Di riuscire ancora a provare orrore. Cioè di essere sensibili, sì, ma non assuefatti.

Di riuscire ancora a provare orrore. Cioè di essere sensibili, sì, ma non assuefatti.

(…) Una foto oggi non può più essere neutrale, non sa esserlo: addirittura può arrivare a “distorcere” il significato dell’accaduto che vorrebbe rappresentare poiché si applica e si diffonde attraverso la “suggestione” e non con l’approfondimento o il racconto, nonché tramite una metodologia moderna che ha un nome preciso e per cui non bisognerebbe mai fare il tifo: la “viralità”.
In definitiva dovrebbe essere questione di orrore.

Di riuscire ancora a provare orrore. Cioè di essere sensibili, sì, ma non assuefatti. E invece la “viralità” assuefà. Dovrebbe riguardare questo: di non curarsi se la foto di un bambino cadavere ci stia o no informando su una questione cruciale che riguarda noi e il mondo, di non parlare di opportunità, di deontologia, di giornalismo, di domandarsi se si poteva raccontare quello stesso fatto senza quella foto, o di scrivere questo stesso articolo, perfino: ma solo di provare orrore. Di vomitare. Il banale e dimenticato orrore, quel moto dell’animo che ci fa venire voglia di mettere una musica di Brahms o di infilarci in silenzio nella camera di nostro figlio per sentire che rumore fa il suo respiro mentre dorme o di telefonare alla persona che più amiamo solo per farci dire che sta bene, che è arrivata in ufficio; di combattere con tutte le armi in nostro possesso contro la sconvolgente idea che sia davvero possibile destarsi un mattino da sogni agitati e trovarsi trasformati nel proprio letto in un enorme insetto.

Stefano Sgambati (Il Foglio)

¿adónde va la sorpresa, casi cotidiana del atardecer? (¿adónde van? )

¿adónde va la sorpresa, casi cotidiana del atardecer? (¿adónde van?)

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¿adónde van las palabras que no se quedaron?
¿adónde van las miradas que un día partieron?
¿acaso flotan eternas, como prisioneras de un ventarrón?
¿o se acurrucan, entre las rendijas, buscando calor?
¿acaso ruedan sobre los cristales, cual gotas de lluvia que quieren pasar?
¿acaso nunca vuelven a ser algo?
¿acaso se van?
¿y a dónde van?
¿adónde van?
¿en qué estarán convertidos mis viejos zapatos?
¿a dónde fueron a dar tantas hojas de un árbol?
¿por dónde están las angustias, que desde tus ojos saltaron por mí?
¿adónde fueron mis palabras sucias de sangre de abril?
¿adónde van ahora mismo estos cuerpos, que no puedo nunca dejar de alumbrar?
¿acaso nunca vuelven a ser algo?
¿acaso se van?
¿y a dónde van?
¿adónde van?
¿adónde va lo común, lo de todos los días?
¿el descalzarse en la puerta, la mano amiga?
¿adónde va la sorpresa, casi cotidiana del atardecer?
¿adónde va el mantel de la mesa, el café de ayer?
¿adónde van los pequeños terribles encantos que tiene el hogar?
¿acaso nunca vuelven a ser algo?
¿acaso se van?
¿y a dónde van?
¿adónde van?

Silvio Rodriguez

 

E chissà sul sedile del passeggero chi si siederà (could be loved).

E chissà sul sedile del passeggero chi si siederà (could be loved).

© Elliott Erwitt

© Elliott Erwitt

Guarda come ballo bene

con gli anfibi e la cresta

la barbetta da rasta

e le toppe sul giubbetto

Sono il re della Zocca dell’olio

e qui in mezzo alla pista mi sembra che mi basti

Tutto quello che ho e chissà giù in fondo al prato

che vita mi aspetta

quando apro il cancello

che strada farò e che macchina lucida

e che cilindrata

e chissà sul sedile del passeggero chi si siederà.

Davide van de Sfroos, La machina del ziu Toni.

You were made to meet your maker (Awake my soul).

You were made to meet your maker (Awake my soul).

In these bodies we will live,
in these bodies we will die
Where you invest your love,
you invest your life
In these bodies we will live,
in these bodies we will die
Where you invest your love,
you invest your life

testo e traduzione

Signore, sarò lì, sì è sicuro (You’ve got a friend).

Signore, sarò lì, sì è sicuro (You’ve got a friend).

When you’re down and troubled and you need a helping hand
and nothing, whoa, nothing is going right.
Close your eyes and think of me and soon I will be there
to brighten up even your darkest nights.

You just call out my name, and you know where ever I am
I’ll come running to see you again.
Winter, spring, summer, or fall, all you have to do is call and I’ll be there, yeah, yeah,
you’ve got a friend.

If the sky above you should turn dark and full of clouds
and that old north wind should begin to blow,
keep your head together and call my name out loud.
Soon I will be knocking upon your door.
You just call out my name, and you know where ever I am
I’ll come running to see you again.
Winter, spring, summer, or fall, all you have to do is call and I’ll be there.

Hey, ain’t it good to know that you’ve got a friend? People can be so cold.
They’ll hurt you and desert you. Well, they’ll take your soul if you let them,
oh yeah, but don’t you let them.

You just call out my name, and you know where ever I am
I’ll come running to see you again.
Winter, spring, summer, or fall, all you have to do is call, Lord, I’ll be there, yeah, yeah,
you’ve got a friend. You’ve got a friend.
Ain’t it good to know you’ve got a friend. Ain’t it good to know you’ve got a friend.
Oh, yeah, yeah, you’ve got a friend.

Traduzione

DSK ha un’anima, bianca, grigia o nera si vedrà, ma pur sempre un’anima.

DSK ha un’anima, bianca, grigia o nera si vedrà, ma pur sempre un’anima.

J’accuse? Troppo facile. Je défend? Mah. Je m’en fous? Chic, ma poi mi tocca alzare le spalle ogni cinque minuti, poiché d’altro non si parla. J’écris. Scrivo innanzitutto che ci voleva un’Ophelia per concludere la carriera edipica di Dominique Strauss- Kahn, facilmente annoverabile tra coloro che Freud chiama “delinquenti per senso di colpa” – la colpa sarebbe il pensiero d’avere ucciso papà e scopato mamma, ovviamente. Poche pagine prima Freud parla anche di “coloro che soccombono al successo” e anche lì si può pescare a piene mani. Ma sono tutte cose che si sanno e il sapere mi annoia, e la noia erige patiboli e stupri. Quel che davvero DSK ha fatto, delitto o consenziente sesso estremo, lo diranno i giurati; azzardare ipotesi è ingiusto, così come è ingiusto parlare di complotto. DSK ha un’anima, bianca, grigia o nera si vedrà, ma pur sempre un’anima, che l’ha portato diritto al carcere di Rikers Island e di questo dobbiamo dargli atto, sennò sarebbe solo un burattino in balia di oscuri poteri. Ciascun uomo è forte, almeno per quel che attiene al desiderio che, inconscio, trova sempre modo di andare a segno. Se DSK sta in galera, col rancio scadente, col rischio di venire stuprato da nerboruti neri, è perché fortemente e a tutti i costi l’ha ambito, stanco della vita che conduceva, umiliato da quella girandola di successi in cui, per lui almeno, non succedeva proprio niente. Altro che poltrona presidenziale, la sedia elettrica lo attira, al pari di tanti altri uomini geniali che con sprezzo hanno abbandonato suites e palazzi per incontrare un piacere ancora più
estremo di quello loro donato dalle donne, il piacere dell’espiazione.

Umberto Silva, Il Foglio, 20 maggio 2011