Per un amore neppure speso, eppure vissuto.

Mi hanno raccontato una storia d’amore. Una storia neppure spesa eppure vissuta. Succede che lui è giovane, sposato e musicista. Riceve un invito per un festival a Grenoble e siccome tutta quella Francia accende le vene, lui si porta la moglie. Arrivano, dunque, la giovane signora si precipita sul palcoscenico per respirare tutto il trafficare di legname, archi e cavi e lui – felice di quel festival – va ad aiutare i ragazzi venuti con il pulmino Volkswagen. Scarica con loro gli strumenti e mentre sta accarezzando il guscio del suo pianoforte giunto separatamente, a bordo di un camion OM, lui si accorge di lei, cantante di grande successo. Lei è un vero mito tutto di capelli biondi e cappotto Casentino. Ferma nel cortile interno del teatro, pur appoggiata al braccio del proprio fidanzato, lei non riesce a staccare gli occhi da lui che – sciabolando un sorriso tra sguardo e baffo – non riesce a staccare gli occhi da lei. Dal pomeriggio di prove fino alla sera, al debutto, lui, suonando, continua a cercare lei che, arrivando sul palcoscenico, si fa largo tra gli applausi per cantare e cercare lui. Lei che non può canta per lui che non può. E lui che non può suona per lei che non può. La moglie di lui e il fidanzato di lei sono in platea e quando nei camerini – tra le chiamate in scena, i bicchieri di vino e le sigarette – lui e lei di qualcosa parlano ma senza dirsi tutto quel salato che cola dalle gote di lei, quel parlare d’altro che si ferma nel groppo di lui, solo i piedi di lei e di lui sembrano cercarsi, sfacciati, in un gioco duro e bugiardo. Si fa tardi e tutto finisce, anche la cena che raduna gli artisti, i tecnici e gli autisti finisce. Lui si ritrova in camera, con la moglie, nel letto. Non chiude occhio. Neppure lei, in camera, col fidanzato, riesce a dormire. Lui si alza, indossa sui pantaloni un pullover e torna in teatro. Gli operai stanno lavorando ancora per smontare tutto. Il pianoforte – si sa – è sempre l’ultimo ad andare via. Lui si siede e butta fuori tutto quell’amore giocato in una sola sera dalle sue dita. Ecco, quando sentite tutto quel precipitare di sax, quel raschiare di percussioni e violini in quella che è una delle più belle canzoni d’amore, ecco, provate a immaginare: era tutto il trafficare di legname, archi e cavi con cui i tecnici stavano smontando il festival. Per un amore neppure speso eppure vissuto.
Pietrangelo Buttafuoco

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Un pensiero su “Per un amore neppure speso, eppure vissuto.

  1. Magari quell’amore è stato più bello così.Tutta la sua forza creativa,non si è bruciata in una notte di piacere.Ma, grazie alla sofferenza ha permesso,pur nel caotico smontaggio dello spettacolo,anzi proprio grazie anche a questo,la genesi del più fantastico pezzo che avesse mai gettato giù nella sua vita quel musicista.Alba signanda lapillo !

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