Quello che ti toglie il respiro (E ben dabon).

Quello che ti toglie il respiro (E ben dabon).

Santarcangelo di R., saracinesca.

E ben dabon (Il grande amore).

Ciò che ti stordisce,
ti toglie il respiro,
ti leva l’appetito,
ti impedisce di dormire
ti logora la vita giorno per giorno,
che ti fa bramare la morte,
ricordati bene
passa solo una volta.

La Storia più grande è il Destino che si svela a poco a poco (La notte che ho visto le stelle).

La Storia più grande è il Destino che si svela a poco a poco (La notte che ho visto le stelle).

spetto che passi la notte,
notte lunga da passare
e sento il mio cuore che batte
e non smette di sognare…

Vorrei ritornare bambino nella casa di mio padre,
le storie davanti al camino e la voce di mia madre…

La notte che ho visto le stelle non volevo più dormire,
volevo salire là in alto per vedere…
e per capire

Ascolto il silenzio dei campi
dove sta dormendo il grano,
il giorno fu pieno di lampi,
ma ora il tuono è già lontano…

Vorrei ritornare bambino nella casa di mio padre,
le storie davanti al camino e la voce di mia madre…

La notte che ho visto le stelle non volevo più dormire,
volevo salire là in alto per vedere…
e per capire

La luna nasconde i suoi occhi
come donna innamorata,
il fiume l’aspetta nell’acqua
ed una notte l’ha baciata…

Vorrei ritornare bambino e guardare ancora il fuoco,
la storia più grande è il Destino che si svela a poco a poco:
la notte che ho visto le stelle non volevo più dormire,
volevo salire là in alto per vedere…
e per capire

Claudio Chieffo

Non lasciarmi mai, ombra che sempre mi sorprendi (Negra sombra).

Non lasciarmi mai, ombra che sempre mi sorprendi (Negra sombra).

Laurent Roch : ‘Lights and Shadows’ (Street Photography)

Cando penso que te fuches,
negra sombra que me asombras,
ó pé dos meus cabezales
tornas facéndome mofa.

Cando maxino que es ida,
no mesmo sol te me amostras,
i eres a estrela que brila,
i eres o vento que zoa.

Si cantan, es ti que cantas,
si choran, es ti que choras,
i es o marmurio do río
i es a noite i es a aurora.

En todo estás e ti es todo,
pra min i en min mesma moras,
nin me dexarás nunca,
sombra que sempre me asombras.

Rosalìa de Castro, 1880

Quando penso che tu sia fuggito,
la tua ombra scura mi sorprende
e ritorni ai piedi del mio capezzale
cogliendomi di sorpresa.

Quando immagino che tu te ne sia andato,
ti mostri nel sole stesso,
sei la stella che brilla,
il vento che fischia.

Se cantano sei tu che canti,
se piangono sei tu che piangi,
sei il fremito del fiume,
sei la notte e l’aurora.

Tu sei in tutto e sei tutto per me.
In me dimori. Non lasciarmi mai,
ombra che sempre mi sorprendi.

 

Invitami a stancare questa notte senza amore (qui sul collo e sull’orecchio).

Invitami a stancare questa notte senza amore (qui sul collo e sull’orecchio).

“Nije mavuguvugu mava rugamba
Makira ya Birenzi
Yakiriwe n’ abanyagitega
Abanyabujumbura bumva inyambo ziranyiganyiga
Shaza mwa Ntore mwe!” *

Lasciami cadere
lasciami girare
non fermarti di gridare

e invitami a ballare
invitami a stancare
questa notte senza amore.

E raccontami dei suoni
e di come si fa il vetro
e sussurrami ti prego
anche l’ultimo segreto

che ti conto dei miei viaggi
di corbezzoli e miraggi
e dei sassi sulla spiaggia
come fossero gioielli.

E lasciami scherzare
anche il santo più severo
sta ridendo in paradiso

vienimi a scoprire
ho nascosto qui nel cuore
qualche piccolo smeraldo.

E raccontami del volo
e del barbaro risveglio
del gustoso disincanto
che si prova con il tempo

io ti dico che ho scoperto
che più vivo
e più non smetto
e mi accorgo ridendo
d’essere felice.

Strappami
dalla noia che addormenta
Amami
in questa pace,
in questa stanza
Baciami
qui sul collo, sull’orecchio
che a sognare siamo in tempo
che sognare c’è d’avanzo.

E lasciami cadere
lasciami gridare
non fermarti di girare.

E invitami a mangiare
dove il vino sa di sole
il silenzio non si paga
e la vita ha ragione

ma lo sai che meraviglia
quando nascono i pensieri
dimmi amore se ti piace
questa voglia di domani.

Strappami (…)

Strappami
dalle sirene e il loro canto
Amami
come stessimo danzando
Baciami
qui sul collo, sull’orecchio
che a sognare siamo in tempo
che a sognare farà giorno.

Baciami
qui sul collo, sull’orecchio
che a sognare siamo in tempo
che a sognare è fatto il
giorno.

(Testo e musica: Maria Pierantoni Giua)

* “Amazina” – poesia burundese
dei guerrieri Intore
(Ballata dell’eroe che
rientra vittorioso della
battaglia ed è accolto
festosamente dalla gente)

http://www.giuaecorsi.it/it/le-canzoni/qui-sul-collo-e-sull-orecchio/

L’ho venduta per fare all’amore (La casa nel parco).

L’ho venduta per fare all’amore (La casa nel parco).

C’è una casa nel parco
che è in fondo al mio cuore
ed è là che faremo all’amore.

C’è un arancio sul ramo
che sfiora il mio letto
entra luce da un buco nel tetto.

Io quel buco l’ho fatto
per guardare le stelle
e guardandole insieme
mi sembran più belle.

C’è una latta di birra
gelata in cucina
mi sorridi sdraiata vicina.

Ora accendi nel buio
la tua sigaretta
ti riporta lontano la fretta.

Io ho dormito stanotte
sotto un tetto bucato
ma ha piovuto e per questo mi sono svegliato.

C’è una casa nel parco
che è in fondo al mio cuore
l’ho venduta per fare all’amore.

Testo e musica di Bruno Lauzi

La casa nel parco

Siamo voluti e amati e perdonati, così come siamo.

Siamo voluti e amati e perdonati, così come siamo.

Bartolomé Esteban Murillo, San Pietro in lacrime

Ho provato per un pò a trattenermi, ma non ce l’ho fatta!

(…) sfidando la vostra pazienza, vi invio l’immagine del quadro “San Pietro in lacrime” di Bartolomè Esteban Murillo.

Se avete qualche secondo, soffermatevi a guardarlo.

Io vi ho letto tutta la drammaticità del nostro essere nulla e tutto l’abbraccio della Misericordia.
Siamo voluti e amati e perdonati, così come siamo.

C.T.

Rondine frac asceso al cielo (Impresso nella memoria).

Rondine frac asceso al cielo (Impresso nella memoria).

Si amarono tra i noccioli

sotto soli di rugiada,

raccolsero nei capelli,

foglie e terra bagnata.

Cuore della rondine,

abbi pietà di loro.

In ginocchio sulla riva,

pettinarono le foglie,

e i pesci si accostavano

lucenti nelle scaglie.

Cuore della rondine,

abbi pietà di loro.

I riflessi degli alberi –

fumo sullo sciabordio.

Rondine, fa’ ch’essi mai

conoscano l’oblio.

Rondine, spina di nube,

ancora dell’atmosfera,

Icaro perfezionato,

frac asceso in cielo,

rondine, calligrafa,

lancetta senza minuti,

primo gotico alato,

strabismo nei cieli,

rondine, silenzio acuto,

lutto festante,

aureola degli amanti,

abbi pietà di loro.

Wislawa Szymborska

poi non due teste (il buio sapeva di pioggia)

poi non due teste (il buio sapeva di pioggia)

le loro ombre un’ombra sola la testa di lei si erse era sopra la sua le due teste sullo sfondo del cielo

non sei mica obbligato se non vuoi

poi non due teste il buio sapeva di pioggia di erba di foglie bagnate la luce grigia stillante come pioggia il caprifoglio che saliva a molli ondate vedevo il suo viso simile a una macchia sulla spalla di lui che la reggeva con un braccio come se non fosse più grande di una bambina

William Faulkner, L’urlo e il furore, Einaudi

 

Vicina, sono troppo vicina perché mi sogni.

Vicina, sono troppo vicina perché mi sogni.

Gli sono troppo vicina perché mi sogni.

Non volo su di lui, non fuggo da lui

sotto le radici degli alberi. Troppo vicina.

Non con la mia voce canta il pesce nella rete.

Non dal mio dito rotola l’anello.

Sono troppo vicina. La grande casa brucia

senza che io chiami aiuto. Troppo vicina

perché la campana suoni sul mio capello.

Troppo vicina per entrare come un ospite

dinanzi a cui si scostano i muri.

Mai più morirò così leggera,

così fuori dal corpo, così ignara,

come un tempo nel suo sogno. Troppo,

troppo vicina. Sento il sibilo

e vedo la squama lucente di questa parola,

immobile nell’abbraccio. Lui dorme,

più accessibile ora alla cassiera d’un circo

con un leone, vista una sola volta,

che non a me distesa al suo fianco.

Per lei ora cresce in lui la valle

con foglie rossicce, chiusa da un monte innevato

nell’aria azzurra. Io sono troppo vicina

per cadergli dal cielo. Il mio grido

potrebbe solo svegliarlo. Povera,

limitata alla propria forma,

ed ero betulla, ed ero lucertola,

e uscivo dal passato e dal broccato

cangiando colori delle pelli. E possedevo

il dono di sparire agli occhi stupiti,

ricchezza delle ricchezze. Vicina,

sono troppo vicina perché mi sogni.

Tolgo il braccio da sotto la sua testa,

intorpidito, uno sciame di spilli.

Sulla capocchia d’ognuno, da contare,

sono seduti angeli caduti.

Wislawa Szymborska

Nulla di serio si rivesta, riposi, faccia un viaggio (Vestiario).

Nulla di serio si rivesta, riposi, faccia un viaggio (Vestiario).

Copyright Raffaello Pacini

Ti togli, ci togliamo, vi togliete
cappotti, giacche, gilè, camicette
di lana, di cotone, di terital,
gonne, calzoni, calze, biamcheria,
posando, appendendo, gettando su
schienali di sedie, ante di paraventi;
per adesso, dice il medico, nulla di serio
si rivesta, riposi, faccia un viaggio,
prenda nel caso, dopo pranzo, la sera,
torni fra tre mesi, sei, un anno,
vedi, e tu pensavi, e noi temevamo,
e voi supponevate, e lui sospettava;
è già ora di allacciare con mani ancora tremanti
stringhe, automatici, cerniere, fibbie,
cinture, bottoni, cravatte, colletti
e da maniche, borsette, tasche, tirar fuori
-sgualcita, a pois, a righe, a fiori, a scacchi- la sciarpa
riutilizzabile per protratta scadenza.

Wislawa Szymborska, Gente sul ponte.