Non riuscivano a stargli lontano.

Non riuscivano a stargli lontano.

Chiedilo a Joaquìn, disse Billy.

Chiedermi cosa?

Se il cowboy conosce i cavalli.

Il cowboy dice che lui non conosce proprio niente.

Lo so.

A sentire lui il puledro gli piace e quindi ci lavora sopra, tutto qui.

Tu cosa ne pensi? disse Billy.

Joaquìn scosse la testa.

Joaquìn pensa che i suoi metodi non siano ortodossi.

Anche Mac.

Joaquìn non replicò finché non furono giunti al cancello. poi si fermò e si voltò a guardare il corral. Infine disse che non faceva una gran differenza che i cavalli ti piacessero o no, se eri tu a non piacere loro. Disse che i migliori domatori che aveva conosciuto, be’, i cavalli non riuscivano a stargli lontano. Disse che i cavalli avrebbero seguito Billy Sanchez fino al cesso in cortile, e sarebbero rimasti lì ad aspettarlo.

Cormac McCarthy, Città della pianura, Einaudi

Sono stato con te dovunque sei andato.

Sono stato con te dovunque sei andato.

Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te».
Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.

Dal secondo libro di Samuele.

Cristo troneggia facendo diventare vero tutto!

Cristo troneggia facendo diventare vero tutto!

El Greco, Cristo Salvatore

L’amore dell’uomo alla donna non si divide in matrimonio e verginità (matrimonio: adempimento; verginità: negazione); non c’è assolutamente amore dell’uomo e della donna sposati se non è verginità, e non è verginità se non è amore alla realtà vivente.

Soltanto che, perché questo sia – nel primo caso e nel secondo caso è identico – bisogna che sia crocefisso.

Crocefiggere l’oggetto d’un proprio desiderio in sé giusto è come esser lì lì per afferrarlo senza poterlo afferrare.

Insomma, non c’è niente di più anticristiano che concepire «Cristo tutto in tutti» come l’eliminazione di tutto perché troneggi Cristo. Cristo troneggia facendo diventar vero tutto! Perché il Verbo incarnato è la verità. E Cristo troneggia facendo diventar vero, se Lo si segue sulla croce.

Ami una cosa, ti vien voglia di… tutto l’impeto ti scaraventa ad afferrarla: se l’afferri, la perdi; se l’afferri, la rimpicciolisci, la schiacci. Se, invece, puoi afferrarla e non l’afferri, diventa grande, grande, grande, tanto che ti inginocchi.

Ti inginocchi perché pre-vedi: lascia intravedere ciò di cui è fatta.

(L. Giussani, L’autocoscienza del cosmo, 27-28)

Il destino di Giovanni si è compiuto.

Il destino di Giovanni si è compiuto.

Al termine della cerimonia la mamma di Giovanni – Ester Poncato – ha avuto la forza di prendere in mano il microfono per riferire della telefonata avuta il giorno precedente con Julián Carrón, alla guida di Comunione e liberazione dopo don Giussani. «Mi ha detto che la consolazione sostanziale, che non si basa quindi sul sentimento, è quella di sapere che il destino di Giovanni si è compiuto. Carrón mi ha detto: “gli hai voluto bene e adesso gode di un bene più intenso”».

Mi rincresce andar via da una bella compagnia.

Mi rincresce andar via da una bella compagnia.

La difficoltà come quella che hai accennato tu è il fenomeno che c’è in tutte le vite tutti i giorni, tutte le ore: perché se io vengo qui il giovedì, andar via alle otto
e un quarto mi rincresce. Se mi rincresce andar via, allora che significato ha? Ha un significato – come dire? – bellamente umano: mi rincresce andar via da una bella compagnia. Ma questo incomincia il problema, non lo risolve. Incomincia il problema: è da qui che si vede se uno è teso a essere responsabile, protagonista oppure a cedere e a lasciarsi andare, sopportare, subire, rassegnarsi nella vita! Benissimo: «Sono le otto e un quarto ed è giusto che io vada via perché mi aspettano altrove»; io alle otto e un quarto dico «Ciao» e vado, superando quello che, ultimamente, è giusto chiamare anche malinconia, tristezza. Ma basta che la tristezza non domini, basta che la reattività del nostro io a ciò che accade non sia la parola determinante. Il rassegnato è colui nel quale la reazione a ciò che accade determina il tutto: il tutto è schiavo della sua reazione. Ma siamo matti?!

Luigi Giussani, Affezione e dimora, BUR

Una ragione libera, capace di stare davanti al reale, è una ragione affettiva.

Una ragione libera, capace di stare davanti al reale, è una ragione affettiva.

Per cui una ragione libera, capace di stare davanti al reale, è una ragione
affettiva. Dove pesca questa certezza che tutti abbiamo visto a Rimini,
tanto che lo ha riconosciuto anche chi è lontano dalla nostra esperienza? Evidentemente non si tratta di una sicurezza di sé, come un’autosufficienza
in cui crediamo di potere vivere. È proprio il contrario: la certezza è un legame affettivo con la verità, e questo, solo questo, può renderci liberi da qualsiasi
potere.

Davide Prosperi, Milano, 1 ottobre 2011

C’è un affetto, c’è una Presenza che domina la realtà.

C’è un affetto, c’è una Presenza che domina la realtà.

Durante una gita in montagna, c’era un punto molto esposto, la cresta era franata ed era rimasto aperto un buco di poco più di mezzo metro che dava
sul vuoto. Lungo il sentiero c’erano davanti un adulto con due ragazzini; a un certo punto, l’adulto è passato ed è passato anche il primo ragazzino, mentre il
secondo è rimasto bloccato. Inizialmente ho interpretato che fosse per una questione psicologica, un’insicurezza che il primo, magari più spavaldo, non aveva. Ma poi ho scoperto che il primo era il figlio dell’adulto che era passato, mentre l’altro era un amico. E lì mi si è chiarita la questione. Per il secondo la realtà era solo quel buco che dava sul vuoto, era solo «il problema» che doveva superare e non sapeva se ne avrebbe avuto le forze. Perciò era rimasto bloccato. Mentre per il primo la realtà era il buco e il padre, il padre che era lì con lui e che era passato, era già passato, tutte e due le cose insieme. C’è un affetto, c’è una Presenza che domina la realtà: se la ragione non riconosce questa Presenza dentro la realtà, la realtà è ridotta e la ragione è bloccata.

Davide Prosperi, Milano, 1 ottobre 2011