Se l’io non esiste, tutto è permesso tranne essere se stessi.

Se l’io non esiste, tutto è permesso tranne essere se stessi.

Queste pagine bruciano anche quando finiscono, il fuoco passa dalla carta al
cuore e incenerisce i nostri giorni vuoti di memoria, pensieri, parole, opere, per lasciarci fiamme d’attesa, dolore, vita. Sono pagine a dimensioni iperboliche, quasi bibliche. La prima dimensione si può ironicamente definire larghezza: è l’Unione Sovietica, la società-scatoletta dei “nemici di tutti i misteri” che tentò invano di comprimere Santa Madre Russia, la società dove ciò che non si può spiegare non esiste e dove, in contrappasso perfetto, l’agire più diffuso – inganno, ipocrisia, imbroglio, sfruttamento, simulazione, cortigianeria,
tradimento – nasce dall’impossibilità di essere se stessi (siccome l’io è tra
le cose che non si possono spiegare, l’io non può esistere: e, seguendo Dostoievskij, se l’io non esiste allora tutto è permesso, tranne essere se stessi).

Emmanuel Exitu, Il Foglio, 7 aprile 2012

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