L’homo viator è colmo di dolore e di certezza.

L’homo viator è colmo di dolore e di certezza.

Cristo è venuto a salvare noi vagabondi dall’inutilità, ad assicurare ai nostri passi una strada certa: com’è diverso l’homo viator, l’uomo camminatore come è concepito dalla mentalità cristiana. Egli infatti è colmo di dolore e di certezza, cioè umile; è colmo di dolore perché è ben consapevole dell’incoerenza, dei tradimenti, ma attraverso essi sempre passa trionfando l’evidenza e la certezza della presenza di Cristo, la volontà della Sua Presenza, e la sua vita è testimoniata dalla Sua Presenza, anche attraverso il male. Sperando l’insperabile, in spe contra spem: la prima grande coordinata, la coordinata dell’amore, nell’uomo teso nel cammino al destino, è la speranza. Spe erectus, dice San Paolo, descrivendo l’uomo cristiano, diritto nella speranza. Cadesse mille volte al giorno, queste cadute sono in lui, ma è come se fossero non sue, sempre di meno sue. Sperando contro ogni apparenza, eretto in una speranza invincibile. Cristo è il contenuto di questa speranza invincibile: tutto è per il bene, tutto è per la sua gloria.

Luigi Giussani, Spirto gentil, Bur Saggi

Si ritrova come prima in mezzo alle necessità di una trama di rapporti.

Si ritrova come prima in mezzo alle necessità di una trama di rapporti.

Il Wanderer è l’uomo che se ne va, non il camminatore (il camminatore ha uno scopo davanti), ma l’uomo che cammina smarrito e se si può beare di qualche cosa, si bea del suo spontaneismo alla deriva, alla mercé di chissà che. Il vagabondo se ne va, continua la sua strada che non una strada perché è senza scopo e senza missione, non ha un fine e non ha una fine. Per questo è condannato a fuggire, innanzitutto da se stesso, spinto non da un desiderio, ma da una insoddisfazione che che diventa condanna. Fuggire, fuggire, fuggire, e dopo tre giorni di corsa, come il Wanderer di Schubert, dopo tre giorni di cammino alla cieca, si ritrova come prima in mezzo alle necessità di una trama di rapporti. Pensate se questo non descrive tante giornate e la vita di tanta gente che abbiamo intorno.

Luigi Giussani, Spirto gentil, Bur Saggi