Perché la sola parte di qualcuno che un uomo possa mai toccare o capire è quella parte del suo io che riconosce nell’altro.

Perché la sola parte di qualcuno che un uomo possa mai toccare o capire è quella parte del suo io che riconosce nell’altro.

WWII U.S. Troops Returning Home    Women  WAC

Ma questo non è amore, rifletté, questo non è ciò che lei vuole né ciò che vogliono le altre, le donne che non vogliono che tu ti ritrovi in loro, vogliono invece che tu ti perda in loro. Eppure, pensò, tentano sempre di ritrovarsi in te. Che magnifico attore saresti stato Prewitt, si disse.

Fu solo quando ebbe ridisceso la collina dall’altra parte che poté mettere fine al gioco e fermarsi, voltarsi a guardare indietro e permettersi di sentire la perdita.

E gli parve allore che ogni essere umano non facesse altro che cercare se stesso, nei bar, sui terni, negli uffici, negli specchi, nell’amore, cercare il proprio io che è lì da qualche parte, in ogni altro essere umano. L’amore non è darsi, ma trovarsi, descriversi. E pensò che tutta quella storia era stata scritta in modo errato. Perché la sola parte di qualcuno che un uomo possa mai toccare o capire è quella parte del suo io che riconosce nell’altro.

James Jones, Di qui all’eternità, Beat Edizioni

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Un pensiero su “Perché la sola parte di qualcuno che un uomo possa mai toccare o capire è quella parte del suo io che riconosce nell’altro.

  1. IL cercare se stessi nell’Altro significa superare la propria specificità di Essere Unico e riconoscersi nel “branco”:
    Significa anche cercare quella particolare empatia che permette di superare la condizione di inesorabile solitudine in cui versa il genere umano. Ma più che solamente riconoscersi
    nell’Altro, è soprattutto, secondo me, trovare una conferma della propria specifica identità attraverso l’accettazione da parte dell’Altro, della propria più autentica interezza. Non mi trovo quindi d’accordo con l’autore in quanto l’Amore, oltre che un trovarsi, è un riconoscersi attraverso una incondizionata accettazione che assume il significato di una donazione reciproca perchè superamento della propria singolarità…
    Ma il romanzo in oggetto è saturo di violenza e di un realismo crudo e sconvolgente, come solo quegli anni potevano essere….
    Già la foto, con quel brulicante insieme di “arti” femminili che paiono anch’essi, di lì a poco, essere fagocitati da una sorta di “antro tecnologico”,
    non pare concedere nulla alla possibilità dell’animo umano di trasformare la più dura delle realtà per renderla più accettabile (“La vita è bella” di Benigni).
    Io amo sempre l’illusione, più sottile, ambigua e penetrante e, anch’essa
    ugualmente sconvolgente , a volte in modo sorprendentemente irreparabile!

    P.S.)Nel frattempo augurissimi a tutti e in particolare all’autore dei post!

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