangelo. Eccoli. In primo luogo l’amore per il prossimo, questa forma suprema dell’energia vivente che riempie il cuore dell’uomo ed esige di espandersi e di essere spesa. Poi i principali elementi costitutivi dell’uomo d’oggi, senza i quali l’uomo non è pensabile, e cioè l’idea delal libera individualità e della vita come sacrificio (..). Gli antichi non avevano storia in questo senso.” Boris Pasternak, Il dottor Zivago, Feltrinelli.

Questo passaggio è dei più significativi. Riprende le nozioni giudaico-cristiane di storia, di amore del prossimo, di libertà della persona, di sacrificio come compimento, ma per separarle dalla loro sorgente soprannaturale. L’amore del prossimo, per esempio, non è più fondato sulla sua vocazione alla vita eterna, è una “forma evoluta dell’energia vivente”. Il sacrificio non è più l’offerta e la comunione di Dio, ma il fatto di votarsi e di morire per gli altri, per le generazioni future, l’immortalità è essere “presente negli altri” grazie ad azioni belle e dunque “memorabili”. Ciò presuppone, inoltre, che ci siano altri sulla terra per ricordarsi di noi.

Fabrice Hadjadj, Meeting di Rimini, 25 agosto 2011

Poi finisce per mandare cattivo odore.

Poi finisce per mandare cattivo odore.

E’ come quando si strappa una rosa ad un rosaio. Allora la si mette in un bel vaso per un certo tempo; isolata, messa in risalto, la rosa appare più netta, più diritta, più bella, e sparge il suo profumo in tutta la casa. Ma, ben presto, la rosa appassisce, l’acqua si intorbida e la casa è invasa da un odore di marcio. E’ ciò che accade con la modernità: essa isola certi dati della fede cristiana, e li separa da Dio: la storia, la salvezza, la libertà, la comunione, tutte cose riprese dal comunismo per esempio, ma si tratta ormai di valori orizzontali, che l’uomo può realizzare con il suo lavoro. Ciò ci stupisce per un po’ di tempo, poi finisce per mandare cattivo odore.

Fabrice Hadjadj, Meeting di Rimini, 25 agosto 2010

L’esistenza diventa una immensa certezza.

L’esistenza diventa una immensa certezza.

L’esistenza diventa una immensa certezza: « Questa è la vittoria che vince il mondo, la nostra fede ». Essi non sono più soli, esperimentano la promessa
di Cristo: « Non vi lascerò orfani ». L’uomo veramente non è più solo, perché oramai il grido più vero della lotta dell’esistenza è quello di san Paolo: « Tutto ormai io posso, in colui che mi sostiene». Non è l’uomo che perde i suoi confini e le sue infermità, è un Altro che si accompagna all’uomo «come gigante sulla sua strada». Una nuova esistenza s’avvera: e alla sorgente di questa «nuova creatura» nella fragile vena umana s’inserisce misteriosamente l’impeto irresistibile della presenza di Dio. La forza dell’uomo è un Altro, la certezza dell’uomo è un Altro: l’esistenza è un dialogo profondo, la solitudine è abolita alle radici stesse di ogni momento della vita. Esistere è essere amati, definitivamente – «Egli è fedele al suo amore» – e abbandonarsi a questo amore, definitivamente: « Il mio vivere è Cristo ».

Luigi Giussani, Il cammino al vero è un’esperienza, Rizzoli