In questa sua ricerca del significato l’uomo ha bisogno di una direzione.

In questa sua ricerca del significato l’uomo ha bisogno di una direzione.

Così uno -come il Wanderer di Schubert – vagola di qua e di là, tocca un punto, un altro,e non riesce a tirare le fila perchè gli manca un fattore; manca un fattore per cui la riprova dell’addizione, della sottrazione, della divisione, della moltiplicazione, la riprova non riesce mai. L’operazione su di sé e sul mondo non riesce mai come coscienza dei fattori in gioco e, quindi, non riesce mai come esito, come riuscita.

Ma in questa ricerca di chi lui è, in questa sua ricerca del significato, l’uomo ha bisogno di una direzione, di uno scopo, altrimenti il suo stesso desiderio si muta in risentimento e violenza.

L’immagine di questo mondo, nel suo aspetto meno brutto, meno cattivo e meno violento, è quella del vagabondo; non tanto del viandante, ma del vagabondo, che Schubert ha sentito e descritto per venti minuti in questo bellissimo pezzo.

Luigi Giussani, Spirto gentil, Bur Saggi

Quel soprassalto amaro che si ha.

Quel soprassalto amaro che si ha.

Che questa domanda della fede e dell’affezione a Cristo, che questa domanda,
dunque, dell’amore nuovo all’uomo, sia sempre più, col tempo che passa, coincidente col nostro respiro, anche quando siamo imbronciati, anche quando siamo avviliti, anche quando abbiamo sbagliato. Quando abbiamo sbagliato, l’accorgersi di avere sbagliato non deve bloccarci. Quel soprassalto amaro che si ha, non perché l’errore non sia stato consapevole prima, era consapevole
prima, eccome, è responsabilità nostra, ma quel soprassalto che si ha dal momento in cui il rimorso prende, in cui uno s’accorge amaramente della cosa, non deve fermarci, non dobbiamo “restarci”, ma – come il bambino
che ha rotto qualche cosa e che, terrorizzato, alza gli occhi, vede la mamma che gli sorride e lo abbraccia, e allora tra le lacrime gli trapela già la letizia e la tenerezza – dobbiamo domandare. L’uomo è il pellegrino dell’eterno.
Homo viator era l’espressione con cui i medioevali definivano l’uomo: homo viator, l’uomo viandante, il viandante dell’eterno. E allora non esiste nessun gesto che esprima di più la nostra umanità, che la plachi di più e che la aumenti di più, la maturi di più e la renda più facile, che il chiedere. Mendicare la fede e l’affezione a Cristo: è questo la Confessione (..).

Luigi Giussani, Certi di alcune grandi cose, BUR