Cos’altro dovevo fare per dimostrare alla gente quanto valevo?

Cos’altro dovevo fare per dimostrare alla gente quanto valevo?

– Non mi pesa chiamarla signore, decano -. Invece mi pesava. Mi ripugnava. Ed era per questo che lo facevo! Volevo prendere la parola “signore” e ficcargliela su per il culo perché mi aveva preso di mira e convocato nel suo ufficio per farmi il terzo grado. Prendevo sempre il massimo dei voti. Perché questo non bastava? Durante i fine settimana lavoravo. Perché questo non bastava? Non ero neanche riuscito a godermi il mio primo pompino senza chiedermi per tutto il tempo qual’era l’inghippo grazie a cui l’avrei ottenuto. Perché questo non bastava? Cos’altro dovevo fare per dimostrare alla gente quanto valevo?

Philip Roth, Indignazione, Einaudi

I can’t sleep with your memory (Bed’s too big without you).

I can’t sleep with your memory (Bed’s too big without you).

Bed’s too big without you
Cold wind blows right thru my open door
I can’t sleep with your memory
Dreaming dreams of what used to be

When she left I was cold inside
That look on my face was just pride
No regrets no love no tears
Living on my own was the least of my fears

Bed’s too big without you
The bed’s too big without you
The bed’s too big
Without you

Since that day when you’d gone
Just had to carry on
I get thru day but late at night
Made love to my pillow but it didn’t feel right

Every day, just the same
Old rules for the same old game
All I gained was heartache
All I made was one mistake

Now the bed’s too big without you
The bed’s too big without you
The bed’s too big
Without you

Cristo è venuto per rendere la vita degna di essere vissuta (In morte di una donna cristiana).

Cristo è venuto per rendere la vita degna di essere vissuta (In morte di una donna cristiana).


(…) Il vuoto lasciato dalla mamma (moglie), la sua mancanza restano, è una ferita aperta che rimane ma questo non può non farci riconoscere il regalo che vostra mamma (moglie) vi ha fatto: quando ogni mattina entrate nella giornata e ogni sera vi apprestate a chiudere una giornata, questa ferita aperta in un qualche modo vi costringerà a stare di fronte alla vita e ai vostri desideri in maniera non ridotta, non da “scemi”,  vi costringerà ad una serietà di fronte alla vita che vi potrà facilitare il riconoscimento del Mistero presente a voi nella vostra vita.
Secondo la mentalità comune se si lascia entrare Cristo dentro alla nostra vita, dentro al nostro cuore là dove si originano i pensieri e i sentimenti  si perde qualcosa, si deve rinunciare a qualcosa, il cristiano è quello che è sempre un pò di meno degli altri perchè non va bene che faccia i soldi come gli altri, non va bene che desideri le donne, etc etc….e questa mentalità prende anche noi. Ma Cristo non è venuto a portare via niente all’uomo ma a rendere la vita degna di essere vissuta, non toglie niente di ciò che rende la vita bella, piena e all’altezza di ciò che il cuore umano desidera. Allora, di fronte a quello che è successo, Cristo vi ha portato via la mamma (moglie) o è venuto a donarvi qualcosa? Questa è la sfida di fronte alla quale siete voi ma anche noi tutti.

Appunti dall’omelia funebre di don Eugenio Nembrini

Non perché buona, ma perché ama (ora serve il drammatico).

Non perché buona, ma perché ama (ora serve il drammatico).

La dimensione della profondità è Margherita, l’unica che tiene testa a Satana
non perché buona, ma perché ama: anche lei vive di falsità e leggerezza, ma è trasfigurata dall’amore che la proietta fuori di sé, liberata dalla smania di possesso e potere, persino di vanità. Anche qui lo stile vira brutalmente, e affila ogni lama quand’entra in scena lei: bella, intelligente, ricca, trentenne sposa di un bel giovane di successo, onesto, innamorato. “Insomma… era una donna felice? No, nemmeno per un minuto”. La felicità comincia incontrando un uomo senz’altro nome che il Maestro, autore del libro su Pilato fatto a pezzi dalla critica letteraria (ma lui respinge con odio l’etichetta di letterato: lui, dice, è uno storico – un’orgogliosa precisazione, che conferma la tesi del Diavolo: il problema è innanzitutto storico, e come tale lo tratta); la felicità finisce quando lui brucia il manoscritto – come fece Bulgakov – e scompare nel nulla, facendosi chiudere in manicomio. Quando l’amore colpisce in pieno, comico e tragico si sfaldano rivelando un nucleo d’umanità che assimila tutto e reclama un cambio di tono. Non serve il tragico, non serve il comico, ora serve il drammatico – che li include – perché lei ha uno scopo chiaro, si potrebbe quasi dire un compito: ritrovare il suo amore, liberarlo e salvarlo.

Emmanuel Exitu, Il Foglio, 7 aprile 2012

Da quale mondo viene veramente questo Straniero?

Da quale mondo viene veramente questo Straniero?

(..) E’ in quest’inferno che arriva Satana, alla vigilia di un torrido Triduo pasquale, per scatenare parole e opere che metteranno sistematicamente in ridicolo l’uomo rifatto ex novo dal progresso comunista. Si presenta come professor Theodor (“dono di Dio”) Woland (uno dei nomi germanici del Diavolo, il dio fabbro dell’antica mitologia nordica), esperto di magia nera, con biglietto da visita in caratteri non cirillici ma latini, che pronunciati alla russa suonano faland, stessa radice di falsità (anche in tedesco e russo), e vale notare che la sua iniziale W è il rovesciamento dell’iniziale M dei protagonisti. Ma qui tutto brulica di tali ramificazioni di senso, che prolificano di continuo, come nelle icone, dilatando il nostro sguardo e il nostro essere. Chiunque avrà a che fare con Woland perderà la testa: tema insistente sia in senso letterale d’esser decapitati,
che in senso figurato d’impazzire. (E’ uno strano diavolo, però. Porta caos e fuoco e disorientamento, ma lo fa smascherando il male e l’ipocrisia… non è
un’operazione che di solito spetta alla Verità? E’ un enigma insolubile, come l’epigrafe del romanzo tratta dal Faust di Goethe: “Dunque tu chi sei?”. “Una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene”. Da quale mondo viene veramente questo Straniero?).

Emmanuel Exitu, Il Foglio, 7 aprile 2012

Se l’io non esiste, tutto è permesso tranne essere se stessi.

Se l’io non esiste, tutto è permesso tranne essere se stessi.

Queste pagine bruciano anche quando finiscono, il fuoco passa dalla carta al
cuore e incenerisce i nostri giorni vuoti di memoria, pensieri, parole, opere, per lasciarci fiamme d’attesa, dolore, vita. Sono pagine a dimensioni iperboliche, quasi bibliche. La prima dimensione si può ironicamente definire larghezza: è l’Unione Sovietica, la società-scatoletta dei “nemici di tutti i misteri” che tentò invano di comprimere Santa Madre Russia, la società dove ciò che non si può spiegare non esiste e dove, in contrappasso perfetto, l’agire più diffuso – inganno, ipocrisia, imbroglio, sfruttamento, simulazione, cortigianeria,
tradimento – nasce dall’impossibilità di essere se stessi (siccome l’io è tra
le cose che non si possono spiegare, l’io non può esistere: e, seguendo Dostoievskij, se l’io non esiste allora tutto è permesso, tranne essere se stessi).

Emmanuel Exitu, Il Foglio, 7 aprile 2012

La sua pietà non ci lasci nel cammin, nel nostro ultimo giorno.

La sua pietà non ci lasci nel cammin, nel nostro ultimo giorno.

Per Te Signore, padrone potente e glorioso,
tutta la terra sia come un unico coro.
Di lode a Te: è il nostro canto per Te,
voce del popolo tuo.
Solo amor che vivendo ci doni la vita,
e nella vita da morte ci hai sempre salvato.
Alleluia: è il nostro grido a Te,
voce del popolo tuo.
Lode al Signore, il male è ormai perdonato,
Egli ha promesso un luogo eterno di pace.
La sua pietà non ci lasci nel cammin,
nel nostro ultimo giorno.

Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso.

Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso.

«L’imperatore si rivolse ai cristiani dicendo: “Strani uomini… ditemi voi stessi, o cristiani, abbandonati dalla maggioranza dei vostri fratelli e capi: che cosa avete di più caro nel cristianesimo?”. Allora si alzò in piedi lo starets Giovanni e rispose con dolcezza: “Grande sovrano! Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui, giacché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità». […]

Vladimir Solov’ev Il dialogo dell’Anticristo.