La battaglia di Poitiers (10 ottobre 732)

BattagliaMedioevale
Lo svolgimento della battaglia è risaputo. La cavalleria moresca attaccò a ondate e i Franchi resistettero come “un muro di ghiaccio”. Ciò che rese possibile questa resistenza fu un accorgimento tattico di Carlo che non concentrò le sue truppe scelte, come aveva fatto Roderico a Guadalete, ma le distribuì tra le milizie, coraggiose e inesperte, per aumentarne la tenuta. Al termine di una giornata di scontri ferocissimi, i Franchi avevano resistito a ogni attacco e fu allora che la cavalleria di Eudes uscì dal bosco dove era stata nascosta fino ad allora, colpendo il fianco sinistro musulmano e puntando verso l’accampamento. Il pensiero di perdere il bottino portò alla ritirata tutto l’esercito musulmano a Abd er Rahaman, che era riuscito a sfondare al centro, si trovò isolato, circondato da guerrieri nordici assetati di sangue che lo infilzarono con le lance e lo fecero a pezzi con le franciscate, le accette da battaglia, simili al tomahawk dei pellirossa. Scese la notte sul campo di battaglia e i musulmani ne approfittarono per dileguarsi in buon ordine anche se, nelle storie arabe, quella battaglia verrà ricordata come “il lastricato dei martiri”.

La battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571)

Madonna-del-Rosario-(Prado)_MURILLO
Il 7 ottobre ricorre la festa della Madonna del Rosario, una festività istituita da San Pio V in ricordo della vittoria riportata dalla flotta della Lega Santa il 7 ottobre 1571 a Lepanto sui Turchi.
La storia narra che San Pio V ebbe la visione della vittoria, si inginocchiò per ringraziare il cielo e ordinò per il 7 ottobre di ogni anno una festa in onore della Vergine delle Vittorie (inizialmente detta di S. Maria della Vittoria), titolo cambiato poi da Gregorio XIII in quello di Madonna del Rosario.
La celebrazione venne estesa nel 1716 alla Chiesa universale, e fissata definitivamente al 7 ottobre da S. Pio X nel 1913.

Perchè ogni uomo, senza battaglie, non può sentirsi un uomo, un uomo, un uomo, un uomo, un uomo.

Tripoli 69

In casa io e lui
io non mi accorgo che
che fuori è inverno ormai
la stanza è tanto calda
non penso mai
che oltre la finestra
per lui
in quella nebbia
c’è un’altra estate
che porta un caldo
un caldo un caldo un caldo
un caldo un caldo
lo vedo ma non c’è
è andato via da me
sta raggiungendo
Tripoli.
Ma Tripoli cos’è
è il primo nome che
mi viene in mente se
lo immagino lontano
dove non so
in cerca di battaglie
perchè
perchè ogni uomo
senza battaglie
non può sentirsi
un uomo un uomo
un uomo un uomo
un uomo
e quando un uomo va
a vivere di più
le donne
han solo lacrime.
Ma se ritornerà
ferito lui lo sa
che qui mi troverà
e io son già felice
se penso che
in questa storia
anch’io ci sarò
ma fuori è inverno
la nebbia è nebbia
in questa stanza
ritorna un caldo
un caldo un caldo
un caldo
in casa io e lui
e non si è accorto che
ho pianto tanto
Tripoli.

Patty Pravo, 1969

Il giorno della battaglia 2

Si racconta che il principe di Condé dormì profondamente la notte avanti la giornata di Rocroi: ma, in primo luogo, era molto affaticato; secondariamente aveva già date tutte le disposizioni necessarie, e stabilito ciò che dovesse fare, la mattina.

Don Abbondio in vece non sapeva altro ancora se non che l’indomani sarebbe giorno di battaglia; quindi una gran parte della notte fu spesa in consulte angosciose.

Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi

Il giorno della battaglia

Il luogo della battaglia

Il luogo della battaglia di Roncisvalle

Solo i codardi chiedono il mattino della battaglia il calcolo delle probabilità.
I forti e i costanti non sogliono chiedere quanto fortemente nè quanto a lungo, ma come e dove abbiano da combattere.
Non hanno bisogno se non di sapere per quale via e quale scopo, e sperano dopo, e si adoperano, e combattono e soffrono così, fino alla fine della giornata, lasciando a Dio gli adempimenti.