Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Ciò che si vede è l’inconcepibile (le stelle sono indispensabili).

Via_Lattea

Ciò che si vede è l’inconcepibile: il colossale spettacolo della mancanza di antagonismo. Ciò che si vede con i propri occhi è il grande cervello del tempo, una galassia di fuoco non acceso da mano umana.

Le stelle sono indispensabili.

Philip Roth, Ho sposato un comunista, Einaudi

E’ misurare se stessi con la Verità, non il contrario.

E’ misurare se stessi con la Verità, non il contrario.

“(..) Conoscere sé stessi è conoscere la propria regione. E’ anche conoscere il mondo ed è altresì, paradossalmente, una forma di esilio dal mondo. Il valore dello scrittore si perde, per sé e la sua terra, non appena cessa di considerarla come una parte di sé, e conoscere se stessi è, soprattutto, conoscere quello che manca. E’ misurare se stessi con la Verità, non il contrario”.

Flannery O’Connor

È una ragione fragile il motivo per cui il reale non ha presa su di noi (niente ci prende).

È una ragione fragile il motivo per cui il reale non ha presa su di noi (niente ci prende).

Tutti possiamo riconoscerci in questa situazione: se non vediamo continuamente l’essere vibrare in noi, tutto torna di nuovo piatto e diventa sempre più urgente in ciascuno di noi la domanda: qual è la strada che può restituirmi quella condizione che rende possibile non dare per scontato tutto, ma sorprendermi
di tutto? Per rispondere a questa domanda occorre capire perché ci capita questo. Perché, dopo un’esperienza come quella descritta, ritorniamo a dare tutto per scontato e non ci stupiamo più di niente? Don Giussani
identifica le ragioni in Ciò che abbiamo di più caro, il libro dell’Equipe degli universitari pubblicato quest’anno: 1) Questo accade – dice Giussani – per colpa di una ragione debole, cioè di un uso ridotto della ragione che, non essendo in grado di cogliere la presenza delle cose presenti, ci porta a dare tutto per scontato. È una ragione fragile il motivo per cui il reale non ha presa su di noi, non ci colpisce e tutto diventa di nuovo grigio. Questo uso della ragione
porta a una conseguenza inevitabile. 2) Una divisione fra il riconoscimento
e l’affettività, tra il riconoscimento e l’essere attaccati al riconoscimento: l’io resta diviso tra il riconoscimento (che rimane astratto) e l’affettività (che
fluttua). Non essendo la ragione in grado di raggiungere la realtà, l’affettività non s’incolla, rimane fluttuante e niente ci prende.

Julián Carrón, Milano, 1 ottobre 2011

La causa di quell’effetto trascende la conoscenza.

Barcelona, La Sagrada Familia, 2006 notturno.

“Lo stupore è il desiderio di sapere qualcosa. Esso nasce nell’uomo per il fatto che egli vede l’effetto e ignora la causa, per il fatto che la causa di quell’effetto trascende la conoscenza e la capacità dell’uomo. Perciò lo stupore è causa di piacere, in quanto vi è congiunta la speranza di poter giungere a conoscere ciò che desidero sapere”.

Sant’Agostino

Grazie a Matteo A. per il post.

L’occhio della conoscenza

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“(..) sono lieto di poter fare davvero un piccolo sacrificio con alcune osservazioni sul Fochista, da lei desiderate; sarà come pregustare quella pena dell’inferno che consiste nel ripassare la propria vita con l’occhio della conoscenza, dove il peggio non è la visione degli evidenti misfatti, ma quella dei fatti che un giorno si sono creduti buoni!”

Franz Kafka, Lettere a Milena, Mondadori

Conoscere 1: osservazione e ragionamento

La riflessione gnoseologica ed epistemologica contemporanea ha portato alla luce il ruolo determinante del soggetto della conoscenza nell’atto stesso del conoscere. Contrariamente ai presupposti del “dogma” positivista della pura obiettività, il principio di indeterminazione di Heisenberg ha reso evidente come ciò sia vero perfino per le scienze naturali: anche in queste discipline, il cui “oggetto” sembra essere regolato da invariabili leggi di natura, la prospettiva dell’osservatore è un fattore che condiziona e determina il risultato dell’esperimento scientifico, e quindi della conoscenza scientifica come tale. La pura obiettività risulta perciò pura astrazione, espressione di una gnoseologia inadeguata e irrealistica.

Tarcisio Bertone

Ragione, conoscenza, esperienza.

“Se la conoscenza anche scientifica è sempre un avvenimento, chi la comunica è sempre un testimone, soprattutto quando ci comunica la dinamica e il metodo del suo cammino. Anche nella scienza non si può fare un passo reale senza sottomettere la ragione all’esperienza”.

Marco Bersanelli, Meeting di Rimini, 26 agosto 2009