Il dolore ti fa spaventare di te stessa (è così umiliante).

Il dolore ti fa spaventare di te stessa (è così umiliante).

 

E’ che i dolori ti fanno sentire così sola-, e qui la forza d’animo tornò ad abbandonarla e la lasciò a singhiozzare nelle mani giunte- -e’ così umiliante.

-Non c’è nulla di umiliante.

-C’è, c’è, – pianse lei. – Non essere capaci di badare a se stessi, questo patetico bisogno di farsi consolare…

-Date le circostanze, non c’è proprio nulla di umiliante.

-Ti sbagli, tu non sai. La schiavitù, l’impotenza, l’isolamento, la paura…E’ tutto così orribile e vergognoso. Il dolore ti fa spaventare di te stessa. E’ orribile questa sua assoluta alterità.

Philip Roth, Everyman, Einaudi.

Le fabbriche incendiate ululano per il cupo avvio dei treni (Periferia)

Le fabbriche incendiate ululano per il cupo avvio dei treni (Periferia)

 

 

Sento l’antico spasimo
– è la terra
che sotto coperte di gelo
solleva le sue braccia nere –
e ho paura
dei tuoi passi fangosi, cara vita,
che mi cammini a fianco, mi conduci
vicino a vecchi dai lunghi mantelli,
a ragazzi
veloci in groppa a opache biciclette,
a donne,
che nello scialle si premono i seni –

E già sentiamo
a bordo di betulle spaesate
il fumo dei comignoli morire
roseo sui pantani.

Nel tramonto le fabbriche incendiate
ululano per il cupo avvio dei treni…

Ma pezzo muto di carne io ti seguo
e ho paura –
pezzo di carne che la primavera
percorre con ridenti dolori.

Non siamo neppure padroni di noi stessi.

Non siamo neppure padroni di noi stessi.

F.Hayez, Liegende Odaliske - F.Hayez / Reclining Odalisque / 1839 - F. Hayez, Odalisque allongee

Olivia
Non so neppur io quel che faccio. Temo che gli occhi siano stati cattivi consiglieri. Oh, fato, dispiega il tuo potere. Non siamo neppure padroni di noi stessi. Quel che è scritto si compia: così sia.

William Shakespeare, La dodicesima notte.

Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna.

Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna.

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L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino. All’uomo che soffre, Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua risposta nella forma di una presenza che accompagna.
(Papa Francesco)

Né le bende, né il pane, né i razzi, ma questi rami di abete avvolti da un’inutile ragnatela…

Né le bende, né il pane, né i razzi, ma questi rami di abete avvolti da un’inutile ragnatela…

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“Il generale sedette su una cassa, e la luce gialla della stufa balenò sulla nera croce di ferro che pendeva dal suo petto.
‘Vi auguro una buona vigilia di Natale’ disse.
I soldati che lo accompagnavano trascinarono verso la stufa una cassa e forzato il coperchio con delle scuri, cominciarono ad estrarre degli abetini natalizi, avvolti nel cellophane, della grandezza di un palmo. Ogni alberello era ornato con filamenti dorati, perline e caramelle. Il generale osservava come i soldati aprivano impazienti i pacchettini di cellophane; fece cenno al sottotenente di avvicinarsi e gli bisbigliò parole incomprensibili; poi Bach esclamò ad alta voce:
‘Il generale ha ordinato di comunicarvi che questo regalo natalizio, proveniente dalla Germania, è stato portato da un pilota, rimasto ferito a morte sopra Stalingrado’.
Gli uomini reggevano sul palmo gli alberelli, che nell’ambiente riscaldato si ricoprirono di un velo di vapore; e subito il sotterraneo fu invaso dal profumo di pino che coprì l’odore pesante di obitorio e di fucina, tipico della linea avanzata.
Il cuore sensibilie di Bach avvertì la tristezza e il fascino di quell’attimo. I soldati che sfidavano l’artiglieria pesante russa, incrudeliti, rozzi, estenuati dalla fame e dai pidocchi, snervati dall’insufficienza delle munizioni, senza parlare capirono di colpo ogni cosa: né le bende, né il pane, né i razzi, ma questi rami di abete avvolti da un’inutile ragnatela, … erano loro necessari”.

Vasilij Grossman, Vita e destino

I nostri destini erano giocati, vinti, perduti.

I nostri destini erano giocati, vinti, perduti.

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E’ entrato, incolore nel suo impermeabile beige, gli occhi acuti e teneri, lo spazio tra i denti affascinante di un sorriso infantile. Bacia Suzanne e, da lei presentato, mi tende la mano. Gli offro una Pall Mall, si siede con calma davanti a me. I nostri destini erano giocati, vinti, perduti.

Madeleine Rabereau

Il giorno della fine non ti servirà l’inglese (fa sempre spavento il destino).

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(..) Fa sempre spavento il destino. Viene da noi all’alba e viene da noi la notte come se fossimo sempre sotto il taglio della scure. A chi mi augura di morire, quanto prima, in un botto, dedico un sorriso. E all’amico che non mi ha più voluto come amico e che adesso – lo so – mi sta leggendo gli dico che, va bene, lui è nel giusto e io nell’errore. In questo preciso asse temporale lui è nel secolo americano mentre io, al contrario, sono nelle tenebre. Ma io ho un vantaggio. Io m’incammino a conoscere un mondo che lui si ostina a non voler riconoscere. E’ la sua stessa storia perché, infine, per dirla con Franco Battiato: “Il giorno della fine non ti servirà l’inglese”.

Pietrangelo Buttafuoco