Anche telefonare, dopo, lo riduceva in lacrime.

Anche telefonare, dopo, lo riduceva in lacrime.

Anche telefonare a Sharon, mostrarsi spavaldo con lei, dopo lo riduceva in lacrime. Durante la conversazione riusciva a reggere bene, quando era lei a piangere, ma quando veniva il momento di lasciare il telefono al soldato in fila dietro di lui, quando usciva dalla cabina in cui era stato così bravo a farle coraggio e si riavviava attraverso l’oscurità verso quella postazione aliena – “Yes, the red we want is the red we got th’old red, white, and blue” – allora doveva fare appello a tutte le sue forze per non mettersi a gridare contro l’orribile ingiustizia del minaccioso destino che lo attendeva. Niente più Sharon. Niente più Sharon. NIENTE PIU’ SHARON! (…) E chi era questa Sharon Shatzky perché il pensiero di lasciarla per sempre lo costringesse a tapparsi la bocca con una mano per impedirsi di ululare alla luna?

Philip Roth, La mia vita di uomo, Einaudi

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