Un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento (Cara).

Un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento (Cara).

Conosco un posto nel mio cuore
dove tira sempre il vento
per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento
non c’è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare.

Lucio Dalla

E non so nemmeno cosa potrebbe fare uno, per meritarsela.

E non so nemmeno cosa potrebbe fare uno, per meritarsela.

Non sembra, ma è davvero parecchio. Era arrivata qui con la sua famiglia su un carro coperto che veniva dall’Oklahoma. Avevamo tutti e due diciassette anni quando ci sposammo. La luna di miele la passammo a Dallas, alla fiera del bestiame. Si rifiutarono di affittarci una stanza. Dicevano che nessuno di noi due sembrava abbastanza vecchio da poter essere sposato. In questi sessant’anni non è passato un solo giorno senza che io ringraziassi Dio per quella donna. Non ho fatto niente per meritarla, te lo dico francamente. E non so nemmeno cosa potrebbe fare uno, per meritarsela.

Cormac McCarthy, Città della pianura, Einaudi

Le toccò i capelli e il seno e la faccia, come avrebbe fatto un cieco.

Le toccò i capelli e il seno e la faccia, come avrebbe fatto un cieco.

Lui le prese la mano. Tenìa miedo que no vendrìas, disse. La ragazza non rispose. Si appoggiò a lui. I suoi capelli neri scendevano lungo la schiena. Profumava di sapone. Il suo corpo palpitava sotto il tessuto del vestito.

Me amas? chiese lui.

Sì. Te amo.

Si sedette su un tronco di pioppo e rimase a guardarla mentre entrava nell’acqua bassa e camminava sui ciottoli del fondo. La ragazza si voltò e gli sorrise. Teneva il vestito sollevato e raccolto intorno alle cosce brune. Lui cercò di sorridere a sua volta, ma la sua gola si chiuse e dovette distogliere lo sguardo.

Lei si sedette sul tronco accanto a lui, e lui prese in mano i suoi piedi, prima uno e poi l’altro, li asciugò con il fazzoletto e chiuse con le dita le piccole fibbie delle scarpe. La ragazza si appoggiò a lui, gli appoggiò la testa su una spalla, lui la baciò e le toccò i capelli e il seno e la faccia, come avrebbe fatto un cieco.

Y mi respuesta? disse.

Lei gli prese la mano, la baciò e se la tenne sul cuore, e gli disse che era sua e che avrebbe fatto qualunque cosa lui le avesse chiesto, le fosse anche costata la vita.

Cormac McCarthy, Città della pianura, Einaudi.

Fino alla soglia del destino (mi dispiace solo che la tua prova sia più grande della mia).

Fino alla soglia del destino (mi dispiace solo che la tua prova sia più grande della mia).

Così possiamo stare davanti a qualsiasi circostanza, come ci ha testimoniato una nostra carissima amica davanti alla morte, in un dialogo che ha avuto con il marito (che me lo ha scritto) quando ha saputo quello che stava per succedere: «Mi ha detto: “Io sono tranquilla, non ho paura, perché c’è Gesù. Ora nemmeno
sono più angosciata per te e per i bimbi, perché so che siete nelle mani di un Altro”. E io: “Ma non sei triste?”. “No, non sono triste. Sono certa di Gesù, anzi, sono curiosa di quello che mi capiterà, di quello che il Signore mi sta preparando. Forse dovrei essere triste, ma non lo sono. Mi dispiace solo che la tua prova sia più grande della mia”. “Ma va’”. “Certo, sarebbe stato meglio il contrario”. E io, sorridendo perché già incredibilmente confortato dal miracolo
appena visto, le dico: “È proprio vero, soprattutto per i bambini”. Questo è stato senza dubbio uno dei più bei momenti dei diciassette anni (dodici di matrimonio e cinque di fidanzamento) passati insieme. Se non il più bello». Con una consistenza così si può guardare tutto, fino alla soglia del destino.

Julián Carrón, La vita come vocazione.

È la lotta che ci tiene svegli.

È la lotta che ci tiene svegli.

In che cosa consiste, dunque, la nostra maturazione? È la maturazione della nostra autocoscienza, è la generazione di un soggetto in grado di avere consistenza in mezzo a tutte le vicende della vita. Perché le circostanze introducono una lotta: «Allora, è la lotta che ci tiene svegli, e questa
lotta è la trama normale della vita: ci tiene svegli, cioè ci matura la consapevolezza di ciò che è la nostra consistenza o la nostra dignità, che
è un Altro» (L. Giussani, Certi di alcune grandi cose. 1979-1981, op. cit., p. 389). Le circostanze, perciò, ci sono date perché maturi in noi la consapevolezza
di ciò che è la nostra consistenza, affinché noi prendiamo veramente coscienza che la nostra consistenza è un Altro.

Julián Carrón, La vita come vocazione.