Qualche gesto sconveniente mani sul proibito (fosse vero).

Qualche gesto sconveniente mani sul proibito (fosse vero).
Questo nome questo gesto questa cortesia
Questo passo questo dire
Questa tua mania
Con la gonna che si muove
Ma senza parole
L’ombra scende in basso
Dove cambierai colore
Fosse vero
Fosse vero
Fosse vero.
Fosse vero
Fosse vero
Fosse vero.
Qualche gesto sconveniente un indecente invito
Ed un niente di rispetto scandali di un dito
E un po’ un tensione tra una gatta ed un candore quel segnale passo ed uso l’ombra del volgare
Fosse vero
Fosse vero
Fosse vero
Fosse vero
Fosse vero
Fosse vero
Ma scegli un trucco di qualità
Un invenzione da penetrare
Le cose a posto tra me e te
Son posizioni da evitare
Ma metti un gioco di qualità
Tra le focine di un’attività
Qualche sentiero da stuzzicare
Coi proverò
Cosi ti parlo di qualità
L’aria che serve a tenermi su
Mentre ti muovi la voglia di
Mandarmi giu.
Qualche gesto sconveniente mani sul proibito ed un niente di rispetto scandali di un dito
Una forma che si muove dietro le veline
Gli occhi fanno i bagni a galla sulle cartoline
Fossi vera
Fossi vera
Fossi vera
Fossi vera
Fossi vera
Fossi vera
Carella-Panella

Per qualche tempo, perfino, ci si provò. Ma c’era il viso.

Per qualche tempo, perfino, ci si provò. Ma c’era il viso.

©pb

Per qualche tempo, perfino, ci si provò. Ma c’era il viso. Capiva che non l’avrebbe mai superato: non che quello l’avrebbe impedito, ma avrebbe dovuto lui portarselo dietro a sua volta. (…) Fuggiva, non dal suo passato, ma per salvarsi dal futuro. Gli ci vollero dodici anni per imparare che non si sfugge a nessuno dei due.

W.Faulkner, Il borgo, Adelphi

Non si può smettere di fare programmi perché non si può smettere di desiderare (il desiderio è più grande di qualunque smentita del desiderio).

Non si può smettere di fare programmi, perché non si può smettere di desiderare (il desiderio è più grande di qualunque smentita del desiderio).

 

La vita non uccide il desiderio. Perché il programma è un esito di un desiderio. Il problema non è che si smette di fare programmi, si cambiano programmi, perché la realtà ti fa continuamente cambiare il programma. Ma uno che non programma non è più un uomo, è un’ameba, un bambino. Il programma è l’esito di un adulto. La realtà ti fa continuamente cambiare programma.  Io non posso smettere il desiderio.

(…)

Nessuno ci ha mai promesso che la vita comincia quando i casini sono risolti. La vita è un casino. Ma dentro questo casino, il mio desiderio vorrebbe la realizzazione.

Giorgio Vittadini.

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera (era destinato a morire).

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera (era destinato a morire).

©P.B.

Gli unici momenti sconcertanti erano la sera, quando passeggiavano insieme sulla spiaggia. La nera marea che saliva con il suo rombo solenne e il cielo ricolmo di stelle mandavano in estasi Phoebe, ma spaventavano lui. La profusione di stelle gli diceva senza ambiguità ch era destinato a morire, e il rombo del mare ad appena qualche metro di distanza – e l’incubo del buio più buio che esista sotto la turbolenza dell’acqua, – gli faceva venir voglia di sottrarsi alla minaccia dell’oblio con la figa nella loro casa semivuota, accogliente e illuminata.

Philip Roth, Everyman, Einaudi

Per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti (lei si innamora dei pazienti).

Per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti (lei si innamora dei pazienti).

«Alla fine degli anni Sessanta andai a specializzarmi in cardiochirurgia negli Stati Uniti. In reparto mi rimproveravano: “Lei si innamora dei pazienti, li va a trovare troppo di frequente e si interessa di cose che non c’entrano con la terapia: i dottori sono tecnici, per tutto il resto ci sono gli psicologi e i preti”. Decisero di mandarmi a lavorare in rianimazione, “così può attaccarsi a loro finché vuole”… ecco, stare dove la vita è ridotta a un filo sottile è traumatico ma può insegnare parecchie cose a un dottore. C’è anche dell’altro, però».

Che cosa?
«In questi ultimi anni la figura del Cristo è diventata per me fondamentale: è il pensiero della sua fine in croce a rendermi impossibile anche solo l’idea di aiutare qualcuno a morire. Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza».

Enzo Jannacci, 6 febbraio 2009

E se domani io non potessi rivedere te (nemmeno l’ombra della perduta felicità).

E se domani io non potessi rivedere te (nemmeno l’ombra della perduta felicità).

E se domani

Io non potessi

Rivedere te

Mettiamo il caso

Che ti sentissi stanco di me

Quello che basta all’altra gente

Non mi darà

Nemmeno l’ombra

Della perduta felicità

E se domani

E sottolineo “se”

All’improvviso perdessi te

Avrei perduto il mondo intero

Non solo te

E se domani

Io non potessi

Rivedere te

Mettiamo il caso

Che ti sentissi stanco di me

Quello che basta all’altra gente

Non mi darà

Nemmeno l’ombra

Della perduta felicità

E se domani

E sottolineo “se”

All’improvviso perdessi te

Avrei perduto il mondo intero

Non solo te.

Mina

https://www.youtube.com/watch?v=VF7GTbcfLek

Dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene.

Dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene.

«Il Catechismo riporta le parole di Giuliana di Norwich quando espone il punto di vista della fede cattolica su un argomento che non cessa di costituire una provocazione per tutti i credenti (cfr nn. 304-314). Se Dio è sommamente buono e sapiente, perché esistono il male e la sofferenza degli innocenti? Anche i santi, proprio i santi, si sono posti questa domanda. Illuminati dalla fede, essi ci danno una risposta che apre il nostro cuore alla fiducia e alla speranza: nei misteriosi disegni della Provvidenza, anche dal male Dio sa trarre un bene più grande come scrisse Giuliana di Norwich: “Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene…”

Benedetto XVI, 1 dicembre 2010

E lei avrebbe diviso con lui il carico.

E lei avrebbe diviso con lui il carico.

©P.B.

Ci pensava sforzandosi di capire la verità della vita russa, di trovare un nesso fra il passato e il presente. Sperava che Anna Sergeevna sarebbe tornata dall’ospedale, e lui le avrebbe detto tutto ciò che aveva pensato, di cui si era rammentato. E lei avrebbe diviso con lui il carico, e insieme la serenità dell’aver compreso. Ciò dava pace alla sua afflizione, al suo amore.

Vasilij Grossman, Tutto scorre, Adelphi.

Vide quel che non aveva mai visto negli occhi della gente.

Vide quel che non aveva mai visto negli occhi della gente.

 

Disperato, spalancò gli occhi: china su di lui stava una donna semivestita – nel sonno egli aveva chiamato la madre, e la donna gli si era avvicinata.

Gli stava accanto. Subito, con tutto il suo essere, egli percepì che era bellissima. Sentendolo gridare nel sonno gli si era avvicinata, provando per lui tenerezza e pietà. Gli occhi della donna non piangevano, ma egli vide in essi qualcosa di più che lacrime di compassione – vide quel che non aveva mai visto negli occhi della gente.

Vasilij Grossman, Tutto scorre, Adelphi