Consuma, e non distrugge.

In questa città, la fuga nella notte e lo stesso vizio non lasciano tracce, non sono cose capitali. Carte di un grande mazzo, fatto di migliaia e migliaia di figure, si mescolano e per quanto si intreccino non si incontrano mai in una sequenza conclusiva. Perché il vizioso è labile, percorre tutte le strade attorno al peccato, ma non si ferma mai a lungo in una sola stazione. Osserva in tranquillità quanti si agitano nei pressi, e vorrebbe offrire loro un po’ delle sue risorse. Anche lui è amaro e può odiare, ovviamente; ma non gli è necessario, come invece accade, sempre, a coloro che gridano contro il vizio. Il vizioso accetta gli altri, i quali pretendono di annullare la sua presenza, il suo respiro vitale, persino. Per questi il vizio deve essere cancellato dalle strade. Purtroppo, non lo conoscono, non ne hanno la minima idea; e questo rende tanto plateali quanto risibili le loro rumorose proteste. Pensieri così sono lontani dalla mia città. Essa è torpidamente rilassata, non ha veri vizi, non ne soffre e nemmeno ne prova la sorda invidia che è in qualche modo la porta da cui può entrare un minimo di grandezza. Si deve essere indulgenti con lei perché, come asseriscono, è una città antica? E invece è una città giovane, malamente giovane. Non ha sedimenti e non può avere orrori. Consuma, non distrugge; perché questo crimine si compia, occorre vi sia predisposizione, la quale non si concilia con la fatuità inespressiva. Occorre che il luogo abbia una memoria segreta e forte, un ricordo di sé, e questo è invece il vero assente. Dunque, pietà per le sue miserabili malefatte. Chi ha tentato di conquistarla, ha voluto sempre essere sguaiato, e questo ci accora. Egli ha approfittato della sua incapacità a nutrire vizi: non direi innocenza.

Angiolo Bandinelli, Il Foglio, 4 settembre 2010

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Non tornerà.

Certo, ha provato un piacere acre nel mettere disordine in casa. L’ha violentata così, con questa violenza sulle piccole cose. Anche prima. C’erano giorni quando prima lui poi lei spostavano un ninnolo – insignificante – nell’ossessione di rimetterlo al suo posto, il posto violato, respinto dall’altro. Un ciondolino di plastica, la bottiglia, il centrino ricamato, la scodelletta di paglia – e l’altro a sua volta, due ore dopo, ripeteva l’operazione all’inverso, sistemando in un altro posto lo stesso oggettino insignificante. Si sono inseguiti, tra i sarcasmi – oh, si conoscevano bene – di stanza in stanza, per tutta casa. Adesso il ninnolo, il ciondolino di plastica, la bottiglia, il centrino, la vaschetta di paglia, è immoto, privo di vita, ebete. Lui non ricorderebbe nemmeno se occupa il posto che lui per ultimo ha voluto dargli o quello su cui si è riversata l’ostinazione di lei.
Non tornerà.

Angiolo Bandinelli, Il Foglio, 4 settembre 2010

Esotismo: far finta di essere sani.

delacroix29

Viene in mente, leggendo Angiolo Bandinelli ed il suo bellissimo articolo sull’illusione esotica su Il Foglio di sabato 8 agosto, la canzone di Gaber, Far finta di essere sani. “Un uomo con tanta energia, che va a realizzarsi in India o in Turchia, il suo salvataggio è un viaggio in luoghi lontani, far finta di essere sani (…).”
Bandinelli dice che “L’esotismo legge superficialmente l’Oriente, i mondi diversi dall’Occidente. Da Delacroix o da Ingres in poi, l’esotismo pittorico accarezza ed adula la realtà, si sofferma sulla sua superficie, sul visibile, restandone affascinato, ma perlopiù senza tentare di penetrarne l’essenza nè ponendosi di fronte ad essa con un atteggiamento di ricerca etica”.