In principio era il suono.

In principio era il suono.

I musicisti nascono da musicisti. Mentre nel nostro curioso paese sono ora i commercialisti a nascere dai commercialisti, e i farmacisti dai farmacisti, ma anche i tassisti dai tassisti, una volta era soprattutto privilegio del suono essere compagno del coito. Fecondo accordo di un padre violinista dilettante e di una madre insegnante di pianoforte e organo, Glenn Gould nasce il 25 settembre 1932 a Toronto. C’è anche un’altra storia di suoni – di suoni di vocali – che
unisce il padre e la madre di Glenn Gould. Il padre una ne aggiunge nel 1939 (il suo cognome era Gold) per evitare ogni fraintendimento semita (fa il pellicciaio, il suo negozio si trova al secondo piano del King Edward Hotel nel centro di Toronto e una clientela, di sicuro non particolarmente open minded, non deve distrarsi chiedendoti perché quella volta lì avete votato per Barabba); la madre, Florence Emma Greig, cela dietro una metatesi una lontana parentela
con il compositore norvegese Edvard Grieg (forse l’unico motivo che spiega
la presenza della sua Sonata op. 7 in mi minore nella discografia di Gould). E poi ci sono inconsuete combinazioni d’età: Russel Herbert Gold è più giovane di quasi dieci anni di Flora e lei ne avrà 41 alla nascita di Glenn. E sette furono gli anni di matrimonio prima di avere un figlio, il solo figlio. Una cosa invece li divide: Flora è presbiteriana, Russel metodista. Ma in questo caso è la chiesa canadese a risolvere la questione proprio nell’anno del loro matrimonio: nel 1925 la chiesa metodista, la chiesa congregazionalista e due terzi della chiesa presbiteriana si unirono dando vita alla chiesa unita del Canada. (Le coincidenze non hanno senso, l’abbiamo già detto, però il fatto che alla volontà di Flora e di Russel si fosse saldata quella di un’intera comunità è un buon esempio per spiegare come mai ogni tanto si dica che le vie del Signore sono infinite).
Andrea Breschi Il Foglio, 14 gennaio 2012

Solo se tu percepisci che il rapporto con questa persona è segno del tuo rapporto con l’eterno, allora l’amore per questa persona è un amore eterno.

Solo se tu percepisci che il rapporto con questa persona è segno del tuo rapporto con l’eterno, allora l’amore per questa persona è un amore eterno.

La permanenza della tenerezza e quindi della letizia che ne nasce – la tenerezza è il crepuscolo del possesso, il crepuscolo del mattino o il crepuscolo della sera –, la permanenza della tenerezza esige che sia una tenerezza vera; deve essere proprio una tenerezza vera per resistere, per permanere. Per essere una tenerezza vera deve amare in modo vero l’oggetto e l’oggetto deve essere percepito per quello che veramente è. Come faresti tu ad avere tenerezza verso un essere che ti dà la vita come tua madre e poi ti abbandonasse, perché a un certo punto muore? È una tenerezza oggi che, se ci pensi, annega già da oggi in un bidone di tristezza. Tu vuoi bene particolarmente a una persona, ma come fai a voler bene particolarmente a una persona, a sentirne tenerezza, pensando che domani non la vedi più, che domani muore o che domani va nel Kamciatka, che è in fondo, a est della Russia? Come faresti? Solo se tu percepisci l’eternità della compagnia con questa persona, solo se tu percepisci che il rapporto con questa persona, ciò che essa suscita in te, è segno del tuo rapporto con l’eterno, allora il rapporto con questa persona è un rapporto eterno, l’amore per questa persona è un amore eterno.

Luigi Giussani, Si può vivere così? Rizzoli 2007