Alla radice della sinfonia, c’è una serenata (Sinfonia “Haffner” K385).

Alla radice della sinfonia, c’è una serenata (Sinfonia “Haffner” K385).

Alla radice della “Haffner” c’è una serenata che, una volta arricchita dei movimenti, divenne – di fatto – una sinfonia in piena regola. E quella “serenata” era stata commissionata da un signorotto salisburghese di nome, appunto, Haffner. (Riccardo Storti)

Si dice e si è detto, ad esempio, che in epoca classica la forma‑sonata assume un ruolo, per così dire, totalitario, “infiltrandosi” in tutti i generi musicali dell’epoca. Il fatto, di per sé indiscutibile, non dovrebbe però indurre a dimenticare le differenze anche molto pronunciate che essa realizza a seconda del genere musicale in cui viene inserita. È evidente che il primo movimento di una Eine kleine nachtmusik non avrebbe mai potuto svolgere analoga funzione in una Jupiter, e viceversa: il codice compositivo della serenata impone una costruzione semplice, di dimensioni piuttosto ridotte, estranea ad eccessive complicazioni armoniche e contrappuntistiche, con uno sviluppo breve, privo di parentesi e digressioni, lontano dal piano architettonico complesso che possiamo riscontrare in una sinfonia: la differenza fra i generi, sia pur relativa, permane come modello e rispecchiamento di opposte modalità percettive e di differenti funzioni sociali. La serenata (il genere «serenata») trova la sua ragione compositiva nel campo della musica “funzionale”, nell’idea di musica come sottofondo piacevole ad attività le più varie; la «sinfonia», invece, è concepita per un pubblico che si concentra su di essa, e, di conseguenza, può permettersi un grado di superiore complessità formale.

Nota: composizioni come la Sinfonia “Haffner” K 385 (già a sua volta concepita in qualità di Serenata) trovano nella pertinenza al genere musicale la ragione primaria della loro problematicità.

Gianni Ruffin, http://www.diastemastudiericerche.org