Non siamo neppure padroni di noi stessi.

Non siamo neppure padroni di noi stessi.

F.Hayez, Liegende Odaliske - F.Hayez / Reclining Odalisque / 1839 - F. Hayez, Odalisque allongee

Olivia
Non so neppur io quel che faccio. Temo che gli occhi siano stati cattivi consiglieri. Oh, fato, dispiega il tuo potere. Non siamo neppure padroni di noi stessi. Quel che è scritto si compia: così sia.

William Shakespeare, La dodicesima notte.

Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna.

Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna.

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L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino. All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna.
(Papa Francesco)

Né le bende, né il pane, né i razzi, ma questi rami di abete avvolti da un’inutile ragnatela…

Né le bende, né il pane, né i razzi, ma questi rami di abete avvolti da un’inutile ragnatela…

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“Il generale sedette su una cassa, e la luce gialla della stufa balenò sulla nera croce di ferro che pendeva dal suo petto.
‘Vi auguro una buona vigilia di Natale’ disse.
I soldati che lo accompagnavano trascinarono verso la stufa una cassa e forzato il coperchio con delle scuri, cominciarono ad estrarre degli abetini natalizi, avvolti nel cellophane, della grandezza di un palmo. Ogni alberello era ornato con filamenti dorati, perline e caramelle. Il generale osservava come i soldati aprivano impazienti i pacchettini di cellophane; fece cenno al sottotenente di avvicinarsi e gli bisbigliò parole incomprensibili; poi Bach esclamò ad alta voce:
‘Il generale ha ordinato di comunicarvi che questo regalo natalizio, proveniente dalla Germania, è stato portato da un pilota, rimasto ferito a morte sopra Stalingrado’.
Gli uomini reggevano sul palmo gli alberelli, che nell’ambiente riscaldato si ricoprirono di un velo di vapore; e subito il sotterraneo fu invaso dal profumo di pino che coprì l’odore pesante di obitorio e di fucina, tipico della linea avanzata.
Il cuore sensibilie di Bach avvertì la tristezza e il fascino di quell’attimo. I soldati che sfidavano l’artiglieria pesante russa, incrudeliti, rozzi, estenuati dalla fame e dai pidocchi, snervati dall’insufficienza delle munizioni, senza parlare capirono di colpo ogni cosa: né le bende, né il pane, né i razzi, ma questi rami di abete avvolti da un’inutile ragnatela, … erano loro necessari”.

Vasilij Grossman, Vita e destino

I nostri destini erano giocati, vinti, perduti.

I nostri destini erano giocati, vinti, perduti.

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E’ entrato, incolore nel suo impermeabile beige, gli occhi acuti e teneri, lo spazio tra i denti affascinante di un sorriso infantile. Bacia Suzanne e, da lei presentato, mi tende la mano. Gli offro una Pall Mall, si siede con calma davanti a me. I nostri destini erano giocati, vinti, perduti.

Madeleine Rabereau

Il giorno della fine non ti servirà l’inglese (fa sempre spavento il destino).

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(..) Fa sempre spavento il destino. Viene da noi all’alba e viene da noi la notte come se fossimo sempre sotto il taglio della scure. A chi mi augura di morire, quanto prima, in un botto, dedico un sorriso. E all’amico che non mi ha più voluto come amico e che adesso – lo so – mi sta leggendo gli dico che, va bene, lui è nel giusto e io nell’errore. In questo preciso asse temporale lui è nel secolo americano mentre io, al contrario, sono nelle tenebre. Ma io ho un vantaggio. Io m’incammino a conoscere un mondo che lui si ostina a non voler riconoscere. E’ la sua stessa storia perché, infine, per dirla con Franco Battiato: “Il giorno della fine non ti servirà l’inglese”.

Pietrangelo Buttafuoco

 

Il destino non ha lasciato solo l’uomo. Buona Pasqua!

Il destino non ha lasciato solo l’uomo. Buona Pasqua!

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Il fatto dell’Incarnazione, l’inconcepibile pretesa cristiana, è rimasto nella storia sostanzialmente nella sua interezza: un uomo che è Dio − che, dunque, conosce l’uomo e che l’uomo deve seguire per avere la vera conoscenza di se stesso e delle cose −. L’esperienza iniziale di coloro che hanno vissuto con Gesù e lo hanno seguito, trasmessa dai Vangeli, ha un significato inequivocabile: il destino non ha lasciato solo l’uomo. Il cristianesimo è un avvenimento che è stato annunciato nei secoli e ci raggiunge ancor oggi. Il vero problema è che l’uomo lo riconosca con amore.
(Luigi Giussani)

Fino alla soglia del destino (mi dispiace solo che la tua prova sia più grande della mia).

Fino alla soglia del destino (mi dispiace solo che la tua prova sia più grande della mia).

Così possiamo stare davanti a qualsiasi circostanza, come ci ha testimoniato una nostra carissima amica davanti alla morte, in un dialogo che ha avuto con il marito (che me lo ha scritto) quando ha saputo quello che stava per succedere: «Mi ha detto: “Io sono tranquilla, non ho paura, perché c’è Gesù. Ora nemmeno
sono più angosciata per te e per i bimbi, perché so che siete nelle mani di un Altro”. E io: “Ma non sei triste?”. “No, non sono triste. Sono certa di Gesù, anzi, sono curiosa di quello che mi capiterà, di quello che il Signore mi sta preparando. Forse dovrei essere triste, ma non lo sono. Mi dispiace solo che la tua prova sia più grande della mia”. “Ma va’”. “Certo, sarebbe stato meglio il contrario”. E io, sorridendo perché già incredibilmente confortato dal miracolo
appena visto, le dico: “È proprio vero, soprattutto per i bambini”. Questo è stato senza dubbio uno dei più bei momenti dei diciassette anni (dodici di matrimonio e cinque di fidanzamento) passati insieme. Se non il più bello». Con una consistenza così si può guardare tutto, fino alla soglia del destino.

Julián Carrón, La vita come vocazione.