Si limita a spezzarmi il cuore e a lasciarmi senza parole (Intensa Intensità).

Si limita a spezzarmi il cuore e a lasciarmi senza parole (Intensa Intensità).

Intensa Giocosità e Terribile Seriosità sono le mie migliori amiche; è con loro che faccio le mie passeggiate alla fine di ogni giornata. Vado anche d’accordo con Terribile Giocosità, Seriosa Serietà e Intensa Intensità. Da questa ultima però non ottengo mai niente, si limita a spezzarmi il cuore e a lasciarmi senza parole (Intensa Intensità).

Philip Roth, Perché scrivere, Einaudi

E beati siano i nostalgici, perché torneranno a casa.

E beati siano i nostalgici, perché torneranno a casa.

 

«Fino ad oggi nessuno ha veduto gli uccelli migratori dirigersi verso sfere più calde che non esistono, o i fiumi dirottare attraverso rocce e pianure per correre in un oceano che non può essere trovato.

Perché Dio non crea un desiderio o una speranza senza aver pronta una realtà che la esaudisca.

Il nostro desiderio è la nostra certezza e beati siano i nostalgici, perché torneranno a casa».

(Karen Blixen “Capricci del destino”)

Se polve ed ombra sei, tant’alto senti?

Se polve ed ombra sei, tant’alto senti?

 

XXXI – SOPRA IL RITRATTO Dl UNA BELLA DONNA SCOLPITO NEL MONUMENTO SEPOLCRALE DELLA MEDESIMA

 

Tal fosti: or qui sotterra
Polve e scheletro sei. Su l’ossa e il fango
Immobilmente collocato invano,
Muto, mirando dell’etadi il volo,
Sta, di memoria solo
E di dolor custode, il simulacro
Della scorsa beltà. Quel dolce sguardo,
Che tremar fe, se, come or sembra, immoto
In altrui s’affisò; quel labbro, ond’alto
Par, come d’urna piena,
Traboccare il piacer; quel collo, cinto
Già di desio; quell’amorosa mano,
Che spesso, ove fu porta,
Sentì gelida far la man che strinse;
E il seno, onde la gente
Visibilmente di pallor si tinse,
Furo alcun tempo: or fango
Ed ossa sei: la vista
Vituperosa e trista un sasso asconde.
Così riduce il fato
Qual sembianza fra noi parve più viva
Immagine del ciel. Misterio eterno
Dell’esser nostro. Oggi d’eccelsi, immensi
Pensieri e sensi inenarrabil fonte,
Beltà grandeggia, e pare,
Quale splendor vibrato
Da natura immortal su queste arene,
Di sovrumani fati,
Di fortunati regni e d’aurei mondi
Segno e sicura spene
Dare al mortale stato:
Diman, per lieve forza,
Sozzo a vedere, abominoso, abbietto
Divien quel che fu dianzi
Quasi angelico aspetto,
E dalle menti insieme
Quel che da lui moveva
Ammirabil concetto, si dilegua.

Desiderii infiniti
E visioni altere
Crea nel vago pensiere,
Per natural virtù, dotto concento;
Onde per mar delizioso, arcano
Erra lo spirto umano,
Quasi come a diporto
Ardito notator per l’Oceano:
Ma se un discorde accento
Fere l’orecchio, in nulla
Torna quel paradiso in un momento.

Natura umana, or come,
Se frale in tutto e vile,
Se polve ed ombra sei, tant’alto senti?
Se in parte anco gentile,
Come i più degni tuoi moti e pensieri
Son così di leggeri
Da sì basse cagioni e desti e spenti?

Giacomo Leopardi

Il dolore ti fa spaventare di te stessa (è così umiliante).

Il dolore ti fa spaventare di te stessa (è così umiliante).

 

E’ che i dolori ti fanno sentire così sola-, e qui la forza d’animo tornò ad abbandonarla e la lasciò a singhiozzare nelle mani giunte- -e’ così umiliante.

-Non c’è nulla di umiliante.

-C’è, c’è, – pianse lei. – Non essere capaci di badare a se stessi, questo patetico bisogno di farsi consolare…

-Date le circostanze, non c’è proprio nulla di umiliante.

-Ti sbagli, tu non sai. La schiavitù, l’impotenza, l’isolamento, la paura…E’ tutto così orribile e vergognoso. Il dolore ti fa spaventare di te stessa. E’ orribile questa sua assoluta alterità.

Philip Roth, Everyman, Einaudi.

Per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti (lei si innamora dei pazienti).

Per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti (lei si innamora dei pazienti).

«Alla fine degli anni Sessanta andai a specializzarmi in cardiochirurgia negli Stati Uniti. In reparto mi rimproveravano: “Lei si innamora dei pazienti, li va a trovare troppo di frequente e si interessa di cose che non c’entrano con la terapia: i dottori sono tecnici, per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti”. Decisero di mandarmi a lavorare in rianimazione, “così può attaccarsi a loro finché vuole”… ecco, stare dove la vita è ridotta a un filo sottile è traumatico ma può insegnare parecchie cose a un dottore. C’è anche dell’altro, però».

Che cosa?
«In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza».

Enzo Jannacci, 6 febbraio 2009

Fare i conti con la realtà significa accettare di non sapere, di non capire, di aver bisogno di imparare da quello che accade.

Fare i conti con la realtà significa accettare di non sapere, di non capire, di aver bisogno di imparare da quello che accade.

©P.B.

(…) Nessuno ha idea di cosa ci aspetta nel futuro anche prossimo. Fare i conti con la realtà, come don Julián Carrón ha detto e ripetuto, per me adesso significa accettare di non sapere, di non capire, di aver bisogno di imparare da quello che accade.

Anch’io, come molti hanno iniziato a fare in questi giorni, sto cercando di fissare ciò che imparo. Ad esempio, è cambiato il suono delle parole. Di quelle che già conoscevo e di quelle che sto sentendo in questi giorni.

Parole che mi ritrovo a scrivere spesso, come “persona unica e irripetibile”, oggi mi muovono dentro e mi fanno supplicare che nessun malato venga lasciato senza respiratore. E se, come mi è capitato poche sere fa, sento un medico impegnato in trincea non limitarsi a dire: “è il mio dovere”, ma anche aggiungere: “ho fatto questo lavoro perché voglio bene alle persone, i miei pazienti sono come miei fratelli”, allora capisco quanta strada ho ancora da fare.

A proposito di parole, quante polemiche appaiono pretestuose. Non perché non si debbano muovere critiche, ma perché non è più possibile fare sconti alla superficialità, alla mancanza di argomentazione, alla slealtà, allo stare senza serietà “sul pezzo”. E infatti il tono di quelli che la sanno lunga sono più fastidiosi del solito. Parole come “senso civico”, “rispetto”, “istituzioni”, in questo momento hanno improvvisamente perso il loro accento retorico. E non me lo sarei aspettato.

Come non mi sarei mai aspettato che l’isolamento potesse diventare una forma particolare di socialità; che così in tanti, obbligati a guardare in faccia se stessi, avrebbero potuto scoprire gli altri; che in molti potessero sperimentare una forma di libertà diversa da quella che conoscevano e che non è limitata dalla responsabilità. Soprattutto non mi aspettavo che così tanti oggi fossero disponibili a dare la vita, il tempo, i soldi per altri.

Tutti ci stiamo chiedendo se questa situazione ci renderà delle persone migliori. Io non so rispondere. So solo che per risollevarci dal disastro, il nostro cambiamento personale e quello nei rapporti umani è una strada obbligata.

Giorgio Vittadini, http://www.ilsussidiario.net

E dir “sì” a ogni istante senza vedere niente (una posizione vertiginosa).

E dir “sì” a ogni istante senza vedere niente (una posizione vertiginosa).

©A.B.

L’uomo, la vita razionale dell’uomo dovrebbe essere sospesa all’istante, sospesa in ogni istante a questo segno apparentemente così volubile, così casuale che sono le circostanze attraverso le quali l’ignoto “signore” mi trascina, mi provoca al suo disegno. E dir “sì” a ogni istante senza vedere niente, semplicemente aderendo alla pressione delle occasioni. È una posizione vertiginosa.

Luigi Giussani, Il senso religioso, BUR

Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è tuo.

Ti ride negli occhi la stranezza di un cielo che non è tuo.

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Come diceva Pavese: «Ti ride negli occhi/ la stranezza di un cielo che non è il tuo»”. Ti ride negli occhi: sei fatto del cielo, per il cielo, da un Altro; e questo ti ride, perché il cuore è sete di felicità e di bellezza. Un cielo che non è tuo, però: non lo vuoi; il mattino, questo mattino, non lo vuoi. Quante volte non vorremmo neanche il mattino stesso, non vorremmo neanche vivere! Noi collaboriamo come diceva il libro della Sapienza alla morte. Il potere umano collabora alla morte con la violenza, favorendo un’educazione che giunge inesorabilmente alla diffusione della violenza: dalla timidezza dei rapporti familiari fino ai pubblici attacchi assassini, si favorisce la violenza. Ma anche noi! Proviamo a pensare come ci alziamo ogni mattina, perché questa è la chiave di volta di qualsiasi ascesi, di qualsiasi strada spirituale, di qualsiasi scoperta umana, di qualsiasi tentativo di guardare Cristo, di amare Cristo, di ospitare Cristo.

Luigi Giussani

E piove in petto una dolcezza inquieta (I limoni).

E piove in petto una dolcezza inquieta (I limoni).
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Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Eugenio Montale

Le stelle date per me, solo per me. Perché? (Estrelas).

Le stelle date per me, solo per me. Perché? (Estrelas).
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Estrelas

Estrelas
Para mim
Para mim
Estrelas
São para mim
Estrelas para mim
Estrelas
Estrelas
Para quê?
Para quê?
Para quê?
Estrelas para mim
Só para mim
Para mim
Para mim
Para mim
E a treva entre as estrelas
Só para mim

Adriana Calcanhotto