Una Dama per la quale rischiare la vita.

I bambini giocano ai cavalieri, le bambine alle principesse. Vogliono un Signore a cui prestare giuramento di fedeltà, un Reame da difendere, una Dama per la quale rischiare la vita, un Principe azzurro nelle cui mani mettere tutta la propria vita. Vogliono una lotta da portare avanti, che richieda forza guerriera o pazienza materna, o dimostrare il proprio valore fino all’estremo. Ma facciamo credere ai bambini che questo Signore, questo Regno, questa Dama e questo Principe azzurro, questa lotta straordinaria contro il Drago non esistono e che devono immaginarli. Però siamo in errore: esistono veramente e dobbiamo seguirli. Il racconto delle fate non è abbastanza meraviglioso, il romanzo di cavalleria non è abbastanza ricco di colpi di scena, in confronto a ciò che ci troviamo davanti nella realtà.

Fabrice Hadjadj, Farcela con la morte, Cittadella

L’augusta grazia del combattimento.

La battaglia di Tours

Quando il mattino della battaglia le compagnie si svegliano e si armano nella nebbia, ognuna occupa il suo posto e attende il giorno. Devono solo attendere e tenersi pronte.

Poi il caso sceglie una di esse fra tutte, e la pone al centro del combattimento.

Essa non l’aveva meritato: l’onore ha deciso per essa.

E le altre compagnie, sue compagne, mentre combattono, sentono oscuramente che altrove il combattimento è più vero, la morte più esigente, il sacrificio più utile e l’esito più decisivo. Per esse , lo sforzo ha delle soste; non ce ne sono per quelli che sono al centro; e quelli sentono di essere nella battaglia; indovinano gli sguardi, le grida lanciate verso di loro, e su di loro il pensiero del capo.

Sotto questi sguardi, queste grida, questo pensiero, il loro gruppo ferito, decimato, lotta con coraggio maggiore del suo stesso coraggio, resiste con una forza maggiore della sua stessa forza.

Esso era al mattino simile agli altri, né più coraggioso, ne’ meno coraggioso ; e alla sera è diverso.

Ha superato la prova esce dal fuoco.

È, rimane diverso, segnato agli occhi di tutti dalla augusta grazia del combattimento.

Un caso ne è la causa: l’eroismo è entrato in esso.

Tale è cristiano: un essere fra gli esseri, e simile ai più umili.

Ma egli combatte per l’intera natura, le potenze dall’alto sperano nel suo sforzo, è stato scelto e da ciò deriva il sovrappiù della sua forza.

(C. Péguy)

Resistere richiede una forza maggiore che attaccare.

1.Colui che attacca assume il ruolo del più forte; colui che resiste è quindi il più debole che resiste al più forte, cosa che è sempre la più difficile,

2.Per colui che attacca il pericolo sembra lontano, mentre è presente per colui che subisce l’attacco, ed è più difficile non vacillare per eventi presenti che non per venti futuri.

3.Resistere può avare una durata temporale; viceversa, attaccare può essere l’effetto di un impulso improvviso. Ed è più arduo restare a lungo irremovibile che lasciarsi andare subitaneamente a qualcosa di difficile. Ciò fa dire ad Aristotele che “alcuni volano incontro ai pericoli e si tirano indietro quando si trovano in mezzo; gli uomini forti sono tutto il contrario.”

San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, 123, art.6, ad primum.

La battaglia di Poitiers (10 ottobre 732)

BattagliaMedioevale
Lo svolgimento della battaglia è risaputo. La cavalleria moresca attaccò a ondate e i Franchi resistettero come “un muro di ghiaccio”. Ciò che rese possibile questa resistenza fu un accorgimento tattico di Carlo che non concentrò le sue truppe scelte, come aveva fatto Roderico a Guadalete, ma le distribuì tra le milizie, coraggiose e inesperte, per aumentarne la tenuta. Al termine di una giornata di scontri ferocissimi, i Franchi avevano resistito a ogni attacco e fu allora che la cavalleria di Eudes uscì dal bosco dove era stata nascosta fino ad allora, colpendo il fianco sinistro musulmano e puntando verso l’accampamento. Il pensiero di perdere il bottino portò alla ritirata tutto l’esercito musulmano a Abd er Rahaman, che era riuscito a sfondare al centro, si trovò isolato, circondato da guerrieri nordici assetati di sangue che lo infilzarono con le lance e lo fecero a pezzi con le franciscate, le accette da battaglia, simili al tomahawk dei pellirossa. Scese la notte sul campo di battaglia e i musulmani ne approfittarono per dileguarsi in buon ordine anche se, nelle storie arabe, quella battaglia verrà ricordata come “il lastricato dei martiri”.

La battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571)

Madonna-del-Rosario-(Prado)_MURILLO
Il 7 ottobre ricorre la festa della Madonna del Rosario, una festività istituita da San Pio V in ricordo della vittoria riportata dalla flotta della Lega Santa il 7 ottobre 1571 a Lepanto sui Turchi.
La storia narra che San Pio V ebbe la visione della vittoria, si inginocchiò per ringraziare il cielo e ordinò per il 7 ottobre di ogni anno una festa in onore della Vergine delle Vittorie (inizialmente detta di S. Maria della Vittoria), titolo cambiato poi da Gregorio XIII in quello di Madonna del Rosario.
La celebrazione venne estesa nel 1716 alla Chiesa universale, e fissata definitivamente al 7 ottobre da S. Pio X nel 1913.